Un impegno diverso dal solito per i volontari romagnoli: non un’emergenza, ma la gioia contagiosa di milioni di ragazzi arrivati a Roma per il Giubileo.
Alberta, a 67 anni in prima linea con Mistral per alluvioni, terremoti e grandi eventi
“Sono della Protezione civile: quando c’è bisogno, io parto”. Anche a 67 anni, per alluvioni, terremoti o qualsiasi calamità, Alberta Masacci è pronta a partire. Lo dice così, come fosse naturale. Ma il servizio che è stata chiamata a svolgere nello scorso fine settimana assieme ad altri due volontari di Rc Mistral l’ha stupita.
Dalle 6 all’una di notte a Tor Vergata
Alberta era tra i 60 volontari di Protezione civile emiliano-romagnoli che hanno fatto servizio di accoglienza per i giovani pellegrini arrivati a Roma per il Giubileo. In particolare ha fornito indicazioni e “vegliato” sul milione di ragazzi che hanno partecipato alla due giorni con Papa Leone XIV a Tor Vergata, dalle 6 del mattino all’una di notte. “Erano così felici, anche se erano semplicemente in fila per il bagno – racconta -. Non me li immaginavo così. Una felicità così, bianca, pura, non l’avevo mai vista. Neanche ai concerti”.
Aldo, a servizio dei pellegrini disabili
Aldo Laghi ha invece prestato servizio alle persone disabili nella spianata di Tor Vergata, con altre due volontarie dell’Unitalsi, Marisa e Marina. Per loro erano allestiti diversi tendoni con l’aria condizionata e un centro di accoglienza a Cinecittà da dove partivano i pulmini che li portavano al campo. Molti hanno dormito lì, dentro o fuori dai tendoni. “Al mattino abbiamo chiesto se c’era bisogno di assistenza ma tutti avevano il loro accompagnatore. Molti non sono rimasti nell’area per i disabili ma hanno voluto vivere il Giubileo con il loro gruppo nei settori. E li abbiamo portati da loro”.
Ma quello che stupisce anche Aldo, come tanti altri volontari è il volto dei giovani di Tor Vergata: “Pur nel caldo, nel fatica, fra migliaia di persone vicine, i ragazzi di Tor Vergata hanno dato un volto a quella che è la speranza in Cristo, tema al centro di questo Giubileo”.

L’emozione di vedere il Papa
Alberta è abituata ad altri tipi di emergenze: “Son partita per terremoti, alluvioni, andate di calore. Un servizio totalmente diverso. A Roma c’era una gran massa di persone e bisognava fare attenzione al caldo. Ma abbiamo cantato, riso e ballato con loro. Il sorriso non è mai mancato”. L’emozione è stata anche per lei quando ha visto arrivare papa Leone: “non potevo perdere d’occhio io ragazzi, ma è stato bellissimo, quando è arrivato. C’era di sottofondo un’Alleluia stupendo”.
Ricordi indelebili
“Ma quando passa il Papa?”, era la domanda più ricorrente. La richiesta più strana? “Un ragazzo spagnolo che mi ha domandato dove poteva lavarsi i denti”. Le fontanelle erano lì per lui. Oggi le restano tra le mani e nelle orecchie i santini, le croci e i tanti grazie dei ragazzi. Ricordi che resteranno indelebili.
Daniela Verlicchi














