L’arrivo su un barcone dall’Albania, l’impegno costante nel lavoro, e oggi un punto di riferimento per la comunità faentina in ambito sociale e civile. Queste le tappe che hanno portato Fatmir Vojca (a sinistra nella foto, premiato da Omar Giama), cittadino italiano di origine albanese a ricevere il premio Faentino che arriva da lontano il 2 giugno scorso alla Festa multietnica One Day in Africa in piazza Nenni.

Fatmir è arrivato in Italia nel 1993. Da allora non ha mai smesso di impegnarsi per Faenza e per gli altri. Lavora da 27 anni da Agrintesa ed è diventato rappresentante sindacale della Flai-Cgil – il sindacato che tutela chi lavora in agricoltura e nell’industria alimentare – ruolo che ricopre da oltre dieci anni. Un impegno continuo per i diritti, la dignità e le condizioni di chi spesso lavora lontano dai riflettori. Perito agrario, arrivò come tanti all’epoca in Italia su un barcone. La moglie era insegnante, ma in un primo tempo rimase in Albania col figlio piccolo.

Da 25 anni vive a Faenza ed è un punto di riferimento della comunità

Inizialmente Fatmir lavora a Lecce, come marmista e ottiene così il permesso di soggiorno, «venne fatto tutto in regola – ricorda -, sono grato al mio datore di lavoro, ma per me è stato molto di più, faceva tutto con cuore e mi ha aiutato a inserirmi nella società». Nel 1997 riesce a portare tutta la famiglia in Italia. Dopo varie vicende, da 25 anni vive a Faenza, in via Scalo Merci. Oltre all’impegno sindacale, Fatmir ha scelto di restituire alla città che lo ha accolto. È volontario civico del Comune, sempre attivo nel Parco Scalo Merci e nel quartiere Centro Nord, dove promuove relazioni, dialogo e partecipazione, diventando un punto di riferimento per il territorio. “Mi sento a tutti gli effetti un cittadino di Faenza. Il mio comportamento e la mia volontà di fare del bene ha ripagato, e ho trovato grande rispetto e collaborazione da parte dei faentini”.

In tutto 19 anni per ottenere la cittadinanza italiana: “Bisogna aiutare le persone che lavorano da anni in Italia, altrimenti sono più ricattabili”

Ma il suo attivismo non si è fermato lì: Fatmir è stato anche tra i fondatori del Coordinamento Migranti Cgil Ravenna, contribuendo a dare voce, strumenti e rappresentanza a chi troppo spesso resta invisibile e vittima della burocrazia. Lui stesso ha dovuto attendere fino al 2012, ben 19 anni, prima di ottenere la cittadinanza italiana, a causa delle lungaggini burocratica. “Tutt’ora mancano regolamenti chiari per rinnovare i permessi di soggiorno e questo è grave, perché le persone così sono più ricattabili e possono finire nei giri della malavita”.

L’invito che fa è quello di mettere in agenda questi temi. “Stiamo parlando di persone che lavorano, pagano i contributi... E senza permesso non puoi ottenere residenza. Il referendum sulla cittadinanza, con la riduzione da 10 a 5 gli anni per far partire la domanda, a mio parere è necessario ed è a beneficio di tutti, non solo dei migranti”.