La 100 km del Passatore, giunta quest’anno alla sua cinquantesima edizione, è un autentico romanzo sportivo che ha, al suo interno, tante storie da raccontare. Tra queste spicca quella di Marco Gelli, 73 anni, originario di Firenze, capace di correre il Passatore ben 49 volte, arrivando sempre al traguardo di Faenza. “Ho saltato solo la prima edizione, disputata nel 1973, racconta Gelli, perché non conoscevo ancora la Cento. Dopo averla scoperta nel 1974, grazie ad una rivista di podismo, non l’ho più lasciata. A volte fatico a rendermi conto di avere corso 49 volte questa ultramaratona ma è davvero così”. A rendere iconica la figura di Marco Gelli, per tutto il popolo della 100 km del Passatore, è anche la bandiera, da cui non si separa mai durante la corsa. “Al centro della bandiera – racconta Gelli – c’è il giglio di Firenze e attorno tutte le date in cui ho corso la Cento. La porto con me fin dalle prime edizioni e ormai è un portafortuna oltre ad essere un mezzo per fare amicizia con altri podisti perché sono in tanti a riconoscermi e chiedere una foto ricordo”.

Intervista a Marco Gelli: “Anche solo vedere un bambino che ti offre un bicchiere d’acqua è qualcosa di unico e che scalda il cuore”

Cosa rende speciale la Firenze-Faenza, al punto da correrla per 49 anni consecutivi?

Ho corso tante ultramaratone ma nessuna è come la 100 km. Oltre ai paesaggi stupendi, che si aprono tra Toscana e Romagna e che mi godo ogni anno ciò che la rende speciale è il clima di solidarietà che si respira tra tutti gli iscritti. Siamo una grande famiglia, dove ci si aiuta a vicenda e lungo tutto il tracciato non si è mai realmente soli. Inoltre è una corsa fortemente sentita dal territorio, c’è sempre tantissima gente lungo il percorso e i gesti di affetto da parte delle persone sono innumerevoli. Anche solo vedere un bambino che ti offre un bicchiere d’acqua è qualcosa di unico e che scalda il cuore. La Cento è un’esperienza da vivere almeno una volta, se l’approcci con lo spirito giusto non puoi non innamorarti perdutamente di questa gara.

Dunque sono queste sensazioni a ripagare lo sforzo fatto per arrivare al traguardo?

Assolutamente sì. Ogni anno al traguardo di Faenza penso che non la rifarò mai più ma poi mi iscrivo sempre. Non ho mai avuto velleità di vittoria ma correre questa gara è una sfida con me stesso e i miei limiti.

Come è andata dunque questa ultima edizione?

L’unico problema è stato il freddo, soprattutto verso il Passo della Colla, davvero pungente. A parte le condizioni climatiche, è andato tutto molto bene e sono arrivato a Faenza senza attraversare momenti di vera e propria difficoltà. Forse invecchiando ho imparato a gestire al meglio le energie.

E’ soddisfatto dunque del suo tempo di arrivo?

Sì, sono arrivato in 17 ore e 8 minuti, migliorando di circa 45 minuti il tempo fatto registrare lo scorso anno e sono davvero contento. Questa cinquantesima edizione è stata bellissima, con tanti podisti iscritti e moltissimi spettatori lungo tutto il percorso, sia in Toscana che in Romagna.

gelli alla partenza

Come è cambiata la Cento nel corso degli anni? Che ricordo ha delle prime edizioni?

E’ cambiata enormemente. Non c’erano sicuramente la preparazione atletica e il materiale tecnico, che abbiamo a disposizione al giorno d’oggi. Ho corso le prime edizioni con magliette di cotone molto pesanti, jeans e scarpe da ginnastica Superga. Inoltre ricordo che si partiva da Firenze alle 22 e quindi le prime edizioni si disputavano in notturna. Eravamo veramente dei pionieri e, per di più, affrontavamo anche tanti pregiudizi perché la corsa non era popolare come oggi, anzi chi disputava queste ultramaratone veniva quasi preso in giro.

Tra tutte le partecipazioni, c’è un’edizione a cui è più legato?

Sicuramente conservo uno splendido ricordo della Cento del 2022, la prima post covid. Quell’edizione ha rappresentato un segnale di ripartenza e io stesso mi sono riappropriato del mio modo di vivere e delle mie passioni. E’ stato emozionante ritrovare vecchi amici e vedere tante persone, desiderose di correre e felici di poter stare nuovamente insieme, dopo due anni di restrizioni. Sono molto legato anche ad una delle prime edizioni a cui ho preso parte, quando arrivai a Faenza ad un soffio dal tempo massimo delle 20 ore. Senza quel risultato non potrei dire, con orgoglio, di aver concluso 49 edizioni della Cento consecutive.

In effetti, l’hanno fermata solo il covid e l’alluvione in questi ultimi anni.

Non del tutto! Nel 2021 infatti, in periodo covid, abbiamo organizzato una staffetta. Visto che non si poteva uscire dalla propria regione, io ed altri amici arrivammo al confine con la Romagna, per consegnare una bandiera del Passatore, ad alcuni “colleghi” di Faenza. Loro poi l’hanno simbolicamente portata fino al traguardo. Nel 2023 invece decisi di lasciare la mia quota di iscrizione, da devolvere in beneficenza, all’Associazione 100 km del Passatore. E’ un gesto che hanno fatto tanti altri ed era il minimo che potessi fare per aiutare una città a cui sono molto legato.

L’obiettivo è ora verso le 50 Cento completate, “ma non mi pongo limiti”

Ora l’obiettivo è correre il cinquantesimo Passatore?

Sì, nel 2026 punto a tagliare il cinquantesimo traguardo. E’ un obiettivo a cui tengo molto perché sarebbe una grande soddisfazione a livello personale e credo potrebbe costituire un record destinato a durare a lungo, nella storia di questa manifestazione.

Avvertirà più tensione l’anno prossimo, con un risultato così prestigioso a portata di mano?

Essendo vicino ad un traguardo storico avvertirò sicuramente un po’ di tensione e paura in più, durante il percorso di avvicinamento alla Cento. Sono però sicuro che appena arriverò in piazza Duomo a Firenze la tensione si allenterà e penserò solo a godermi una corsa che amo profondamente. Non voglio snaturare il mio modo di correre ed essere e dunque anche l’anno prossimo sarò al via con la mia bandiera, pronto a scattare foto ricordo con chiunque lo vorrà.

gelli e calcaterra

Sarà la sua ultima Cento?

No, non voglio fermarmi a cinquanta. Se starò bene di salute continuerò a presentarmi alla partenza di Firenze, non voglio pormi limiti in questo momento.

In quanto tempo prepara un Passatore?

Tre/quattro mesi, con tre allenamenti a settimana, da 20 chilometri circa ciascuno. Da qualche anno poi dieci giorni prima della gara sospendo gli allenamenti, per non arrivare troppo stanco al fatidico giorno della Firenze-Faenza.

Samuele Bondi

gelli bandiera