Una volta, chi bussava alla porta della Caritas era disoccupato. Oggi, sempre più spesso, ha un lavoro. È questa la fotografia – drammatica e al tempo stesso lucida – che emerge dal rapporto “Trame di cura”, presentato dalla Caritas diocesana di Faenza-Modigliana. A sottolineare questo fatto è Maria Chiara Lama, operatrice Caritas e redattrice del rapporto: «Fino a dieci anni fa chi si rivolgeva a noi non aveva lavoro, oggi invece abbiamo davanti anche persone con uno stipendio, ma che non riescono a vivere dignitosamente». Un dato su tutti: il 37% delle persone incontrate nel 2024 dalle Caritas parrocchiali rientra nella categoria dei working poor – lavoratori poveri, ovvero impiegati con contratti precari, saltuari o mal retribuiti, per cui uno stipendio non basta più a evitare la povertà. Un fenomeno che interpella la coscienza collettiva e mette sotto pressione i tradizionali strumenti di sostegno, chiamati a rispondere a bisogni sempre più complessi.
Un appuntamento importante, per conoscere, riflettere e rafforzare il legame tra istituzioni, comunità e persone fragili, nel segno della cura reciproca e della speranza. Martedì 27 maggio il Seminario di Faenza ospiterà la presentazione del rapporto annuale su povertà e risorse redatto dalla Caritas diocesana di Faenza-Modigliana. La presentazione del report di quest’anno, dal titolo “Trame di cura”, si propone come un momento di riflessione condivisa sulla situazione di disagio economico e sociale nel territorio, ponendo l’accento non solo sulle difficoltà riscontrate, ma anche sulle risorse attivate per affrontarle.
Ad aprire la serata sarà alle 19 la visita guidata alla mostra fotografica “Oltre la piena”, un percorso visivo che racconta storie di speranza e solidarietà a partire dall’alluvione che ha colpito la zona. La mostra, a cura della Fototeca Manfrediana e realizzata con il sostegno di Caritas Ambrosiana, esibisce gli scatti del fotografo Fabio Monducci. Un’altra sezione è invece dedicata alle fotografie dei volontari che hanno svolto servizio al centro operativo Caritas. Seguirà un buffet per tutti i partecipanti, occasione di fraternità e confronto informale.
Alle 20.30 si terrà la presentazione vera e propria del rapporto 2024, nella cornice del refettorio del Seminario. Interverranno monsignor Mario Toso, vescovo di Faenza-Modigliana, don Emanuele Casadio, direttore della Caritas diocesana, e Donatella Di Fiore, presidente della Fondazione Pro Solidarietate. A seguire, gli operatori e i volontari della Caritas presenteranno i dati emersi dal lavoro svolto nel corso dell’anno, offrendo uno spaccato concreto sulle condizioni di vita delle persone incontrate. Concluderà la serata l’intervento dell’assessore comunale Davide Agresti, con delega al welfare, all’Europa e alla smart city. Al termine dell’incontro, il dossier sarà scaricabile dal sito https://caritas.diocesifaenza.it/osservatorio/
L’iniziativa è promossa dalla Caritas di Faenza-Modigliana, in collaborazione con la Fondazione Pro Solidarietate, l’associazione Farsi Prossimo e l’Osservatorio delle povertà e delle risorse, con il sostegno dell’8xmille della Chiesa Cattolica.
Cosa ci dice il rapporto 2024

Il titolo “Trame di cura” è stato scelto perché, accanto ai bisogni, vengono raccontati progetti, riflessioni e orientamenti. “Anche quest’anno la Caritas diocesana intende ‘raccontare’ ciò che è accaduto nel periodo appena trascorso – spiega don Emanuele Casadio -. In primis, si intende riportare le povertà del nostro territorio, cercando non solo di conteggiare gli accessi ai servizi che eroghiamo, ma anche di fare alcune analisi per scrutare il futuro e riuscire sempre più a prendersi cura delle persone, donando soprattutto dignità, insieme a beni essenziali. Nel presente rapporto viene raccontato anche ciò che Caritas ha fatto nelle emergenze, in particolare a seguito degli eventi alluvionali. Penso che grazie a questo la Caritas abbia migliorato la propria capacità di operare in rete con le altre realtà, sia a livello diocesano sia con quelle esterne alla Diocesi, che, numerose, si sono messe a disposizione per aiutarci. Tutto questo si può riassumere in una parola: la speranza. Nonostante i tragici vissuti, si è potuto osservare, anzi quasi ‘toccare con mano’ la speranza, offerta gratuitamente da parte delle tante persone che hanno mostrato di essere vicini a chi versava nella disperazione”.
