Da qualche settimana è disponibile il volume di Sabina Brandolini e Massimo Rossi dal titolo I Mazzolani. Le origini, le famiglie, le città, edito dalla Tipo-Litografia Fabbri di Modigliana. Una pubblicazione che apporta un considerevole e innovativo contributo alla letteratura storiografica faentina e romagnola, frutto di appassionate ricerche condotte nell’arco di svariati anni con un encomiabile rigore critico con cui gli autori hanno esaminato un enorme numero di fonti inedite, integrandole con un’ingente bibliografia, come attesta il corredo di 738 note e l’imponenza del repertorio dei riferimenti archivistici e bibliografici. A ciò si aggiunge un ricco apparato iconografico, l’indice dei nomi e la presenza di ben 45 tavole genealogiche, di particolare rilievo se si considera la difficoltà di reperire e raccordare i dati anagrafici, specie per il periodo anteriore al XVIII secolo.
A Faenza, il cognome Mazzolani è oggi conosciuto quasi esclusivamente per la mole del palazzo di corso Mazzini, ignorandosi in gran parte la plurisecolare storia che esso racchiude, fino alla destinazione ad attività assistenziali ed educative cessate agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso. Il merito degli autori, che nel 2018 avevano pubblicato un importante saggio sui Papiani di Modigliana, è quello di avere “disvelato” la complessità e l’importanza storica di questo cognome nell’arco di circa otto secoli, individuando la comune provenienza di una decina di ceppi familiari dalla località di Mazzolano, odierna frazione di Riolo Terme, ma già sede di castello e di pieve nel XII secolo. In tal senso coglie nel segno la scelta di proporre come citazione introduttiva la risposta del grande erudito Leonida Costa allo studioso imolese Pasquale Becca, che nel 1990 gli aveva richiesto notizie sui Mazzolani: «Purtroppo sul casato dei Mazzolani così vasto ed intricato non ho altre notizie da darle».
Ma è sufficiente dare una scorsa all’articolazione dell’indice del volume per comprendere quanto tale “vuoto” sia stato oggi colmato. Ognuno di questi nuclei familiari, attivi a Faenza, Castel Bolognese, Riolo, Imola, Ravenna, Cervia, Cesena, Argenta, Portomaggiore, Ferrara, Bologna, Bondeno, Milano, Pesaro, Fano, Senigallia, Roma viene minuziosamente indagato nell’evoluzione delle proprie vicende dal Medioevo al XX secolo, dai mutamenti dei cognomi, alle parentele, alle unioni familiari e successioni ereditarie, fino alle proprietà edilizie e fondiarie, le committenze artistiche, le attività culturali, le influenze nella vita politica, sociale, economica, religiosa, le attività professionali ed altro ancora, portando all’emersione di inediti spaccati di storia faentina e romagnola.
Questo volume, che dimostra quanto le ricerche sul patriziato locale non siano una mera elencazione di dati biografici, bensì costituiscano una “impalcatura” che funge da innesto per focalizzare l’intera storia civile, religiosa, economica, sociale, culturale e artistica di una comunità, si legge come un racconto avvincente, ma costruisce altresì un imprescindibile repertorio di dati e fonti per il proseguimento degli studi di settore.
Il volume sarà presentato alla cittadinanza giovedì 27 marzo alle 17 nella sede più consona per l’occasione, precisamente l’aula magna dell’Isia in Palazzo Mazzolani, corso Mazzini 93 a Faenza.
Marco Mazzotti














