Oltre 19 mila firme raccolte dal Comitato Borgo Alluvionato, per sollecitare le istituzioni a realizzare interventi strutturali nei bacini dei fiumi Marzeno e Lamone
Una mobilitazione importante, oltre le aspettative dei promotori, dopo le alluvioni del 2023 e 2024
Si è conclusa con l’adesione di 19.036 cittadini la raccolta firme lanciata dal Comitato Borgo Alluvionato, dopo le gravi alluvioni che hanno colpito la Faenza tra il 2023 e il 2024.

L’iniziativa, che ha visto l’appoggio di aziende, associazioni, esercizi pubblici, farmacie e numerosi cittadini, ha raggiunto un ottimo risultato, andando oltre ogni aspettativa dei promotori.
La forte partecipazione della cittadinanza testimonia dunque un forte senso di insicurezza ancora presente nei territori colpiti, e smentisce definitivamente la narrazione della “ricorrenza cinquecentenaria” degli eventi alluvionali, diffusa nei giorni immediatamente successivi alla prima alluvione.
La consegna ufficiale alla Regione Emilia-Romagna
Le firme raccolte saranno consegnate venerdì 16 maggio, alle 14.30, a due anni esatti dall’alluvione, a Bologna, presso la sede della Regione Emilia-Romagna.
Le firme saranno però indirizzate anche alle altre istituzioni competenti in materia ovvero l’Autorità di Bacino del fiume Po e il Commissario Straordinario alla Ricostruzione.
È stata già formalizzata da queste istituzioni la disponibilità ad accogliere una delegazione di Alluvionati Arrabbiati, in rappresentanza di tutti i cittadini e comitati che hanno aderito alla raccolta firme.
Le richieste dei cittadini: opere concrete per la sicurezza
La raccolta firme aveva come obiettivo sollecitare l’attuazione, in tempi rapidi, di interventi fondamentali per la sicurezza idraulica dei territori attraversati dai fiumi Marzeno e Lamone, con ricadute positive su tutta la pianura fino a Ravenna.
In particolare i comitati e cittadini chiedono:
Le casse di espansione, già previste in uno studio del 2010 firmato dal professor Armando Brath, sono ritenute strategiche per mitigare le piene fluviali, rallentando e trattenendo temporaneamente l’acqua che scende a valle. Un’opera capace di contenere non solo la massa d’acqua, ma anche fango e detriti.
Le aree allagabili, da rendere operative in tempi molto brevi, in modo che, in caso di emergenza, sia possibile l’allagamento controllato di terreni agricoli (debitamente indennizzati), evitando che le esondazioni colpiscano aree densamente abitate.
Il monitoraggio e la manutenzione dei corsi d’acqua, sia ordinaria che straordinaria, sono ritenuti essenziali per intervenire tempestivamente su possibili situazioni di rischio, come dislivelli arginali, erosioni visibili, crepe negli argini.
Comitati e cittadini chiedono dunque di passare dalle promesse ai fatti, con interventi concreti, che possano mettere in sicurezza la popolazione, colpita da tre alluvioni, da maggio 2023 a settembre 2024.














