Non è sufficiente, e su questo sono tutti d’accordo. Ma intanto è un primo tassello per garantire più sicurezza a una città ferita dalle alluvioni. Un’opera non scontata, la prima che cerca di fare un salto di qualità nel rispondere alle nuove emergenze idrogeologiche del territorio. Finora infatti tutti gli interventi messi in campo dalle istituzioni avevano l’obiettivo di ripristinare la situazione pre maggio 2023: con l’area di resistenza di via Cimatti invece si vogliono dare nuove risposte per affrontare possibili esondazioni dei fiumi. Il cuore del progetto è noto: riguarda un’area agricola di 20 ettari nei pressi di via Cimatti, concepita per trattenere le acque esondate dal fiume Marzeno. I terreni sono stati espropriati dal Comune trovando un accordo con i proprietari nei mesi scorsi e, una volta ottenuta oggi l’approvazione in consiglio comunale, i lavori partiranno entro una decina di giorni per una durata di circa 5-6 mesi, salvo rallentamenti per il maltempo. Questa infrastruttura, con una capacità di 380mila metri cubi d’acqua, punta a prevenire eventi simili a quelli devastanti del 3 maggio 2023 e del 17 settembre 2024, anche se l’amministrazione su questo punto è chiara: “Di fronte a un’alluvione come quella del 16-17 maggio 2023 – commenta il vice sindaco Andrea Fabbri -, quest’opera risulterebbe inefficace”.

“Finché non saranno realizzate le casse di espansione a monte, il Borgo non sarà sicuro” ribadiscono dal comitato cittadino, che proprio per questo ha lanciato una raccolta firme aperta a tutti i cittadini, da Marradi a Ravenna, per la loro realizzazione. Nel frattempo, il progetto dell’Area di resistenza del Borgo viene accolto in maniera favorevole. Ora si attendono con ansia i primi lavori per proteggere i residenti che, anche nei giorni scorsi, hanno vissuto giornate di paura e tensione, seguendo l’innalzamento dei livelli idrometrici col fiato sospeso.  

Il progetto: un’area da 380mila mq di acqua per salvare il Borgo. Un passo avanti per la sicurezza. Oggi l’approvazione in consiglio comunale, entro 10 giorni al via i lavori

“Questa è la vita che vogliamo?”. Un grande striscione appeso in via Pellico annunciava così l’incontro del 24 marzo scorso, al Cinema Europa. In questa occasione il comitato Borgo Alluvionato ha promosso un’assemblea pubblica per presentare nel dettaglio il progetto dell’“Area di Resistenza”, con cui si vuole proteggere il quartiere Borgo e l’intera città dalle future alluvioni. A illustrare i dettagli tecnici del progetto sono stati l’ingegnere Filippo Marchi e il vicesindaco Andrea Fabbri, rispondendo alle numerose domande dei cittadini che hanno affollato il cinema.

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Il vicesindaco Fabbri ha sottolineato che si tratta dell’unico intervento strutturale innovativo di messa in sicurezza realizzato in Romagna dopo l’alluvione, evidenziando la necessità di una risposta più celere anche da parte degli enti superiori. “La proposta per la realizzazione di questa Area di resistenza è stata fatta a inizio 2024 al commissario Figliuolo – ricorda Fabbri – dopo confronto anche col comitato cittadino del Borgo. Era purtroppo rimasto nel cassetto nei mesi successivi, ma dopo l’alluvione di settembre 2024 abbiamo forzato la mano anche a livello istituzionale: non potevamo più aspettare e dovevamo realizzarlo, muovendoci come Comune”. Da qui il confronto con i vari enti preposti per ottenere il via libera: l’Amministrazione non può intervenire direttamente sul fiume (che non è di competenza comunale) ma sull’area individuata “al di là del muro di Lego” in via Cimatti sì, ed è qui che sono stati progettati gli interventi per cercare di dare una prima risposta ai cittadini sfiniti per le continue esondazioni del Marzeno.

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L’area come era a ottobre 2024

Entrando nel dettaglio del progetto, l’ingegnere Marchi ha spiegato come il punto più critico per il Borgo sia la zona del Marzeno all’altezza del Tiro a Segno, da dove le esondazioni si riversano nei campi adiacenti e, a causa della naturale conformazione del terreno, defluiscono verso il Borgo attraversando il sottopasso della circonvallazione. Per contrastare questo fenomeno, il progetto prevede tre interventi chiave. In primis la costruzione di un nuovo argine in fregio a via Cimatti, alto un metro più dell’argine del Lamone, per evitare l’ingresso delle acque nel quartiere. In secondo luogo il rinforzo degli argini esistenti sui fiumi Lamone e Marzeno, per aumentarne la resistenza e la capacità di contenimento. Infine la realizzazione di una pista di accesso multifunzionale, una strada bianca utile sia come via di fuga per i residenti che come separazione tra le zone a rischio allagamento e le aree più sicure. In condizioni di piena del Marzeno, l’area si riempirà in maniera naturale d’acqua e, una volta passata l’emergenza, un sistema di pompe garantirà il deflusso in circa quattro giorni. Al di fuori delle situazioni di emergenza, l’area manterrà la destinazione agricola, anche se non di frutteti, come è attualmente.

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Il progetto, che prevede un investimento complessivo di 7 milioni di euro, sarà approvato oggi in consiglio comunale e l’inizio dei lavori è previsto entro dieci giorni dall’approvazione. Si partirà con la realizzazione del nuovo rilevato (ma non verrà intaccato, al momento, quello oggi presente, per garantire un minimo livello di sicurezza a fronte di possibili nuove ondate di maltempo) con un cantiere che durerà dai cinque ai sei mesi, salvo imprevisti meteorologici “in quanto – chiarisce l’ingegnere Marchi – per questo tipo di opere si necessita di un livello di umidità dei terreni ottimale per compattarne la consistenza”. Un tema sollevato, è quello della manutenzione di tutta questa struttura complessa, “che il Comune garantirà” ribadisce Fabbri.

