«Non solo per portare fiori, ma per coltivare e custodire – tutti insieme, senza colori – la pace e la speranza».
Con queste parole il vice sindaco di Marradi Andrea Badiali ha commentato la partecipata giornata di domenica scorsa per le celebrazioni per l’81° anniversario dell’eccidio di Crespino.
L’omelia del vescovo Mario
Alla cerimonia ha partecipato anche il vescovo Mario che ha presieduto la celebrazione eucaristica e ha ricordato le vittime della strage nazifascista. Tra coloro che sono stati trucidati anche il parroco don Fortunato Trioschi. «Quest’anno – ha sottolineato il vescovo nell’omelia – la nostra celebrazione è incastonata nel contesto dell’anno giubilare 2025. Celebrare il Giubileo significa sentirsi chiamati a rompere le catene dell’ingiustizia, a costruire la pace. Il motivo è che con la venuta del Figlio di Dio a ciascuno è affidato un tale compito. In ognuno di noi vive, come ci ha detto san Paolo, il mistero di Cristo crocifisso, Principe della pace. Qui, presso il monumento dedicato a coloro che sono stati trucidati, nella santa Messa venga accolto, celebrato, reso presente nelle nostre vite Cristo, il suo amore, la pace che Egli dona al mondo. Mentre facciamo la comunione con Cristo, con il suo Amore, un fiume di pace scorre verso di noi, verso l’umanità e la sua Chiesa. Accogliendo Cristo siamo resi un torrente in piena, che va a riversarsi sui popoli della terra. Se davvero crediamo in Cristo e nella sua opera di salvezza, e vi collaboriamo, possiamo divenire per il mondo, dilaniato oggi da più di trenta conflitti, un fiume di pace.
Diveniamo creature nuove, portatrici di pace, quando il nostro cuore vive dentro il cuore di Gesù, crocifisso per noi sulla Croce. Facendo nostra la vita di Cristo diventiamo semi di pace e di speranza. Diveniamo capaci di costruire la pace, il Regno di Dio. Siamo semi di una cultura di giustizia, artefici di istituzioni di pace».
«La pace – ha precisato – non va solo invocata nelle piazze. La pace non nasce solo dal disarmo. Va costruita ogni giorno negli ambienti di vita. Nasce dall’impegno positivo di costruire famiglie nuove, società nuove, fondate su verità, giustizia, libertà e amore. Siamo chiamati a educare persone capaci di abitare le professioni, la cultura, l’economia con spirito di amore, di giustizia e di pace. I giovani non possono restarne fuori! Non possiamo permettere che il futuro sia costruito da chi odia e usa la violenza. Vanno educate le intelligenze e i cuori. Sono germogli di speranza e di pace le famiglie, le scuole, le università, le associazioni, i movimenti, le società civili, i popoli del mondo, le istituzioni internazionali riformate profondamente, non escluse le comunità religiose, i monasteri di clausura. Anche i conventi, con la loro “energia nucleare spirituale” – scriveva Giorgio La Pira, già sindaco di Firenze, all’allora ministro della difesa Giulio Andreotti – sono istituzioni di pace. Sono parte di quella rete invisibile, ma potentissima, che sostiene il mondo».
«Non possiamo essere rassegnati e inoperosi – ha concluso monsignor Toso -. Dobbiamo annunciare, organizzare, costruire cammini di speranza per tutti! Tocca a tutti organizzare la speranza e a tradurla nella quotidianità, nei rapporti umani, nei legami con il pianeta, nell’impegno sociale e politico. Preghiamo per tutti coloro che sono stati uccisi per difendere e costruire la pace. Preghiamo per i popoli, le famiglie e i bambini che sono ammazzati dall’odio fratricida».














