«I dati parlano chiaro: più si sale di livello con il titolo di studio, più si allarga il divario salariale tra uomini e donne. È paradossale se si pensa che le donne laureate sono percentualmente più numerose degli uomini». Ad affermarlo è Simona Sangiorgi, assessora con delega alle Politiche di genere del Comune di Faenza. «Una situazione profondamente ingiusta — aggiunge — ed è nostro dovere renderla visibile e portarla all’attenzione di tutti». Sangiorgi fa un confronto con altri paesi europei come la Germania. «La nostra società – afferma – si definisce avanzata dal punto di vista dei diritti civili, ma i numeri raccontano un’altra storia. Pensiamo alla maternità: in Germania una lavoratrice ha diritto a tre anni di aspettativa, mentre in Italia solo a cinque mesi. E poi c’è il Kindergeld, un assegno familiare che possono ottenere tutti coloro che hanno figli propri o in affidamento, a prescindere dal reddito». Un altro mondo. «È un dato che grida vendetta — prosegue —. Non è possibile accusare le donne italiane di essere poco prolifiche e, al contempo, penalizzarle sul lavoro. Ci sono aziende che costringono le lavoratrici a firmare dimissioni in bianco prima di essere assunte, come se la gravidanza fosse un rischio e non un valore aggiunto».
Barbara Fichera














