Uno spettacolo sul tema delle migrazioni. A idearlo è stato il coreografo e polistrumentista maliano Kabine Kouyate, detto “Bifalo” che vive a Imola con la compagna modiglianese Alessandra Marchi, danzatrice nello spettacolo. La trama dell’esibizione attraverso le musiche e i balletti, ha raccontato il percorso migratorio di un ragazzo africano. Lo abbiamo intervistato.
Intervista a Kabine Kouyate, detto “Bifalo”

Kabine, raccontaci un po’ di te.
Vengo dal Mali. Sono musicista, cantante, ballerino, polistrumentista. Faccio questa vita fin da quando ero piccolo, perché provengo da una famiglia che ha uno dei ruoli più importanti nella società africana. Sono i griot, cioè cantastorie che raccontano con musiche e danze le storie, sono mediatori, giornalisti…
Com’è stato il tuo viaggio per arrivare in Italia?
Regolare. Sono arrivato in aereo, non ho fatto esperienze come gli immigrati che sono venuti con la barca o con altri mezzi di fortuna.
Cosa racconta lo spettacolo?
Nel mio show affronto il tema della migrazione, usando gli strumenti artistici che conosco: le percussioni e la danza. Ogni immigrato arriva con le sue radici, ma se non trova una terra buona per piantarle non cresceranno mai gli alberi. Se io arrivo con i miei bagagli culturali e non riesco a tramandare la mia cultura, vuol dire che la terra non è buona per me. So quanto sia doloroso e difficile lasciare le proprie radici per avventurarsi verso qualcosa di sconosciuto. Ma sono contento, grazie a questa terra dove sono arrivato, riesco a seminare la mia cultura ricca di storia e tradizioni e condividerla con tante persone.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Un album musicale, perché ho un gruppo dove suono la chitarra, un’arpa africana e canto canzoni mie. Poi voglio continuare a portare in giro per l’Italia questo spettacolo, affiché la gente riesca a capire come arrivano i ragazzi immigrati, che cosa fanno prima di partire e quando arrivano bisogna trovare una soluzione per ottenere i documenti, un lavoro. Ho conosciuto molte persone che poi sono diventate mie amiche, arrivate con la barca e ho cercato di tirarle su di morale. Non ero in grado di procurare loro i documenti, ma almeno posso dare loro voce.
Roberta Tomba














