È suor Marta Immacolata Drei, originaria della parrocchia di Errano, la nuova madre generale delle Salesiane Oblate del Sacro Cuore. È stata eletta nel corso del XII Capitolo Generale a Tivoli presso la Casa Generalizia. Tema del Capitolo della Congregazione – fondata dal Servo di Dio, monsignor Giuseppe Cognata – “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù”. La Congregazione fu fondata a Pellaro San Giovanni (allora diocesi di Bova, in Calabria) da monsignor Giuseppe Cognata, allora vescovo di quella diocesi, una delle più povere in Italia. Monsignor Cognata, vista la situazione, cercò di venire incontro alle necessità materiali e spirituali degli abitanti chiedendo aiuto ad alcuni istituti religiosi femminili, ma non riuscendoci papa Pio XI, al quale aveva esposto la situazione, lo esortò a far da sé. E così iniziò l’opera con tre giovani disposte a donarsi al Signore. A seguito della nomina, abbiamo contattato suor Marta Drei per chiederle una sua testimonianza.

La vocazione nata a Faenza

«Nel 1984 sono entrata a far parte delle Congregazione delle Salesiane Oblate del Sacro Cuore proprio dopo un intero anno scolastico condiviso con le suore nel loro servizio presso la scuola dell’infanzia Farini e in parrocchia – ricorda suor Marta -. La scelta di vita è nata come risposta riconoscente a quanto il Signore aveva fatto nella mia vita, vissuta in una semplice famiglia di agricoltori, dove si è respirata vita cristiana, lavoro, onestà. In famiglia ho imparato il valore della partecipazione all’Eucarestia domenicale partecipata insieme che è naturalmente sfociato nell’impegno parrocchiale, nella catechesi e nella Azione Cattolica, prima parrocchiale e poi diocesana. Nell’esperienza dell’Azione Cattolica ho conosciuto don Antonio Taroni, per molti anni assistente Acr, che mi ha guidato e accompagnato per molti anni». Tramite lui, appena entrato in Parrocchia S. Apollinare di Russi, Marta ha voluto incontrare le suore, sentendo per le vie delle Spirito e non della razionalità, che quelle erano le «mie suore», ricorda. «Chiesi così subito di poter condividere e sperimentare la loro vita – spiega -. Durante quell’anno scolastico 1983-84 ho collaborato con le suore nelle attività educative per i bambini e in parrocchia affiancandole nel catechismo e nei vari servizi pastorali loro affidati in quel tempo. Nel giugno del 1984 ho salutato la comunità di Russi, la mia parrocchia di Errano in cui ritrovo le mie radici cristiane e di consacrazione, e sono partita per la casa generalizia e sede del noviziato, a Tivoli». Oggi la Congregazione ha varie “missioni” – così denominano da sempre le proprie case religiose – a Cervia, poi in varie regioni d’Italia (Veneto, Toscana, Lazio, Sardegna, Campania, Calabria e Sicilia), in Bolivia in zone molto povere e in Perù, e anche una comunità a servizio della Nunziatura di Malta. Lo stile apostolico della congregazione è carattere fortemente missionario, con particolare attenzione all’educazione dell’infanzia e dei giovani in piena collaborazione con le parrocchie. Il carisma che Dio ha suscitato nel Servo di Dio monsignor Giuseppe Cognata, SdB, per il servizio della Chiesa è quello dell’oblazione come pienezza di offerta e di unione al sacrificio di Cristo che si compie nel mistero Pasquale di morte e Risurrezione. Le Salesiane Oblate del Sacro Cuore fanno della loro vita una offerta piena a Dio, associandosi al mistero eucaristico, con grande generosità e umiltà servono la Chiesa con la mitezza di san Francesco di Sales e la gioia e la carità pastorale di san Giovanni Bosco continuando a portare nel mondo e nella società l’Amore di Dio per l’umanità espresso nella devozione al Sacro Cuore. «Tra le tante sfide che si presentano oggi nella guida della Congregazione – conclude la nuova madre generale – una è certamente promuovere e diffondere la conoscenza e la richiesta di affidamento all’intercessione del nostro fondatore, il Servo di Dio monsignor Giuseppe Cognata, SdB, da molti definito martire del silenzio, che ha fatto della sua vita una offerta totale a Dio e una testimonianza di grande abbandono alla sua Provvidenza. Lui stesso curò l’apertura della comunità a Russi e vi si recò personalmente molte volte».

Giulio Donati