Un esempio virtuoso di agricoltura sana, innovazione e sostenibilità. È questo che vuole essere l’azienda agricola Ca’ di Viazadur, nei pressi di Cassanigo a Faenza. Andrea Savorani, classe 1990, giovane titolare dell’azienda, ha riportato alle origini una realtà agricola familiare con una chiara missione: produrre cibo sano, ridurre gli sprechi e valorizzare il territorio. «La nostra azienda, nella sua forma attuale, è nata nel 2015 dal mio ritorno a casa dopo sei anni negli Stati Uniti. Lì ho scoperto il mondo del biologico e del benessere alimentare. Tornato in Romagna, mi sono accorto che la produzione di verdure era drasticamente calata a favore della grande distribuzione. Così ho deciso di puntare su un’agricoltura di qualità, non necessariamente perfetta a livello estetico, ma genuina», racconta Andrea.
Sistemi innovativi per ridurre lo spreco alimentare: l’app Too good to go

Con 10 ettari di terreno e sei dipendenti, Ca’ di Viazadur produce un’ampia varietà di ortaggi, con una particolare attenzione ai tuberi e alle verdure a foglia. Nel 2020, per combattere lo spreco alimentare, l’azienda ha aperto un laboratorio dedicato alla trasformazione dei prodotti di seconda scelta in salse, passate, marmellate e altri alimenti confezionati con metodi tradizionali, e di recente ha aperto un punto vendita in corso Saffi a Faenza. Una delle soluzioni adottate per ridurre gli sprechi è l’app Too good to go, uno spazio vendita online che consente alle aziende di offrire a prezzi vantaggiosi le eccedenze alimentari. «Per noi agricoltori è uno strumento prezioso. Se nel campo ho 50 cavolfiori belli e 50 meno belli, posso venderli invece di buttarli. Anche nel punto vendita, ogni giorno si genera dello scarto, e questa app ci aiuta a dare una seconda vita a prodotti ancora buoni», spiega Savorani.
L’uso di Too good to go ha anche un impatto sociale significativo. «Prima, molte persone si vergognavano a chiedere prodotti in scadenza, scontati. Ora, grazie all’app, acquistare cibo di seconda scelta è diventato quasi una moda. Ha sdoganato l’idea che un prodotto meno perfetto sia comunque di valore», aggiunge Andrea. Nonostante i vantaggi, Andrea sottolinea alcune difficoltà: «Il cliente deve essere consapevole che sta acquistando prodotti di seconda scelta, quindi non perfetti a livello estetico, ma commestibili. A volte le aspettative sono superiori a quello che si riceve, ma noi ci impegniamo a garantire sempre un prodotto buono». I clienti variano dai giovani, molto attenti alla sostenibilità, ai loro genitori, meno avvezzi a queste pratiche. «I ventenni sono i primi ad arrivare, poi coinvolgono le loro famiglie. Chi ha più di 50 anni fatica ancora a comprendere appieno il valore di queste iniziative, ma la mentalità sta cambiando», racconta Andrea.
Laboratorio e bottega per un’azienda che non sta ferma: “Non significa tornare alla fattoria del 1900, ma adottare strategie intelligenti per un futuro più sostenibile”

Oltre alla produzione di ortaggi, Ca’ di Viazadur ha diversificato la propria offerta introducendo un pollaio per garantire uova fresche e un negozio in campagna, aperto nel 2018, seguito da un punto vendita a Faenza inaugurato nel 2024. «Volevo riportare un negozio in campagna, come un tempo. Sono cresciuto vedendo le botteghe sparire una dopo l’altra e ho deciso di creare un luogo dove acquistare prodotti freschi direttamente dal produttore», afferma Savorani. I prodotti di punta dell’azienda sono i tuberi colorati, le verdure a foglia e le salse artigianali, realizzate senza conservanti. «La nostra filosofia è differenziarci. Se piantiamo pomodori, cerchiamo varietà particolari e gustose. Crediamo nella qualità e nella ricerca».
Dagli Stati Uniti il rientro in Italia per valorizzare
La passione di Andrea per l’agricoltura è nata lontano da casa. «Dopo il diploma in agraria a Imola, ho viaggiato per capire cosa volevo fare. A San Francisco ho scoperto il mondo del biologico, dei mercati contadini e della sostenibilità alimentare. Lì ho capito che l’Italia poteva valorizzare la sua grande tradizione agricola. Prima di allora non avevo questa percezione, e quando sono tornato a casa ho deciso di buttarmi in questa avventura». Oggi, Ca’ di Viazadur è una realtà che unisce tradizione e innovazione, dimostrando che un’agricoltura sostenibile è possibile. «Il nostro successo è nel saperci adattare, differenziare e innovare senza perdere di vista la qualità e il rispetto per la terra», spiega Savorani.
Le sfide dell’agricoltura: «In Romagna serve un cambio di mentalità»

Secondo Andrea, l’agricoltura in Romagna ha bisogno di un cambio di paradigma per affrontare le sfide future. «Un punto fondamentale è il ripristino del verde. Ogni azienda agricola dovrebbe destinare parte dei propri guadagni alla piantumazione di alberi. Questi non solo contrastano il vento e le trombe d’aria, sempre più frequenti, ma offrono rifugio alla fauna e possono anche produrre frutti se scelti con criterio». Un altro aspetto chiave è la riduzione dell’impatto ambientale. «Dobbiamo limitare il consumo di acqua e riconsiderare le varietà che coltiviamo. Il kiwi, per esempio, è stato piantato per anni in Romagna, ma richiede troppa acqua. Bisogna tornare a colture storiche, più adatte al territorio».
Sul fronte dell’economia circolare, Andrea suggerisce un cambiamento radicale. «Anche chi ha grandi estensioni di terreno deve iniziare a integrare sistemi di riutilizzo delle risorse. Un esempio? Installare un pollaio per ridurre gli sprechi alimentari o creare una rete di aziende per vendere direttamente al consumatore i prodotti di seconda scelta, senza intermediari». Infine, Savorani sottolinea l’importanza del riposo del terreno e della gestione responsabile delle risorse idriche. «L’acqua utilizzata per lavare le verdure può essere raccolta e riutilizzata per l’irrigazione. I comuni dovrebbero incentivare queste pratiche e imporre obblighi per chi ha grandi consumi d’acqua». «Il cambiamento è necessario e possibile. Non significa tornare alla fattoria del 1900, ma adottare strategie intelligenti per un futuro più sostenibile. E questo futuro dobbiamo costruirlo ora», conclude Andrea.
Samuele Marchi














