Otto anni fa Michela Montaguti ha lasciato la sua Fognano, per seguire l’amore e una nuova vita a Brooklyn. Docente di inglese, cuoca per passione, mamma di due figli, nel tempo libero insegna a fare tagliatelle e tortelli. Ci ha raccontato luci e ombre dell’esperienza americana.
Uno shock culturale

«Mi sono trasferita negli Stati Uniti nel 2017, appena laureata a Bologna in Scienze della formazione – ricorda -. Mio marito è di Brooklyn e abbiamo scelto di iniziare lì la nostra vita insieme. All’inizio è stato un vero shock culturale: da Fognano, dove ti svegli con il canto degli uccellini e vedi le colline verdi, alle sirene e al traffico di New York. Nel quartiere di Bensonhurst, dove viviamo, ho sperimentato le contraddizioni della metropoli americana». C’è da dire che New York offre tante opportunità professionali «ma ci sono anche aspetti duri – precisa Michela. La criminalità è molto aumentata negli ultimi dieci anni, soprattutto per chi, come noi, appartiene alla classe media. Se non vivi in zone di lusso, la qualità della vita può risentirne. A Bensonhurst si vive bene, ma è un quartiere che ha subito grandi trasformazioni culturali: ci sono state forti ondate migratorie da Ucraina, Uzbekistan, Cina e Est Europa, ma resta ancora una viva subcultura italiana». Michela, oggi 35enne, ha costruito lì una famiglia: «Alessandro ha 8 anni e Cesare uno. Entrambi li ho portati in grembo mentre studiavo per laurearmi di nuovo, per poter insegnare inglese». Appassionata di cucina, Michela ha cominciato organizzando cene conviviali in casa, i cosiddetti supper clubs. «Viviamo in una casa del 1920 che apparteneva alla bisnonna di mio marito: qui è considerata antichissima. All’inizio cucinavo per persone che non si conoscevano tra loro, offrivo un menù completo e un’atmosfera famigliare. La pasta fatta in casa era il piatto forte e spesso mi chiedevano di insegnare a prepararla. Così è nata l’idea delle lezioni».
Le pasta class
Attraverso la piattaforma Airbnb Experiences, Michela ha accolto nella sua abitazione centinaia di ospiti: «Pagano circa 110-120 dollari a testa per una pasta class che si svolge nel weekend, una o due volte al mese. Include vino illimitato, aperitivo con tagliere e focaccia fatta in casa, e poi la cena con la pasta che prepariamo insieme: tagliatelle e tortelli. L’esperienza dura circa 4-5 ore, ma il lavoro vero richiede solo un paio d’ore: il resto è chiacchiere, allegria e condivisione. Non è il mio lavoro principale, ma un hobby che mi ha permesso di finanziare qualche vacanza o spesa extra». La reazione più comune? «Stupore per la morbidezza della pasta, così diversa da quella confezionata. E anche la semplicità con cui si può preparare. Per il ragù do la mia ricetta, ma non seguo ogni passaggio: preferisco lasciare spazio alla scoperta». Come docente, Michela ha avuto modo di conoscere a fondo il sistema scolastico americano. «C’è più libertà nei metodi didattici e grande attenzione alla creatività spiega -. Gli studenti possono esprimersi con meno rigidità». C’è però anche il rovescio della medaglia. «Le diseguaglianze sociali si riflettono pesantemente nelle scuole pubbliche. La qualità dell’istruzione varia moltissimo da un quartiere all’altro». Nonostante gli anni trascorsi oltreoceano, il legame con la Romagna è rimasto forte. «Mi mancano la famiglia, gli amici, il cibo buono, le sagre di paese, la semplicità della vita. Il mio quartiere ha ancora tracce d’Italia: supermercati come Bella Marketplace, dove trovi pandoro, colombe, formaggi italiani, o la pasticceria Rimini, con un murales dedicato a Fellini. Ma non basta». Senza contare i costi. «Crescere dei figli a New York ha prezzi stellari. L’asilo nido che Cesare frequenterà da settembre costa circa 2mila dollari al mese. Una follia». La decisione ormai è presa. «Stiamo organizzando il ritorno a Fognano, tra un anno e mezzo. Vogliamo che Alessandro e Cesare crescano in un ambiente più sicuro, con una comunità vera, la natura, la possibilità di essere bambini nel senso più autentico del termine».
Barbara Fichera














