In occasione dell’Anno giubilare è stata restaurata una rara opera di Giovan Battista Ballanti (1762 -1835) raffigurante Santa Francesca Romana conservata al monastero di Sant’Umiltà di Faenza. La statua in cartapesta policroma è un mirabile esempio dell’arte di questo plasticatore faentino per l’accostante verismo delle figure e per la fervida pietas religiosa con cui è interpretata l’iconografia della santa con l’angelo.
L’opera risale agli anni 1824-24

L’opera eseguita tra gli anni 1824-25 è senza dubbio un unicum, attualmente non si conoscono altri esemplari. Il cattivo stato di conservazione in cui versava la statua negli ultimi anni, a causa di diversi fattori, ha sollecitato un intervento di pulizia e di restauro.
I principali fattori del degrado erano stati causati da diversi spostamenti da un locale all’altro che avevano provocato lesioni e microfratture, poi ambienti umidi e i forti sbalzi di temperatura avevano favorito muffe danneggiando la superficie pittorica. Infine, il nero fumo di candele e lo smog da riscaldamento avevano formato una spessa patina che offuscava l’originale brillantezza.
I lavori di pulizia hanno indotto a effettuare alcune ricerche di documentazione e provenienza dell’opera presso l’archivio del monastero e presso l’archivio Vescovile di Faenza in particolare fra le carte della Compagnia dello Spirito Santo.
Nel 1818, dopo le soppressioni napoleoniche, l’antica Compagnia dello Spirito Santo, che contava numerosi confratelli e devoti fu ospitata presso la chiesa del Carmine. A questa Compagnia era affidato il compito di diffondere il culto e di seguire numerose feste dedicate ad alcuni santi la cui devozione era particolarmente in uso presso tale Chiesa ricca di numerose statue. Nell’elenco delle feste annuali appare sempre quella dedicata a Santa Francesca Romana. La statua della santa si presume pervenuta alla chiesa del Carmine per devozione del confratello Giovan Battista Ballanti. Tra l’altro la bottega dei Ballanti Graziani si trovava a pochi metri di distanza in via Bondiolo. Dai suoi soggiorni romani sappiamo che l’artista era rimasto colpito dalla bellezza della tomba della santa presso la cappella Paolina nella basilica di Santa Maria Maggiore in Roma al punto tale da modellare una statua a lei dedicata. Una devozione non frequente nelle nostre zone, ma grazie al nostro celebre plasticatore si diffuse presto nel faentino.
Da un inventario del 1890 la statua viene descritta entro una nicchia nella cappella del Crocifisso della chiesa del Carmine protetta da una teca “con cornice dorata con cristallo”; nella solennità del 9 marzo si recitava una speciale preghiera che si conserva ancora oggi in archivio in un bel opuscoletto manoscritto. L’opera, nel suo bicentenario, ha ritrovato il suo antico splendore pronta per essere ammirata e venerata dal prossimo mese di marzo presso la sacrestia del monastero.
Giorgio Cicognani














