Ho conosciuto mons. Giuseppe Piancastelli che era già parroco di Brisighella (1990 – 2015), e responsabile Cultura in Diocesi. Eravamo a fine anni ’90 e, morto il direttore don Gian Domenico Gordini (1998), il vescovo Italo lo invitò a inserirsi nella redazione del settimanale diocesano Il Piccolo di cui sarà direttore responsabile fino alla morte. Dieci anni dopo la sua morte, mi onora ricordarlo per la vicinanza goduta in redazione. Ma soprattutto per la sua vicinanza come testimone della fede in Cristo Gesù.

Puntava in alto, sfuggendo le polemiche

Nel suo modo di approcciare il mondo dell’informazione, sfuggendo alle polemiche di basso profilo e puntando sempre alto nell’analisi delle tematiche del nostro tempo. Come arciprete è rimasto nella comunità brisighellese dal 29 settembre 1990 fino alla morte, avvenuta il 26 agosto 2015. Un mese meno del quarto di secolo, supportato dalla vicinanza affettiva della madre Vittoria per i primi due anni. Nella scuola media locale è stato insegnante mentre, per i più piccoli, ha cercato il suo grande sogno per Brisighella è stato rivolto alla realizzazione del complesso Cicognani.

Uomo di grande cultura e sensibilità

Lo sognava in grande auspicando di farne un polo culturale, ma anche un punto di riferimento sociale e religioso per le famiglie. Negli anni emerse la complessità del progetto e forse gli è mancato quell’aiuto che lui non chiedeva mai, ma di cui in certi momenti avrebbe avuto tanto bisogno. Uomo di grande cultura, amava le “fughe” a Milano per ascoltare il cardinale Carlo Maria Martini, grande mente del recente cattolicesimo italiano; o per incontrare l’amico artista Luigi Timoncini, di origini faentine. Aveva un carattere riservato (non amava essere chiamato monsignore sebbene il titolo spetti per disposizione papale a tutti gli arcipreti di Brisighella); a volte difficile da comprendere, ma carico di una sensibilità che non riusciva a manifestare appieno nella relazione con gli altri. Il mondo in cui “si rifugiava” era la Parola, che traduceva in parola scritta nei suoi articoli di giornale o nelle sue omelie. Con uno stile che sfociava nel “poetico” e con concetti molto profondi. Il suo regno erano la cultura, i libri che sottolineava con diversi colori, segno di una meditazione approfondita e di una interiorizzazione che lo arricchivano di continuo.

La passione per la montagna e per il cinema

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Aveva grande passione per il cinema, coltivata prima a S. Antonino alla sala Europa, poi a Brisighella al cinema Giardino; senza dimenticare la grande passione per la montagna coltivata con Piergiorgio Bettoli e Bruno Banzoli. Entrambi ricordano la fatica dell’estate 2015 con una settimana vissuta all’ospedale di Brunico senza poter passeggiare. Preludio alla morte giunta poco dopo. Infine, come suo ultimo rifugio (un buon ritiro all’ultimo piano del Cicognani), da condividere con i suoi amati libri e da cui osservare il colle e il santuario della Madonna del Monticino. Grazie a don Otello Galassi e a don Luigi Guerrini, traggo dagli Atti del convegno ecclesiale “Evangelizzazione e promozione umana” (Faenza 29 ottobre – 12 novembre 1978) alcuni spunti che inquadrano la spiritualità di monsignor Piancastelli. E ce lo rendono, già mezzo secolo fa, sacerdote di grande attualità con un testo intitolato Per crescere e camminare insieme. Trascorsi gli anni del Concilio Vaticano II, il grande confronto si sviluppa sul come individuare i sentieri dell’atteso rinnovamento ecclesiale. Piancastelli sottolinea un unico tema: “promuovere l’uomo”. Rifacendosi alle parole alle sette chiese dell’Apocalisse, egli si chiede «cosa scriverebbe alle nostre singole comunità il Risorto, colui che era morto e ora vive per sempre, Cristo nostra speranza?» E detta un metodo: «ricercate la carità, ma aspirate anche ai doni dello spirito, soprattutto alla profezia» (I Cor 14, 1), sottolineando il primato della Parola di Dio, l’invocazione allo Spirito per meglio comprenderla, e infine il riconoscimento di una Chiesa una e plurale. E al metodo, occorrere affiancare uno stile operativo: il rinnovamento realizzato avendo fede in Dio, animando vecchie e nuove tradizioni, per chiudere auspicando una fase dei profeti minori. Quasi una sinodalità anticipata di mezzo secolo. Al termine di queste righe credo di poter ringraziare don Giuseppe per averci lasciato un esempio di umiltà e di grande fede che fa bene a ciascuno di noi.

Giulio Donati