Una nuova pagina di inclusione e autonomia si apre a Faenza con l’inaugurazione del progetto “Vita di coppia in borgo”, un’iniziativa pionieristica che vede protagonisti Luigi Fantinelli e Sofia Manaresi, una coppia di giovani fidanzati con Sindrome di Down che hanno scelto di intraprendere la convivenza in autonomia. Un risultato frutto di anni di impegno e di preparazione, reso possibile grazie all’azione congiunta dell’Associazione Genitori Ragazzi con Disabilità (Grd Faenza Odv), della Comunità Papa Giovanni XXIII, dell’Azienda Sanitaria Locale e dei servizi sociali di Faenza.

Luigi, 37 anni, è un giovane faentino che ha partecipato per tre anni al progetto Provo a Vivere da Solo”, avviato nel 2021 dalla GRD Faenza in collaborazione con la Papa Giovanni XXIII. Un percorso che lo ha aiutato a conquistare quelle autonomie fondamentali necessarie per vivere indipendentemente. Sofia, 25 anni, residente a Modigliana, ha intrapreso invece un cammino universitario supportato a Reggio Emilia, in scienze della formazione, che le ha permesso di sperimentare già una vita parzialmente autonoma fuori sede.

Oggi, grazie a queste esperienze, Luigi e Sofia possono finalmente condividere un appartamento in affitto nel cuore del borgo di Faenza. Un passo importante, accompagnato da un supporto minimo ma mirato degli educatori della Grd e sempre sostenuto da Asl e servizi sociali.

Il 30 agosto l’inaugurazione del progetto

L’inaugurazione ufficiale del progetto è fissata per il 30 agosto alle 10 in piazza Lanzoni 1/A a Faenza. Nel corso dell’evento verrà raccontato il percorso che ha portato a questo traguardo, per poi festeggiare con un buffet e una visita all’abitazione che Luigi e Sofia hanno scelto come loro nuova casa. Un traguardo personale che diventa anche un segnale sociale: un modello di inclusione che rappresenta non un punto d’arrivo, ma un inizio. Come sottolinea l’Associazione GRD, infatti, si tratta di un primo, importante risultato che non vuole restare isolato, ma aprire la strada ad altre esperienze simili.

L’iniziativa segna dunque non solo la realizzazione di un sogno per due giovani, ma anche un passo avanti concreto nel riconoscere il diritto all’autonomia e alla vita indipendente per le persone con disabilità.