Prosegue fino al 14 settembre alla Project Room di Faenza la mostra “Alfabeti di terra”, dedicata a un piccolo ma significativo ciclo di lavori in terracotta di Germano Sartelli, artista capace di trasformare materiali umili in opere di intensa poesia visiva.

Sartelli, maestro nell’uso di materiali inconsueti

Nel corso della sua lunga e straordinaria carriera, Sartelli ha sperimentato l’uso di materiali inconsueti per la pratica artistica: ragnatele, foglie, terra, lamiere arrugginite, vetri infranti, cicche di sigarette, garze, tronchi d’albero e carte riciclate.

Elementi raccolti e reinterpretati con un profondo rispetto per la natura e per le piccole cose, in un linguaggio che dialoga con le tematiche dell’arte povera e anticipa molte riflessioni ambientaliste odierne.

Le opere esposte a Faenza sono state selezionate in collaborazione con l’Archivio Sartelli, che nel 2024 ha inaugurato, a dieci anni dalla scomparsa dell’artista, la Casa Museo Laboratorio sulle colline imolesi, oggi parte delle Case e studi delle persone illustri dell’Emilia-Romagna.

Un “trovarobe” capace di raccontare nuovi universi

Il critico Andrea Emiliani, grande estimatore di Sartelli, lo definì amorevolmente un “trovarobe di teatro di provincia”, un rabdomante capace di guardare la natura con occhi sempre nuovi e di farla rivivere, amplificandone i dettagli per raccontare nuovi mondi e possibilità creative.
Già negli anni Cinquanta, con lavori di matrice informale, Sartelli sperimentava forme e materiali destinati a segnare profondamente il suo percorso artistico.

Arte e impegno sociale

Accanto alla ricerca artistica, Sartelli ha svolto un’intensa attività all’interno dell’Ospedale Psichiatrico di Imola, dove per oltre trent’anni ha condotto un atelier pittorico. La sua esperienza rappresenta un modello innovativo di cura attraverso l’arte, in linea con analoghe sperimentazioni internazionali in ambito clinico e riabilitativo.

Riconoscimenti e carriera

Nel 1962 Sartelli ricevette il Premio per la Scultura del Ministero della Pubblica Istruzione, mentre nel 1964 fu invitato alla XXXII Biennale di Venezia. Nel corso della sua carriera ha esposto in numerose sedi pubbliche e private, mantenendo però una scelta di vita improntata alla riservatezza e alla dedizione alla ricerca personale.