Alla Casa Bianca, fra Trump, Zelensky e Vance, abbiamo assistito ad uno spettacolo sul futuro prossimo che ci attende. Anche gli Usa, che finora storicamente avevano cercato di coniugare i loro interessi economici con i principi liberali di libertà e giustizia, non solo hanno abbandonato questi ultimi in nome dei primi, ma si sono platealmente allineati con chi fa uso spregiudicato della forza. Una “forza” che si è manifestata finora solo in forma verbale, ma che con ogni probabilità presenterà atti concreti con le prossime mosse dell’amministrazione americana.

Nell’incontro-scontro Vance e Trump hanno mostrato una totale mancanza di umanità e di empatia. L’Ucraina, che soffre da tre anni a causa dell’invasione russa e di una guerra dentro i propri confini, è stata messa brutalmente sul banco degli accusati, con l’unica difesa rappresentata dal coraggio e dalla dignità di Zelensky. 

È probabile che questo nuovo atteggiamento degli Usa porterà solo a caos e violenza nel mondo. Tutti i paesi “forti” si sentiranno autorizzati a prevaricare – se non ad invadere – quelli “deboli”. Oggi pare proprio che sia rimasta solo l’Europa, pur con le sue fragilità e divisioni al suo interno, l’unico attore internazionale sensibile alla difesa dei valori universali dell’Occidente, quelli della democrazia e del suo assetto politico e sociale.

Oggi l’America, che abbiamo conosciuto a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, sembra non esserci più. La scena del loro presidente e vicepresidente che tentano di umiliare Zelensky ci ha lasciato sgomenti.  Paolo Gentiloni, già Premier italiano e Commissario europeo, ha scritto sui social: “Amo gli Stati Uniti, ma oggi mi vergogno”. È stata umiliata quell’America che ci aiutò a combattere fascismo e nazismo e poi a ricostruire. Cosa sarebbe stato delle nostre democrazie se invece del piano Marshall ci avesse chiesto dei rimborsi? 

Ora tocca a noi europei affermare con convinzione che ogni lavoratore deve ricevere una retribuzione dignitosa per vivere, nutrita di diritti tra cui quello di associarsi in sindacati. Che nessuno, leader o cittadino, è sopra la legge. Che le elezioni sono importanti (per inciso, solo due dati: negli USA Trump ha avuto il 49,9 per cento e Harris il 48,3; in Italia le opposizioni hanno preso un milione e mezzo di voti in più delle forze governative), ma altrettanto lo sono le istituzioni, la magistratura, le autorità indipendenti e i servitori dello Stato, difensori della democrazia e quindi della nostra libertà.

Poi ricordiamoci che tutti noi facciamo qualcosa di europeo quando curiamo una persona in un ospedale senza chiedere una carta di credito, ma solo che cosa si sente. Quando insegniamo ai giovani a studiare senza lasciar loro un debito scolastico insormontabile. Quando garantiamo a tutti gli anziani dignità e compagnia. E anche quando organizziamo aziende di grande successo che hanno anche attenzione alla responsabilità sociale di impresa per sostenere le loro comunità, in Italia, Germania, Francia e, nonostante un referendum di cui molti sono pentiti, in Gran Bretagna.

La scena che abbiamo visto alla Casa Bianca ci dice che il mondo può diventare il luogo dei bulli e dei galletti. L’Europa, che sappia riportare i suoi valori fondativi al centro del suo agire, può essere la forza che rimette in ordine parole come democrazia, solidarietà, coesione sociale, futuro.

Tiziano Conti

Foto Wikipedia: di Daniel Torok e di President.gov.ua