Con l’inizio dell’estate cominciano anche le attività estive. Nella parrocchia di Santa Maria Maddalena il 9 giugno è iniziato il cre (centro ricreativo estivo), una tradizione della parrocchia dal 2018. Essendo una parrocchia grande e situata in una zona residenziale abitata da molte famiglie giovani, negli ultimi anni il numero di iscritti è andato via via crescendo, fino ad arrivare quest’anno a 312 ragazzi dalla prima elementare alla seconda media. Ogni anno un tema che caratterizza le cinque settimane del cre accompagna l’esperienza dei ragazzi. Quest’anno il tema scelto è “Cars” per le prime tre settimane e “Planes” per le ultime due. Attraverso la visione dei film e la riflessione su alcune tematiche legate ai film i ragazzi cercano di imparare qualcosa per la propria vita. Il cre di Smama è abbastanza strutturato e non vi sono di per sé particolari novità rispetto agli scorsi anni. Le giornate sono ricche di giochi, attività e non mancano le gite una volta a settimana. «Lo scopo del cre – spiega don Francesco Cavina, parroco di Santa Maria Maddalena – è un po’ quello di tutte le altre attività educative che proponiamo anche durante l’anno, come il percorso della catechesi con le iniziative che i vari gruppi propongono o i campi estivi che faremo dalla metà di luglio in avanti dopo la fine del cre, ossia aiutare i ragazzi a scoprire la bellezza della Chiesa intesa come comunità, della parrocchia e dello stare insieme per giocare e divertirsi, ma anche per poter imparare qualcosa per la propria vita».

Don Franesco sottolinea l’importanza dello stare bene con gli altri, dai più grandi a i più piccoli e la cultura del rispetto perché il punto di forza del cre è essere un’unica grande famiglia in cui c’è posto per tutti. «Abbiamo i bambini delle elementari, i ragazzini delle medie, i ragazzi delle superiori che fanno servizio come educatori, altri ragazzi più grandi universitari e lavoratori che vengono a dare una mano come responsabili – aggiunge – e ci sono persone adulte e anziane che aiutano con le pulizie e le merende. L’idea è quindi quella di far respirare a questi ragazzi un clima di casa, di famiglia, di comunità sempre alla luce del Vangelo. Essendo un cre parrocchiale, l’esperienza religiosa non è ridotta alla preghiera che facciamo tutte le mattine, ma anche proprio allo stile del Vangelo incarnato nelle attività svolte. Un altro punto di forza del nostro cre – continua – è quello degli educatori e responsabili, che quest’anno sono circa 80. Tanti ragazzi delle superiori e giovani universitari e lavoratori che durante l’estate decidono di donare il loro tempo volontariamente. L’opportunità per questi giovani è quindi quella di crescere, di imparare qualcosa di bello e di respirare un clima di chiesa e di Vangelo».


L’intervista agli educatori

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Per approfondire meglio abbiamo intervistato Paolo e Lucrezia, due ragazzi che fanno parte dei “capi” educatori cioè ragazzi di quarta superiore che essendo i più grandi hanno coordinato l’organizzazione del cre.

Paolo, come ci si sente a essere capi educatori avendo in mano le redini del cre?

Rispetto agli altri anni è una responsabilità in più e una mole di lavoro maggiore sia nella preparazione, dove tutto passa per le tue mani, sia nello svolgimento delle giornate di cre, dove si è un po’ il riferimento per i più giovani e inesperti. Però permette di responsabilizzarsi e dare una propria impronta più marcata al centro estivo.

Cosa può rappresentare per voi giovani un’esperienza come questa?

Un’opportunità per sviluppare idee e qualità essenziali in tutti gli ambiti della nostra vita: l’iniziativa, la comunicazione, il gioco di squadra e il relazionarsi con persone di diverse età. Allo stesso tempo permette di creare bellissime relazioni con bambini e “colleghi” che possono durare nel tempo, così come ricordi che rimarranno indelebili.

Quali sono le tue sensazioni ?

Positive, anche nei momenti più faticosi l’essere a fianco a ragazzi della tua età che sono lì per la tua stessa ragione dà molta carica e motivazione. In poche altre situazioni mi sono sentito così bene con me stesso per tutto il bene che ho fatto e per i rapporti che ho instaurato.

Lucrezia, come ci si sente ad essere capi educatori avendo in mano le redini del cre?

È una grande responsabilità perché bisogna cercare di organizzare il cre nel miglior modo possibile. Allo stesso tempo, però, è anche una bellissima opportunità perché si ha la possibilità di crescere e contribuire a creare un ambiente che sia piacevole e divertente per i bambini e i ragazzi.

Cosa può rappresentare per voi giovani questa esperienza?

Un’occasione importante di crescita personale e formativa. Permette di migliorare nei rapporti con gli altri, lavorare in squadra, mettersi in gioco e stare sempre a contatto con bambini di tutte le età.

Quali sono le tue sensazioni?

Sono felice di far parte di un così grande gruppo di ragazzi che hanno voglia di mettersi in gioco nel passare una buona parte della loro estate con i più piccoli. In più sapere che attraverso dei semplici giochi e delle attività si riesce a rendere felici così tanti bambini è una grandissima soddisfazione.

Giulia Carnazzini