Laura ha 88 anni, il nostro incontro è dovuto alle benedizione alle famiglie. Preghiamo insieme, ricordando anche marito e figlio defunti, e facciamo due chiacchiere. Mi incuriosisce subito dicendomi di una vita di gran movimento, a partire dal fatto che lei è nata a Zara, al di là dell’Adriatico. All’epoca (dal 1920) città italiana per l’evolversi dei fatti successivi alla prima guerra mondiale. Suo babbo, Chiaro Baldini, originario di Marina di Ravenna (all’epoca Porto Corsini), nel 1933 si trasferì a Zara. Dipendente della Cmc, lavorò per realizzare strade e ponti. Nel 1943, al di là dell’Adriatico la tensione cresce, Laura mi parla di un incontro di Tito (prossimo a diventare dittatore comunista della Ex Jugoslavia) con suo padre, a cui disse più o meno così: «Tu hai fatto molto per noi, ma qui sta per scoppiare qualcosa di grosso. Prendi la tua famiglia, c’è una nave in porto. Parti!».
Da Marina di Ravenna al Canada a Russi
Babbo Chiaro raccolse l’invito di Tito e tornò a Marina di Ravenna con moglie e tre figli. Passati alcuni anni, si prospettò la scelta di una trasferta al di là dell’Oceano. Tra Usa, Venezuela e Canada, sono i tre figli a scegliere il Canada. Giunti a Montreal, mentre la 14enne Laura finisce in una fabbrica a produrre intimo, i suoi due fratelli, 19 e 13 anni, finiscono in una fabbrica a produrre collant. «Mi chiamavano Lora – ricorda – mi volevano bene. Ogni venerdì pagavano». Ben presto Laura incontra un ragazzo originario di Treviso. «Ci innamorammo subito. E dopo due anni un prete italiano ci sposò». Un ricordo particolare va alla crema al cioccolato e alla crema gialla che babbo Chiaro preparava per tutti. Nel 1960 il fratello piccolo, morto da qualche anno, decise di tornare in Italia, mentre il fratello maggiore scelse di rimanere in Canada dove ancora oggi vive da 92enne con la sua famiglia. Nel 1964 Laura con il marito e il primo figlio, decidono di tornare a Marina di Ravenna. Lei si mise a cucire, il marito entrò in fabbrica alla Docks Cereali, dove lavorerà fino alla pensione. Un primo dato che riscontrarono fu la differenza retributiva fra Italia e Canada. «La paga di un mese qui corrispondeva a soli quattro giorni in Canada», dice Laura. E festeggiarono il ritorno in Italia con l’arrivo della figlia Eleonora che oggi vive con Laura. Poi, il sorgere di un problema di salute per lei, portò marito e moglie alla ricerca di una casa lontano dal mare. Così arriviamo a Russi. E torniamo alla Cmc. Con i soldi guadagnati in Canada, Laura e il marito a Russi decisero di metter su casa e per costruirla chiamarono la Cmc, cooperativa in cui aveva lavorato suo padre a Zara. Mentre il marito continuò a lavorare alla Docks Cereali, lei continuò a esercitare l’arte del cucito ancora per qualche anno.
Giulio Donati














