Dopo gli anni della Propedeutica a Faenza e tre anni Teologia a Bologna, Riccardo Pollini, 27 anni, cervese, sabato sarà ammesso tra i candidati al sacerdozio. L’appuntamento alle 18 nella Concattedrale di Cervia.
“Ho trovato molto più di quello che ho lasciato”
«Per me è un ‘eccomi’, un mettermi a disposizione. Poi si cammina». Riccardo Pollini, cervese, al terzo anno di Teologia a Bologna il suo primo “eccomi” verso il sacerdozio lo dirà sabato 24 maggio, alle 18 nella Concattedrale di Cervia nella Messa con il rito di ammissione ai candidati all’Ordine sacro presieduta dall’arcivescovo Lorenzo. Un momento che «mi emoziona», racconta, a partire da tutto il bene ricevuto in questi primi anni di formazione. Già oggi, contrariamente a quello che molti pensano della vocazione al sacerdozio, «ho trovato molto più di quello che ho lasciato, in termine di persone, legami, crescita umana, vita interiore più bella. E poi da qui si va avanti. Un passo alla volta».
L’educazione come filo rosso della vocazione
L’idea che la Chiesa potesse essere qualcosa di importante nella sua vita, in Riccardo è nata presto: «Nella mia parrocchia don Umberto (Paganelli, ndr) seguiva il gruppo del post-cresima. Assieme al mio parroco, don PierLaurent Cabantous, sono state figure importante. Ma è stato nei primi anni delle superiori, quando sono rimasto praticamente l’unico della mia età ad andare in parrocchia, che mi sono posto delle domande. Vedevo le persone pregare a Messa, ripensavo al cammino fatto, mi pareva ci fosse qualcosa di bello e così mi sono messo in gioco». All’epoca, Riccardo sognava di fare l’ingegnere: «Avevo i miei progetti, e non erano quelli di diventare prete – dice –. Quello che mi ha fatto cambiare programma è stato il cercare e iniziare un percorso di accompagnamento spirituale e iniziare a fare catechismo. La parte educativa è stata un po’ il filo rosso di tutto il mio percorso». Di lì a poco, infatti, Riccardo entra in Propedeutica, a Faenza, il cammino di discernimento che precede il Seminario vero e proprio che si fa a Bologna.
La Propedeutica e il Seminario a Bologna: si cresce, tra fratelli
Durante la Propedeutica si laurea in Scienze dell’Educazione e fa un’esperienza di lavoro come insegnante in una scuola paritaria a Faenza. «La Propedeutica per me è stata un’esperienza di crescita umana (era la prima volta che uscivo di casa), ma anche di fede: ho iniziato a capire che il rapporto con il Signore poteva essere personale. Un’esperienza di comunità e di relazione», racconta. Un percorso per il quale essere grati, indipendentemente da come andrà a finire: «Così come l’esperienza che sto vivendo ora in Teologia: si lavora molto, si cresce nella vita interiore e in quella comunitaria, da fratelli».
A servizio di questa Chiesa
Se c’è una cosa che già ha capito Riccardo nel suo percorso formativo è che «seguire il Signore dà vita, dà gioia e rende più capaci di amare». Già ora. E seguire il Signore da prete? «Nessuno sa che sarà essere preti tra qualche anno – dice – e anche questa è una sfida. In me sento il desiderio di una centralità del rapporto con il Signore e di mettermi a servizio della Chiesa, di questa Chiesa, fatta di persone, su un territorio, con una storia». Poi il Signore vedrà.
Daniela Verlicchi














