Martedì 25 marzo il Consiglio Comunale ha approvato, con 16 voti favorevoli e 6 contrari, il nuovo Piano di Protezione Civile del Comune di Faenza.
Il documento si configura come una sorta di manuale di istruzioni, dove sono indicate le strategie da mettere in atto, di fronte a diverse emergenze che possono colpire la città.
Per approfondire questo strumento abbiamo incontrato Massimo Bosi, assessore con delega alla Protezione Civile.
L’intervista a Massimo Bosi
Bosi, come è strutturato il Piano?
Al suo interno sono compresi tredici diversi scenari, dal rischio idraulico a quello sismico fino ad arrivare al rischio industriale. Abbiamo cercato di fare una fotografia puntuale di tutto ciò che potrebbe succedere a Faenza, andando a definire anche un metodo di lavoro da mettere in campo, a seconda dell’emergenza che si verifica.
Inoltre, per ogni scenario previsto, abbiamo classificato i possibili eventi in tre livelli, a seconda che possano essere gestiti a livello comunale oppure che richiedano l’attivazione del Prefetto ed, eventualmente, del presidente della Regione o, infine, che rendano necessario l’intervento del dipartimento nazionale di Protezione Civile, come avvenuto nel maggio 2023.
Ogni comune della Romagna Faentina avrà il proprio piano ma tutti convergeranno in un documento unico di coordinamento, valido a livello di Unione.
Visti gli eventi alluvionali recenti, è stata posta particolare attenzione al rischio idraulico?
Sì, per il rischio idraulico è stato fatto un approfondimento ad hoc, che è partito proprio dallo studio di quanto successo nella nostra città. Abbiamo visto dove è arrivata l’acqua e con quali conseguenze e quindi abbiamo definito le aree più a rischio e i primi interventi da mettere in atto.
Il Piano inoltre descrive dettagliatamente le attrezzature, il personale e i canali comunicativi che sono a disposizione della Protezione Civile locale.
Si è discusso molto di come raggiungere la popolazione in caso di allerta meteo. Quali canali comunicativi intendete utilizzare?
A seconda del tipo di allerta cambia anche la comunicazione. In caso di allerta rossa ci affideremo ai canali istituzionali, social e non, del sindaco, a comunicati stampa da divulgare attraverso i media, ad attività di volantinaggio, qualora l’evento sia previsto 24 ore prima, ad avvisi alla popolazione utilizzando i megafoni e ad Alert System.
Ecco, la telefonata ai cittadini dunque arriverà solo in caso di allerta rossa?
Per il momento sì ed è una scelta dettata dal fatto che Alert System non è così efficace, come si potrebbe pensare. I numeri di cellulare che ha il Comune sono pochi, rapportati al numero di abitanti e molte persone non rispondono al telefono.
In occasione dell’incendio scoppiato allo stabilimento Caviro, ad esempio, su 100 chiamate effettuate, 53 sono andate a vuoto.
Il vero cambio di passo potrà esserci con It Alert, che invia una comunicazione a tutti i cellulari che agganciano le celle dove è prevista o si sta verificando un’emergenza.
Cosa succede in caso di allerta rossa?
Il Piano definisce 16 differenti funzioni e compiti, a livello di Unione della Romagna Faentina, stabilendo, innanzitutto, chi deve essere presente nel Centro Operativo Comunale.
Con l’allerta rossa tutte le funzioni sono operative, per garantire un maggior coordinamento e ridurre il rischio di perdere tempo, che può rivelarsi prezioso.
Il 14 marzo scorso la piena del Lamone ha rappresentato un primo banco di prova a livello di Protezione Civile. Come è andata?
Si può migliorare ulteriormente però il Piano, sul campo, ha risposto bene e, rispetto a due anni fa, abbiamo fatto passi avanti notevoli. Prima del passaggio della piena avevamo già disposto la chiusura di strade e ponti più a rischio mentre le squadre di salvataggio erano già presenti in città.
Il cosiddetto Piano Idrovore è presente all’interno del nuovo Piano di Protezione Civile?
Sì, la gestione delle idrovore è compresa nel nuovo Piano. Proprio in questi giorni sarà ultimata l’installazione di undici pompe, dislocate su nove postazioni, nelle aree più a rischio della città.
Come saranno gestite? Sarà garantito il presidio da parte di Hera, in caso di emergenza?
In base al tipo di allerta meteo, nel Piano sono indicati gestione e presidio delle idrovore.
Già in caso di allerta arancione le pompe devono essere pronte ad entrare in azione, entro tre ore dall’emissione dell’allerta.
Ci tengo a precisare che il presidio delle idrovore era già definito e messo nero su bianco, ma, a livello pratico, a settembre 2024, il gestore non è stato in grado di garantirlo.
Ora dunque il nuovo Piano è ancora più stringente su questo punto e stiamo anche valutando, se le soluzioni proposte da Hera non dovessero convincerci, di farci carico, come Comune, dell’accensione e della gestione delle idrovore durante le allerte.
In questo momento c’è un tavolo di confronto aperto e mi auguro si possa trovare un accordo soddisfacente ma nel caso permangano delle perplessità, il Comune è pronto a farsi carico direttamente, della gestione delle pompe in fase di allerta meteo.
In questo caso dunque Hera si occuperebbe solo della manutenzione, da effettuare ogni tre mesi, garantendo che le idrovore siano sempre funzionanti.
Naturalmente, in questo caso, il gestore dovrebbe riconoscere, a livello economico, al Comune un servizio che non viene erogato.
In ogni caso, l’obiettivo prioritario, come ricordato anche dal sindaco Isola, è evitare che possa ripetersi ciò che è successo, a causa del mancato presidio delle idrovore, lo scorso settembre.
Sono in programma iniziative per far conoscere il nuovo piano alla cittadinanza?
Assolutamente sì, questa sarà una delle nostre priorità nei prossimi tre mesi perché un Piano di Protezione Civile è efficace se la popolazione lo conosce, è adeguatamente sensibilizzata e sa come comportarsi.
Vogliamo dare il via ad un percorso conoscitivo e partecipativo, attraverso incontri nelle scuole e nei quartieri.
In queste occasioni vogliamo raccogliere anche spunti di riflessioni, che possono essere inseriti nel Piano che è un documento dinamico, flessibile ed aggiornabile, in corso d’opera.
Samuele Bondi














