La 26esima edizione della Bigorda di Faenza è andata in archivio con la meritata vittoria, del Borgo Durbecco con sette scudi conquistati su otto, grazie alla magnifica prova del cavaliere, debuttante ma esperto, Mattia Zannori. Per analizzare com’è stata la corsa, a bocce ferme,  abbiamo chiesto aiuto a un esperto: Mario Giacomoni. Da sempre nel mondo del Palio, che lo ha visto trionfare ben nove volte, è inoltre al  secondo posto nel prestigioso albo d’oro dei cavalieri faentini più vittoriosi nelle giostre d’Italia. Giacomoni conta 58 affermazioni, preceduto solo dal “mitico” Gian Franco Ricci che di gare storiche ne ha vinte 60.

Sempre più spesso viene chiamato nelle città dove si svolgono corse storiche, visto il suo blasone e competenza, dove effettua il commento tecnico delle competizioni equestri. Questi i giudizi, dati ai cinque cavalieri della Bigorda 2025. “Prima di tutto mi preme sottolineare che il ritiro della cavalla Kelly in Black da parte del Nero, il perché lo sa la sua scuderia, ha chiaramente indirizzato la giostra in direzione Borgo”. “Passando ai cavalieri, Mattia Zannori, è di una categoria superiore, come ha mosso le braccia sulla cavalla lo si è visto chiaramente.” “Luca Paterni ha fatto quello che poteva, con un soggetto di quattro anni debuttante, ma un errore a bersaglio lo ha tagliato fuori dal discorso vittoria.” “Ecco, appunto gli errori a bersaglio, (12, n.d.r.) troppi anche per una Bigorda; tre tornate nulle, diciassette soli scudi assegnati.”

“Sui binomi Verde e Giallo, non mi dilungo, poca cosa, e peraltro montavano cavalli esperti. Rosso fuori dai giochi, ma lo si sapeva”. “Infine, faccio i complimenti al vincitore che ha illuminato con lampi di classe la serata, ma nel contempo devo dire che è stata una Bigorda veramente bruttina.”

Gabriele Garavini