Ancora non era sorta l’alba di lunedì 24 marzo, quando i nostri pullman stavano partendo per Roma con un variegato gruppo di pellegrini appartenenti alle parrocchie del SS. Crocifisso dei Frati Cappuccini, del Paradiso e di altre comunità della nostra Diocesi. Siamo partiti insieme, ognuno con il proprio carico di fragilità e di vissuti diversi, qualcuno scettico, qualcuno entusiasta, ma tutti con il desiderio e la speranza di vivere un’esperienza significativa.

Il pellegrinaggio in occasione del Giubileo 2025 era stato preparato da tempo e nei dettagli dai nostri meticolosi coordinatori (Luciano e Riccardo) e con il forte sostegno delle nostre guide spirituali (Padre Filippo e Don Marco). Siamo stati immediatamente dotati di libretti e sussidi per l’approfondimento e la preghiera, di doppio fazzoletto di riconoscimento (giallo per la diocesi e bianco per il nostro gruppo) e di pass per l’ingresso alle Basiliche Papali. 

La prima tappa ci ha portato a visitare la Chiesa di Dio Padre Misericordioso, voluta da Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo del 2000, in un quartiere popolare di Roma. L’architettura della chiesa riprende la forma di una barca con tre vele: la barca rappresenta la Chiesa condotta e protetta dalla SS. Trinità, di cui le tre vele sono il simbolo.Nelle successive tappe, dopo le puntuali spiegazioni delle nostre guide spirituali, abbiamo varcato, non senza un briciolo di emozione, le porte sante della Basilica di San Paolo fuori le Mura, della Basilica di Santa Maria Maggiore, dell’Arcibasilica di San Giovanni in Laterano e della Basilica di San Pietro. Ogni volta, con stupore, si spalancava un tesoro di bellezza e maestosità che richiamava la grandezza del Signore. La presenza di persone provenienti dalle diverse parti del mondo ci davano il senso delle differenze e dell’universalità della Chiesa: “Ogni lingua, popolo e nazione trova luce nella tua Parola” come recita l’Inno del Giubileo 2025. 

concroce

Le Sante Messe che ogni giorno abbiamo celebrato nelle Basiliche Papali, arricchite dai canti animati dal nostro coro diocesano, sono stati momenti di unione fraterna, di approfondimento della nostra fede e di risveglio della speranza in Cristo Risorto.Nella mattinata del secondo giorno abbiamo avuto l’occasione di una visita guida nel centro monumentale di Roma per ammirare alcune delle principali bellezze della capitale. In mezzo ai numerosi cantieri e al traffico caotico delle vie romane, la nostra guida ci ha educati ad un importante atteggiamento “solidale”: “Attraversiamo la strada compatti, come falange macedone!”

E’ stato molto bello condividere, oltre che i passi, anche i pasti insieme. Trovarsi alla stessa tavola con persone, a volte mai viste, iniziare una conoscenza, scambiando opinioni ed esperienze, ci ha fatto vivere momenti di gioia e fraternità in un’atmosfera di sana allegria.L’ultimo giorno, prima di dirigerci verso la Basilica di San Pietro ci siamo ritrovati, contraddistinti dai nostri fazzoletti gialli, con gli altri gruppi delle Diocesi della Romagna: in tutto circa 1500 persone. Mentre ci incamminavamo lentamente in fila, sotto il sole, verso la porta santa di San Pietro, esercitando la pazienza del pellegrino, ci tornavano alla mente le parole che molto spesso pronunciava, al termine delle omelie, il parroco della nostra gioventù, P. Cristoforo: “La speranza che non delude!” (Rm 5,5). Arrivati in Piazza San Pietro, il colonnato del Bernini e la Basilica con la cupola e la Pietà di Michelangelo ci hanno dato il senso di entrare prima nell’abbraccio del Padre e poi nel cuore della SS. Trinità. A Roma i nostri tre giorni sono sempre stati accompagnati dal sole, fino al momento della ripartenza di mercoledì 26 marzo quando, davanti ai nostri occhi, in lontananza, è spuntato un bellissimo doppio arcobaleno, segno di pace e di speranza!  

Ora che siamo rientrati nella nostra quotidianità, cerchiamo di tenere vivo il messaggio di Papa Francesco contenuto nella Bolla di indizione del Giubileo “Spes non confundit”: siamo “chiamati ad essere segni tangibili di speranza per tanti fratelli e sorelle che vivono in condizioni di disagio” lasciando che “attraverso di noi la speranza diventi contagiosa per quanti la desiderano. Possa la nostra vita dire loro: ‘Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.’ (Sal 27,14)”.

Due pellegrini

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