Una sanità che cura e accompagna gli ultimi. In via d’Azzo Ubaldini a Faenza, la Caritas diocesana accoglie chi non ha accesso alla sanità pubblica o chi, pur formalmente coperto, resta ai margini. Farmaci, visite, ascolto: sono gli strumenti con cui ogni settimana, grazie anche ai fondi 8xmille, costruisce una rete di cura per chi è fragile, povero o solo. In tutto 383 gli accessi registrati nel 2024, con tre aperture settimanali. Di questi, 104 sono stati donne (il 27%). La fascia d’età prevalente è tra i 30 e i 50 anni, ma si va dai 18 fino agli 80. Le principali nazionalità degli utenti sono le stesse del Centro di ascolto: Tunisia, Marocco, Albania, Senegal, Nigeria, Romania, Ucraina. Il bisogno più frequente? Assistenza medica per patologie croniche o acute, ma anche accesso ai farmaci, non sempre garantito dai canali ufficiali. Spesso anche il solo ticket è una barriera per chi vive situazioni di disagio estremo.
Un nuovo servizio: l’ambulatorio pediatrico
A partire dalla primavera del 2023, accanto all’attività per gli adulti, è nato un nuovo servizio: l’ambulatorio pediatrico, gestito dalla dottoressa Maria Giovanna Masignà Ricciardi, in pensione dopo quarant’anni nel servizio pubblico e ora attiva come volontaria. «È una struttura-ponte tra Caritas e sistema sanitario pubblico – spiega -. Ovviamente se un bambino arriva con bronchite o otite, lo curo, ma il mio compito è fare da tramite, orientare le famiglie e favorire l’accesso ai servizi». Nel 2024 sono stati una trentina i minori visitati dalla dottoressa Masignà, quasi tutti bambini in età prescolare e scolare. Due le principali tipologie intercettate: famiglie rom (che spesso sfuggono ai canali istituzionali) e bambini appena arrivati in Italia, non ancora in regola con i permessi di soggiorno, provenienti da Pakistan, Bangladesh, Marocco. «L’obiettivo – precisa Masignà – non è solo la cura immediata, ma l’educazione sanitaria: spiegare ai genitori come muoversi, indirizzarli ai pediatri di riferimento, far capire che il pronto soccorso non è sempre la soluzione. Solo così si può passare da un approccio assistenzialistico all’integrazione». È un lavoro di ascolto, rete, pazienza. Ma anche di logistica. «L’ambulatorio è piccolissimo – racconta la pediatra – ci si muove a fatica». I farmaci più richiesti dagli adulti sono quelli da banco: antidolorifici, antinfiammatori, antibiotici, ma anche medicinali per malattie croniche come il diabete o l’ipertensione. La farmacia interna, alimentata dalle donazioni, non sempre basta. «Quando non ne abbiamo a sufficienza – spiega Masignà – distribuiamo buoni, soprattutto per quei medicinali non coperti dal sistema sanitario». I pazienti con tesserino Stp (Stranieri temporaneamente presenti) possono ricevere ricette rosse, come nel servizio pubblico, ma restano molti ostacoli pratici e culturali.
L’archivio farmaci si riempie grazie alle raccolte solidali nelle farmacie del territorio. Una parte delle medicine viene destinata alle missioni, ma una quota significativa resta in sede, a disposizione dei pazienti. Negli ultimi mesi, l’ambulatorio ha registrato due nuove acquisizioni: un dentista volontario, che visita gratuitamente a Ravenna, e due fisioterapiste, nate dall’esigenza di assistere un paziente gravemente ferito. L’ambito odontoiatrico rimane una delle criticità maggiori, anche perché molti pazienti presentano situazioni compromesse, difficili da trattare senza risorse. «Da un mese un dentista ha iniziato a collaborare gratuitamente. Ma molte bocche sono così compromesse da rendere difficile ogni intervento», racconta la dottoressa. Gli aiuti, seppur estemporanei, «salvano situazioni disperate, come gli ascessi o i dolori forti». Altro fronte critico è quello della dermatologia: scabbia e patologie cutanee sono in aumento, specie tra i senza fissa dimora.
Una squadra di volontari che cresce
Nel corso dell’ultimo anno, però, la squadra medica è cresciuta. «Ne abbiamo acquisiti quattro – racconta -. Ora siamo in sei, tutti medici di medicina generale». I problemi restano. «I bambini poveri si ammalano di più. Hanno una mortalità più alta, vivono in ambienti malsani, mangiano male, e spesso non hanno accesso alle cure», racconta Masignà. Quella dell’ambulatorio Caritas non è un’azione isolata. La rete coinvolge servizi sociali, associazioni di volontariato, operatori sanitari e cittadini. «Faenza risponde – conferma –. Anche se l’ambulatorio è giovane, solo due anni, è già un riferimento prezioso». Una medicina dal volto umano, che si prende cura anche dei più invisibili. Con competenza, empatia e tanta umanità.
Barbara Fichera














