A volte, la presenza è più forte di qualsiasi parola. Eleonora Laghi, residente a Zattaglia, si è presentata alla partenza della camminata del 18 maggio scorso verso Monte Mauro, per la rinascita del paese, nonostante un grave infortunio, con una gamba ingessata. Lo ha fatto con la determinazione di chi non vuole arrendersi, di chi sa che la memoria è un atto di resistenza, e la partecipazione è già una forma di cura. La giornata – che ha unito paesaggio, consapevolezza e speranza – si è conclusa con un momento conviviale a Villa Vezzano, alla “Villa Matta”, dove i partecipanti hanno condiviso riflessioni e preoccupazioni. Presenti anche rappresentanti dell’Anpana Faenza, del Comitato Cts Agire, degli alluvionati di Castel Bolognese e dell’associazione “Amici del Senio”.

Eleonora, che ha vissuto ben cinque alluvioni, lo dice con chiarezza: «Il territorio è splendido, ma non possiamo limitarci a guardarlo. Occorre metterlo in sicurezza, e subito». Le sue parole affondano nella concretezza: serve intervenire sul torrente Sintria e sulla Strada Provinciale 78, servono ponti agibili come quello del Salario, servono strade vicinali percorribili se vogliamo che il Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola – riconosciuto Patrimonio Unesco – sia davvero fruibile da tutti.
«La natura ha ricoperto di verde le ferite, ma sotto quelle ferite ci sono ancora tutte», dice con voce ferma. Eleonora vive sola nella casa di famiglia a Zattaglia, e continua ogni giorno, con la sua piccola auto, a rimuovere i detriti e i rifiuti che le acque hanno trascinato fin lì. «Il mio, come quello di tanti altri, è un lavoro silenzioso, ma non basta. Serve l’intervento pubblico. Senza, ogni sforzo privato rischia di essere inutile». E mentre parla, ringrazia, con commozione, i Carabinieri che spesso passano a trovarla. «Vivo qui perché questo è il mio posto, il posto dei miei genitori e dei miei nonni. E finché posso, non lo lascerò».
Il suo appello è chiaro: «Non possiamo permettere che tutto venga dimenticato. È un dovere tenere alta l’attenzione. Questo patrimonio non è solo nostro, ma di tutti. E ognuno deve fare la propria parte». In mezzo alle frane, al fango, alle strade dissestate, questa persona, anche ingessata, ha scelto di esserci. E con la sua presenza ha ricordato a tutti noi che la ricostruzione di un territorio non parte solo dai fondi o dai cantieri, ma anche dal coraggio silenzioso di chi continua a credere nella propria terra.














