Non ci sono più le (mezze) stagioni di una volta. Una frase detta e ridetta, una citazione divenuta ormai un classico, ma che trova riscontro nella realtà. O meglio nei dati scientifici. A confermarlo è Pierluigi Randi, presidente, appena rieletto per altri tre anni, dell’Ampro, l’Associazione meteorologi professionisti. «Ormai registriamo inverni sempre più brevi ed estati sempre più lunghe, a discapito appunto delle mezze stagioni – spiega –. In particolare poi, visto che ormai, dal punto di vista climatologico, le estati cominciano prima del previsto e finiscono dopo, si contraggono i tempi della primavera e dell’autunno». Quella che dovrebbe iniziare venerdì, insomma, difficilmente sarà la primavera climatica alla quale tutti siamo abituati, come l’inverno non è stato esattamente inverno. «Non è stato il più mite, perché quello è un record che riguarda l’inverno 2023-2024, ma, stando ai numeri, è stato il sesto più “caldo” dal 1900. Se vogliamo parlare di numeri, mentre la temperatura media invernale nelle nostre zone di pianura dovrebbe assestarsi sui 3,5 gradi, nella stagione ormai agli sgoccioli abbiamo registrato temperature di 5,7-5,8 gradi, cioè 2,2 gradi in più del normale». Fanno da contraltare le piogge: «Le precipitazioni, sempre rispetto alla media del periodo nelle nostre zone, sono state il 48,9 per cento in più, con un dicembre molto piovoso, e con abbondanti precipitazioni anche gennaio, febbraio e marzo. La neve è stata molto, molto scarsa, e se guardiamo ai dati storici, quest’inverno sarà tra i 5-6 più piovosi degli ultimi 20 anni». Non freddo ma molto umido, insomma.
Coltivazioni in sofferenza
Tutto ciò come influisce sulle attività umane? «Dato che anche in autunno le precipitazioni sono state abbondanti e che in inverno l’evaporazione è quasi nulla, i terreni fanno molta fatica ad assorbire le nuove piogge. Quindi ci possono essere coltivazioni in sofferenza. Senza contare un pericolo possibile per questa fine di marzo e l’inizio di aprile». Con inverni così miti, spiega Randi, la ripresa vegetativa è anticipata e se c’è qualche gelata primaverile, evento non così raro, sono possibili danni alle piante in fiore. «Tra l’altro – prosegue – proprio in questi giorni si sono registrate temperature notturne sotto lo zero in aperta campagna, per l’arrivo di aria molto fredda ai Balcani».
Primavera in arrivo?
Guardando avanti invece cosa dobbiamo aspettarci? «Secondo i dati per ora in nostro possesso – afferma il meteorologo – la tendenza pare quella di una stagione con temperature al di sopra delle medie del periodo. Mentre sul versante delle piogge lo scenario è incerto. È probabile che le precipitazioni siano un poco superiori alla media, ma impossibile sapere quanti saranno gli eventi piovosi. È chiaro che se le precipitazioni si concentreranno i il rischio di possibili conseguenze è maggiore». Si può poi già allungare lo sguardo sull’estate? « Si tratta di previsioni troppo a lungo termine. Solo verso fine aprile-inizio maggio potremo cercare di intuire quale sarà la tendenza. Alla luce delle ultime estati è molto probabile che anche quella del 2025 sarà più calda del normale, ma è impossibile dire adesso se si raggiungeranno picchi estremi di caldo come abbiamo registrato lo scorso anno».
Previsioni per macrozone
C’è chi ancora ‘accusa’ i meterologi di non saper prevedere esattamente dove avverranno i temporali, «ma, date le variabili in ballo, a partire dalle correnti d’aria in quota, è impossibile stabilire la località esatta e l’ora di un temporale. La previsione è valida per macrozone, per regioni. Per fare un esempio, possiamo prevedere che pioverà nella Bassa Romagna, ma non dire che alla tal ora a Bagnacavallo ci sarà una pioggia violenta e non a Cotignola o Lugo. Comunque dai tempi delle previsioni in tv del colonnello Bernacca la meteorologia ha fatto notevoli passi in avanti».
Luca Suprani