Una semifinale memorabile e una forma atletica che sfida l’età: il difensore Francesco Acerbi, classe 1988, sarà protagonista della finalissima di Champions League dopo aver corso quasi 14 km in 135 minuti contro il Barcellona e aver siglato la rete del 3 a 3. Un risultato ottenuto anche grazie ad un approccio nutrizionale innovativo firmato dal faentino Iader Fabbri.

Il Metodo iF: niente calorie, solo equilibrio

Il protagonista dietro le quinte è il biologo nutrizionista e divulgatore scientifico Iader Fabbri, originario di Faenza, ideatore del Metodo iF.

La mattina successiva alla semifinale, un video diffuso sui profili social del nutrizionista e del calciatore lo mostra mentre si reca a casa di Acerbi per monitorare l’alimentazione del giocatore, che conferma:
«Mangio quello che mi dice Iader, e mangio anche tanto. Non peso nulla e non conto le calorie. L’importante è fare l’abbinamento proteico e lavorare sul cosa, come e quando mangi. Le calorie non le ho mai contate e non inizierò certo ora. I risultati parlano da soli».

Fabbri, noto anche per essere stato nutrizionista della S.S. Lazio e delle nazionali di ciclismo, oggi segue atleti di alto livello in molte discipline, offrendo consulenze in presenza e online tramite una propria app. Collabora anche con artisti e personaggi dello spettacolo attraverso il suo podcast e i canali social.

iader fabbri

Un metodo per tutti, non solo per gli sportivi

Il Metodo iF è un approccio nutrizionale pratico e sostenibile, nato per essere applicato quotidianamente da chiunque, non solo da professionisti dello sport. Non si basa sul conteggio delle calorie, ma sul controllo ormonale e sull’educazione alimentare consapevole.

«Non ho mai utilizzato il conteggio calorico con nessuno dei miei atleti. Nemmeno con chi vuole dimagrire, figuriamoci con campioni come Acerbi. Il mio obiettivo è insegnare un metodo pratico, sostenibile e applicabile tutta la vita», ha dichiarato Fabbri.

Iader Fabbri continua dunque a rappresentare un punto di riferimento per migliaia di persone nel mondo e il caso di Francesco Acerbi è oggi un’ulteriore conferma: la longevità sportiva si costruisce anche a tavola, con metodo, consapevolezza e passione.