Lo scorso 8 agosto il vescovo monsignor Mario Toso è stato insieme alle monache dell’Ara Crucis in occasione della solennità di san Domenico, dove ha presieduto la celebrazione eucaristica. «Sono lieto di essere qui con voi nella solennità di san Domenico, fondatore dell’Ordine dei frati predicatori – ha esordito monsignor Toso nella usa omelia -. Nato in Spagna, frequentò corsi regolari di arti liberali e teologia a Palencia, per dieci anni. Qui venne a contatto con le miserie causate dalle continue guerre e con le conseguenti carestie. Domenico, durante una di tali carestie vendette quanto in suo possesso, incluse le sue preziose pergamene, per dare da mangiare ai poveri, affermando: “Come posso studiare su pelli morte, mentre tanti miei fratelli muoiono di fame”?».

“Una scienza, interamente consacrata a studiare, illuminare, confermare la parola di Dio”


«In questa celebrazione – ha proseguito il vescovo – mi preme sottolineare come nei luoghi di studio dei frati domenicani si è via via coltivato un metodo di approfondimento del mistero intero di Cristo – incarnato, morto e risorto -, che fu proprio di Agostino, e che è ancora oggi di estrema attualità. Non pochi reputano, infatti, che ciò che è rivelato sia relativo solo allo spirito o sia irrazionale, contrario alla ragione umana e alla libertà degli uomini. In realtà, si tratta di un metodo di riflessione, di una scienza, interamente consacrata a studiare, illuminare, confermare la parola di Dio – intesa nella sua pienezza -, non in sé stessa, perché la parola di Dio è autosufficiente, ma nello spirito degli uomini, per disporli ad accogliere la fede. Tale metodo di fare teologia, che fu di Agostino, fu anche di san Domenico e in specie di san Tommaso d’Aquino, anch’egli domenicano, uno dei più grandi teologi della Chiesa».
Riprendendo la Parola di Dio, il vescovo ha sottolineato come il compito del missionario fonda la persuasività del suo discorso sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza. «Il missionario usa sì la sapienza, ma non quella umana – ha precisato -. Adopera la sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria. Chi segue Gesù e lo ascolta, dà il primato a Dio, rispetto a tutto il resto. Dà il primato al Regno di Dio: lo accoglie, lo vive. Lo antepone al padre e alla madre, ai propri morti, ai vari impegni e responsabilità. Il che non significa disprezzare il padre e la madre, il lavoro, l’educazione, ma vivere tutte queste realtà alla luce del primato di Dio, amando Dio sopra ogni cosa, con tutto il proprio cuore». Infine il vescovo ha ricordato: «come ha scritto papa Leone al Maestro dell’Ordine dei Predicatori, i figli di san Domenico sono chiamati a vivere la loro vocazione sempre più pienamente come predicatori contemplativi. Solo così possono continuare a vivere la loro missione nel cuore della Chiesa. Solo così possono proclamare la Buona Novella in mezzo alle specifiche sfide di oggi, indirizzando meglio le varie forme di predicazione a quattro pubblici: coloro che non conoscono ancora Gesù, i fedeli cristiani, coloro che si sono allontanati dalla Chiesa, e i giovani che si trovano in queste rispettive situazioni. Studiare, dando il primato alla Parola di Dio, è un atto di amore e di speranza. Un tale studio non è solo addestramento della mente, ma è soprattutto trasformazione del cuore. È vivere, al più alto livello, un amore pieno di verità. È un allenarsi alla rivoluzione dell’amore di Dio, che non stabilizza le persone, le relazioni, le istituzioni sulla difensiva, ma le trasfigura, proiettandole verso un futuro di meravigliosa speranza, configurando gradualmente il Regno di Dio. Padre Domenico Galluzzi ci accompagni nel nostro gioioso pellegrinaggio».