I dati complessivi: nel 2024 in tutto 1.757 persone intercettate direttamente dalla Caritas
In tutto, nel 2024, sono state 1.757 le persone che si sono rivolte al Centro di ascolto o a una delle 25 Caritas parrocchiali presenti sul territorio. Tenendo conto del fatto che spesso è una persona sola che porta i bisogni di tutta la famiglia si può intuire che il numero di persone sostenute e accompagnate da Caritas sia ben più alto.
Le Caritas offrono vari servizi: dai ‘più classici’ come sostegno alimentare, mensa, servizio docce o dormitorio ai più complessi come gli accompagnamenti e l’orientamento sul territorio. Ogni Centro è diverso per dimensioni, organizzazione e struttura. Le Caritas parrocchiali hanno un bacino di utenza pari a più della metà del totale (62%); invece il Centro di Ascolto diocesano a Faenza ne raccoglie da solo il 38%. Anche il profilo della persona cambia: spesso in parrocchia si presenta una donna, moglie e madre che porta i bisogni della famiglia, sovente chiede un’integrazione alla spesa o sostegno economico. Al Centro di Ascolto diocesano, invece, si rivolgono anche molti uomini, stranieri, spesso senza dimora, che chiedono un posto dove dormire o un piatto caldo.
Il ruolo delle Caritas parrocchiali: cresce la presenza di italiani che chiedono aiuto
La presenza delle 25 Caritas parrocchiali sparse per il territorio diocesano permettono di cogliere i bisogni della comunità. Qui sono state 1.084 le persone incontrate nel corso del 2024. Le donne sono il 72%. La presenza di persone italiane presso le Caritas parrocchiali è piuttosto alta, due persone su cinque sono italiane, con una crescita del 7% rispetto all’anno 2023. Le Caritas hanno incontrato persone di 39 nazionalità diverse. Questo dà l’idea della complessità culturale di cui occorre tenere conto nel momento in cui si avviano relazioni di aiuto e accompagnamento. Le otto nazionalità maggiormente rappresentate sono Marocco, Albania, Nigeria, Ucraina, Senegal, Romania, Moldavia e Tunisia.
Un fattore che accomuna la gran parte delle persone incontrate è la fragilità occupazionale che si esprime per lo più in condizioni di disoccupazione e di ‘lavoro povero’ (‘working poor’). Non è solo la mancanza di un lavoro che spinge le famiglie a chiedere aiuto; infatti il 37% delle persone incontrate rientra nella categoria dei working poor. La categoria dei lavoratori è la maggiormente rappresentata presso le Caritas parrocchiali, mentre le persone disoccupate sono ‘solo’ il 28%.
Al Centro di ascolto diocesano numeri ancora maggiori rispetto al periodo pre-pandemia
Le persone che nel 2024 si sono rivolte al Centro di Ascolto diocesano sono state 673. Il 33% sono persone che si sono trovate in una situazione di difficoltà tale da portarle a chiedere sostegno in Caritas per la prima volta. D’altra parte, però, è molto forte la presenza di persone che si rivolgono alla Caritas da cinque o più anni (36%): si tratta di povertà croniche e intermittenti. Più di una persona su quattro incontrata è italiana (28%), in aumento rispetto allo scorso anno in cui gli italiani erano il 24%. Da segnalare che circa il 3% delle persone incontrate ha doppia cittadinanza, una delle quali è quella italiana.
Le persone assistite stanno diventando ‘grandi’: nel 2020 la classe più numerosa era quella dei giovani adulti (25-34 anni) oggi è quella degli adulti (35-44 anni). Se si osservano i dati rispetto alla cittadinanza, la classe più numerosa per le persone italiane è addirittura 45-54 anni; anzi, oltre l’80% è ‘nel range’ di età ‘dai 45 e oltre’. Al contrario le persone di nazionalità straniera sono soprattutto in età lavorativa e solo il 4% ha più di 65 anni.
Mensa e sostegno alimentare

La mensa del Centro di ascolto è aperta tutti i giorni dell’anno, a pranzo e a cena (tranne la domenica a pranzo). Le persone possono scegliere di prendere il pasto take-away o di mangiare nel locale adibito. La doppia opzione è stata necessaria per il numero elevato di persone che si sono rivolte alla mensa. Nel 2024 sono stati serviti più di 11mila pasti (11.336), +75% rispetto al periodo precedente alla pandemia. Nel 2024 è in aumento la distribuzione di viveri: quasi 3mila (2.901 “borse di viveri”), più che raddoppiate rispetto al periodo precedente alla pandemia (nel 2019 erano 1.383).
Accoglienze
Il numero di accoglienze fatte nel 2024 è pari a 6.046 (ovvero 6.046 volte i letti erano occupati). Una settantina in tutto le persone ospitate. Il dormitorio, la seconda accoglienza maschile e l’accoglienza femminile sono aperti tutte le sere, 365 giorni l’anno.














