Una vita nel Niballo, in particolare come podestà, che sovrintende il corteo storico ed è garante del regolamento della gara. Fausto Brugnoni è nato a Cagli il 30 aprile 1950. Nel 1961 la sua famiglia si trasferì a Faenza e poco dopo entra nel Rione Nero, dove inizia a sbandierare e a innamorarsi di quell’antica arte. Da allora Fausto di strada ne ha percorsa. Come atleta vince una piccola squadra, una coppia e un singolo. Nel 1979 lascia l’attività di atleta per diventare istruttore di bandiera. Nel 2023 gli è conferita la massima onorificenza Fisb, ovvero l’attestato di Benemerenza (assieme a Giordano Grilli del Rosso). Al fianco della sua attività di sbandieratore, 1983 entra nel Gruppo Municipale come responsabile costumi. Nel 1992 è maestro di Campo dove ha modo di seguire l’attività di Vincenzo Verità e Aldo Ghetti come podestà. Nel 2004 viene nominato dal sindaco Casadio podestà della giostra, carica che mantiene sino al 2023 stabilendo il primato per numero di palii “giudicati”. Nel suo ruolo è stato giudice e mossiere a Narni, Sulmona, Amelia, Valfabbrica e Mercato Saraceno. Abbiamo incontrato Fausto Brugnoni alla vigilia della 68esima edizione del Palio, per ragionare insieme sul passato, il presente e il futuro della giostra.
Brugnoni, partiamo dal passato. Qual è stato, per te Podestà, il Palio più difficile?
Difficili possono essere tutti, dipende dal problema che vai a incontrare di volta in volta. Quando mi capitò lo spareggio a quattro fu lungo e impegnativo. Anzitutto, vai a fare due giostre in una, e la difficoltà vera sta tutta nella concentrazione, che più vai avanti più cala. Altra fu la contestazione del Giallo nel 2021. Ma io ho lavorato molto sulla macchina e, conoscendone il funzionamento, mi sono affidato a lei.
Raccontaci un aneddoto particolare della tua attività di Palio.
Mi piacerebbe scrivere un libro su quello che succede negli stalli di partenza! Una cosa che mi lasciò perplesso fu quando arrivò una scuderia di un rione allo stallo e mi chiese “da che parte devo correre?” A Faenza chi sfida va a sinistra, chi viene sfidato va da destra. Un’altra volta fui richiamato io per una parolaccia che si era sentita dalla filodiffusione, ma non ero io. Era un componente delle scuderie che era stato intercettato dal mio microfono. Infine, quando facemmo un test per l’apertura degli stalli, avevamo messo un comando a distanza senza filo. Beh, mi doppiarono il comando, e mi aprivano gli stalli. Sono dovuto tornare al filo!
Come si è evoluto il mondo del Palio da quando hai iniziato a fare il Podestà a oggi?
Mi verrebbe da dire che si è involuto. Cercando di puntualizzare troppe regole, di andare a cercare il pelo dell’uovo, siamo andati a complicarci la vita. Quando io sono entrato nel mondo del Palio i capi rione erano dei “signori”, cioè preposti al comando e non all’attività sportiva dei rioni. Oggi i capi rioni sono degli ultras, badano molto al loro rione e non alla manifestazione in sé.
Un grande tema dell’anno scorso fu quello degli spareggi. Qual è la tua visione?
Quello che è successo l’anno scorso è il risultato di una regola (sbagliata) nata quando ero ancora podestà, e io avvertì il Comitato Palio di questo ma non fui creduto. Il risultato si è visto. La regola che è stata scritta oggi non è detto che quest’anno venga applicata (non sai se funziona se non ci saranno gli spareggi). La mia esperienza mi dice che se vogliamo accorciare le tornate di spareggio c’è un solo sistema: fare la somma dei tempi. A chi mi dice che non è una gara di velocità domando: se io corro in 12.40 e tu in 12.41, ed entrambi prendiamo il bersaglio, chi vince? Io! Quindi chi ha il tempo migliore. La nostra è anche una giostra in cui la velocità e un fattore determinante.
Abbiamo parlato del passato e del presente. Ora quale il futuro del palio?
Secondo me si deve modificare subito la sua struttura e organizzazione. Non devono essere i capi rioni a decidere le regole del Palio, ma deve essere una commissione super partes che ci dice come si gioca (come già succede in tutte le altre giostre!). Le regole non le decide chi partecipa. Ancora, cambierei il sistema delle sfide. Visto che non si vuol cambiare la formula, chi sfida gira da destra. Da destra la pista è più facile, quindi è più corretto farla percorrere a chi fa le quattro tornate consecutive, mentre da sinistra arriva sempre un binomio riposato. Vorrei ricordare che per tre anni nella Bigorda si è sperimentato un sistema per tutelare la salute del cavallo. Questo esperimento fu tolto, ma quella formula garantiva che, all’ultima serie di sfide, tutti avevano due corse ancora da fare. Bisogna lavorare molto sui giovani. Sono cambiati i tempi, però secondo me nelle scuderie è quasi un tabù avvicinarsi. I ragazzi hanno quasi paura: torna l’idea di creare un centro dove chi è amante dei cavalli possa usare le strutture del mondo Palio.
Il ruolo del podestà
È compito del podestà vigilare affinché tutte le attività della giostra rispettino le norme previste dal regolamento generale e da quello organizzativo. In questo delicato ruolo, il record di partecipazioni (20 volte) è di Fausto Brugnoni. Hanno svolto, rispettivamente 17 e 12 volte questo delicato ruolo in passato anche Enzo Argazzi e Vincenzo Verità. Segue Aldo Ghetti, per sette volte, l’ultima nel 2003. Vantano cinque presenze anche Sergio Badiali e Ivan Balducci. Una volta, nella prima edizione del 1959, Giorgio Martinelli. Il Niballo 2025 vede entrare in scena per la seconda volta Cristian Malavolti.
Mattia Randi