Parallelamente, sono previsti altri interventi di rinforzo sugli argini di via Cimatti entro giugno, così come in tutti gli argini dell’area urbana: a seguire questi lavori però è la Regione. Durante l’incontro del cinema Europa i cittadini hanno evidenziato diverse perplessità sul livello degli argini, “nonostante quanto ci viene detto dalla Regione, in via Cimatti sembrano più bassi, così come all’altezza del supermercato In’s” dice qualcuno dagli spalti. E qui rischia di scattare una sorta di “guerra tra i poveri” al di là e al di qua del Lamone, dove mors tua vita mea: se il fiume esonda dalla vostra parte “noi ci salviamo”. Ed è una guerra che Amministrazione, promotori del comitato e cittadini di buon senso vogliono in tutti i modi scongiurare: di fronte a questa sfida ci si deve muovere tutti uniti.

Ponte delle Grazie e parco Gatti: tra burocrazia e incognite

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Se qualcosa si muove sul fronte della sicurezza, altrettanto non si può dire lato Ponte delle Grazie. L’investimento necessario per il rifacimento è di oltre 8 milioni di euro ed è in capo alla stazione appaltante Sogesit. Tuttavia, la burocrazia rallenta il processo: si attende ancora una deroga ministeriale per definire l’altezza del ponte, e vi è il rischio di un ulteriore allungamento dei tempi a causa dei vincoli della soprintendenza.

Durante l’incontro, sono stati affrontati anche altri temi legati alla sicurezza idraulica della città. Il Parco Gatti del Borgo, attualmente servito da quattro caditoie, necessita di un ripristino delle pendenze e di interventi per migliorare la permeabilità del terreno e ridurre i ristagni d’acqua, causa principale della proliferazione delle zanzare. Un progetto europeo permetterà di intervenire in modo strutturale, ma i tempi di partenza qui si allungano fino al 2026.

Inoltre, si è parlato della situazione delle famiglie che vivono nelle zone più a rischio. Sono circa 40 i nuclei familiari che potrebbero essere soggetti a un piano di delocalizzazione, soprattutto nella zona sinistra del Marzeno e nell’area di Sarna. “Tuttavia, la decisione finale spetta al commissario per la ricostruzione”, ha ribadito Fabbri.

La raccolta firme per realizzare le casse d’espansione a monte, Dalla Vecchia: “Dobbiamo essere tutti uniti in questo obiettivo, da Marradi fino a Ravenna”

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Uno dei punti più dibattuti della serata è stata la raccolta firme promossa dal comitato Borgo per la realizzazione di quattro casse di espansione e di un punto di rottura controllata. Secondo i promotori, fino a quando queste opere non verranno realizzate, la sicurezza del quartiere non sarà garantita. “Siamo soddisfatti di come è andata la serata di presentazione del progetto, la sala era piena con centinaia di persone – commenta Wilmer Dalla Vecchia del comitato Borgo alluvionato -, significa che c’è ancora gente che ha a cuore il tema della sicurezza di Faenza, ed è stato bello vedere essere presenti anche faentini di altri quartieri: la sicurezza della nostra città non ha confini”.

“Il progetto legato a via Cimatti è valido – prosegue Dalla Vecchia -, ma ha dei limiti e il problema è che non garantisce ancora una sicurezza certa per i residenti. I rischi ci sono ancora. Per questo abbiamo promosso come comitato una raccolta firme per chiedere alla politica di realizzare, il prima possibile, due casse di espansione sul Lamone e due sul Marzeno. Non si tratta di progetti nuovi, sono ripresi dallo studio di Armando Brath di oltre dieci anni fa che segnalava le criticità del nostro territorio. Inoltre, visti i tempi lunghi per la loro realizzazione, si deve pensare a un piano d’emergenza che preveda un punto di rottura lungo il Lamone per salvare la città: non bastano le allerte meteo, tanti faentini non dormono più la notte per la paura quando piove”.

La risposta dei presenti è stata più che positiva. “Oggi abbiamo raccolto più di 300 firme – commenta Dalla Vecchia – e continueremo a impegnarci nella loro raccolta. Prevediamo di essere presenti con banchetti in piazza e nei supermercati. Ci tengo a ribadire che la nostra iniziativa è rivolta a tutti i cittadini da Marradi a Ravenna, fino a Modigliana. Dobbiamo essere tutti uniti per la sicurezza del nostro territorio e dobbiamo porci come obiettivo minimo di ottenere 5mila firme, per essere massa critica verso la politica e le istituzioni, da De Pascale alla Meloni”.

Il progetto dell’Area di Resistenza rappresenta un importante passo avanti nella messa in sicurezza del Borgo e della città di Faenza. Tuttavia, restano aperte numerose sfide, dalla realizzazione delle casse di espansione alla ricostruzione del Ponte delle Grazie, fino alla gestione della delocalizzazione delle famiglie. La comunità continua a chiedere interventi concreti e tempestivi.

Un tema che poi andrebbe approfondito, a integrazione degli interventi messi in atto, è quello del rallentamento del flusso delle acque da monte attraverso un sistema di briglie e dighe, come auspicato dal geologo Paride Antolini. Come è stato riportato durante la serata da uno dei presenti all’incontro, “la piena del Lamone corre sempre più veloce”.

Samuele Marchi