I Comitati degli Alluvionati dell’Unione della Romagna Faentina hanno inviato una lettera alle istituzioni regionali per denunciare lo stato di disagio e frustrazione delle popolazioni colpite dalle ripetute alluvioni dal maggio 2023. La richiesta è chiara: interventi strutturali per la prevenzione e maggiori garanzie per chi ha perso tutto o rischia di farlo di nuovo.
Un territorio fragile e una popolazione in difficoltà
Gli eventi alluvionali che hanno devastato Faenza e il suo territorio per ben tre volte dal maggio 2023 hanno lasciato segni profondi.
A quasi due anni di distanza, i Comitati degli Alluvionati della Unione della Romagna Faentina – che riuniscono diverse realtà locali come il Comitato Bassa Italia, Borgo 2, Borgotto, Marzeno e Orto Bertoni – denunciano una situazione di emergenza non risolta, caratterizzata da mancanza di sicurezza, precarietà economica e crescente stress psicologico.
Nella lettera inviata al presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, e all’assessora al Welfare Isabella Conti, i comitati esprimono la loro preoccupazione per l’assenza di interventi strutturali di prevenzione.
Venerdì 14 marzo 2025, una nuova allerta rossa ha reso necessarie evacuazioni per il rischio esondazione del fiume Lamone.
I dati di Caritas: il disagio psicologico degli alluvionati
La lettera richiama anche i dati raccolti dalla Caritas diocesana di Faenza dopo le alluvioni del 2023. L’indagine, basata su 586 questionari, evidenziava che 577 persone avevano manifestato sintomi di forte disagio psicologico, tra cui ansia, stress, disturbi del sonno e senso di abbandono. Il report completo è disponibile online sul sito della Caritas diocesana di Faenza.
“Senza sicurezza non c’è libertà”
La principale critica mossa dai comitati riguarda l’assenza di opere di prevenzione. Sebbene siano stati eseguiti lavori di ripristino in somma urgenza, non sono stati realizzati interventi strutturali per mettere in sicurezza il territorio.
Il progressivo indebolimento dei terreni collinari e la presenza di frane diffuse fanno sì che bastino pochi giorni di pioggia per riportare la città in emergenza.
La mancanza di risorse economiche e la complessità delle procedure per accedere ai ristori statali hanno ulteriormente aggravato la situazione, con molte famiglie che non possono ancora ricostruire le proprie abitazioni, con il timore di perdere tutto un’altra volta.
I comitati sottolineano il pesante impatto sulla qualità della vita degli alluvionati: le frequenti allerte meteo costringono molte famiglie a evacuare le proprie case con l’angoscia di ritrovarle nuovamente sommerse dal fango.
Nel loro appello, i comitati citano l’articolo 32 della Costituzione, chiedendo la tutela della salute fisica e mentale della popolazione, e l’articolo 3, sottolineando come le diseguaglianze territoriali rendano alcuni cittadini più esposti ai rischi rispetto ad altri. “Senza sicurezza non c’è libertà” – affermano i rappresentanti degli alluvionati.
La richiesta finale è chiara: interventi strutturali immediati, comunicazione trasparente e garanzie per chi ha perso tutto.














