Tempo scaduto per il salvataggio dell’azienda Lega costruzioni apistiche di Faenza. Lunedì 24 febbraio un incontro tra lavoratori, sindacati e l’avvocato della proprietà Carlo Giulio Casadio ha sancito la fine di una storia lunga quasi 90 anni. Dopo una prima asta, indetta lo scorso 30 gennaio per consentire l’acquisizione di Lega e andata deserta, l’unica strada percorribile era trovare un’acquirente, con un’offerta concreta. In questo modo il tribunale fallimentare avrebbe potuto indire una seconda asta, attivando anche gli ammortizzatori sociali per i lavoratori. Non si è però presentato nessuno interessato a rilevare l’impresa e dunque cala il sipario sull’azienda Lega, specializzata nella produzione di tutto l’occorrente per il mondo dell’apicoltura, come arnie, smielatori, tute.

L’impresa ora va verso la liquidazione, con il licenziamento di tutti i dipendenti, dal prossimo mese di marzo. Rimane il marchio Lega, celebre in tutto il mondo, a far gola alle imprese concorrenti, che potrebbero acquistarlo per continuare però la produzione lontano da Faenza.

A far desistere i potenziali acquirenti è stata probabilmente anche la data scelta per l’asta, che ha fatto perdere la stagione produttiva 2025

Fino a qualche mese fa si respirava un certo ottimismo relativamente al salvataggio di Lega, con due gruppi interessati a rilevare l’azienda, uno italo-turco e l’altro italo-argentino che però appunto non si sono presentati, in fase di asta. “Entrambi i gruppi – spiega Luca Marangoni, responsabile del magazzino e dipendente Lega da oltre vent’anni – si erano presentati in azienda quasi da proprietari in pectore e, dopo mesi lavorati in un clima surreale con ordini che continuavano ad arrivare senza la possibilità di produrre a causa dei debiti verso i fornitori e la difficoltà a reperire materie prime, c’era la speranza di ripartire con una nuova proprietà solida.” A far desistere i potenziali acquirenti è stata probabilmente anche la data scelta per l’asta, “fissata inizialmente a novembre 2024 e rinviata poi al 30 gennaio. Questo slittamento – spiega Rossella Ravaglioli, responsabile della logistica e dipendente Lega da 27 anni –  ha comportato però la perdita della stagione 2025, complicando la situazione. Il nostro settore è infatti fortemente soggetto a stagionalità e la maggior parte del fatturato si fa tra febbraio ed agosto.”

Armando Lega fondò l’azienda nel 1938 ed era considerata la “Ferrari” del settore…

L’esito dell’asta è stato quindi un vero e proprio fulmine a ciel sereno per i dipendenti, che da 45 si sono nel frattempo ridotti a 16 ma non si sono arresi, cercando, in una corsa contro il tempo, di salvare un’azienda che considerano come una famiglia. “Abbiamo valutato di costituire una cooperativa, composta da noi dipendenti, per salvare l’azienda ma i rischi sono troppo elevati, per molti di noi sarebbe un vero e proprio salto nel buio. Fino all’ultimo momento allora abbiamo ricercato potenziali acquirenti, per non disperdere un patrimonio che ha portato in alto il nome di Faenza nel mondo. Non volevamo rassegnarci alla prospettiva di non poter lavorare più in un’azienda a cui abbiamo dedicato tanti anni della nostra vita.” Armando Lega nel 1938 ha creato le basi per l’apicoltura moderna – racconta  Ravaglioli – ed eravamo, fino a qualche anno fa, la Ferrari di questo settore, un’azienda nota in tutto il mondo e leader in Europa.”

I dipendenti: “E’ stato fatto troppo poco per salvare l’azienda”

Poi sono arrivate le difficoltà, con l’ultimo bilancio chiuso in utile che risale al 2017. “I cambiamenti climatici che stanno incidendo sul numero e comportamento delle api, l’aumento dei costi delle materie prime, la concorrenza estera, Cina in primis e alcune scelte aziendali non fortunate ci hanno portato purtroppo al fallimento.” Ciò che amareggia maggiormente i lavoratori è però la sensazione che si sia fatto troppo poco per salvare l’azienda, da parte del tessuto produttivo locale e delle istituzioni. “Purtroppo – conclude Marangoni – non si sono fatte avanti aziende faentine o italiane e questo credo sia un brutto segnale per il territorio e il nostro Paese.”

Solo a dicembre 2023 infatti si era registrato l’interesse di Acme 21, azienda con sede a Faenza ma anche quella trattativa è saltata ad aprile 2024. “In città avevamo un’eccellenza – aggiunge Ravaglioli – anche se in un settore sicuramente di nicchia ma nessuno si è mosso per salvaguardarla. Anche dalle istituzioni, in questi mesi, purtroppo non abbiamo ricevuto supporto e vicinanza.” Quello che è certo è che la chiusura di Lega avrà ripercussioni importanti sul mondo degli apicoltori locali ma anche sul tessuto produttivo di una città che, dopo anni contrassegnati da pandemia ed alluvioni, sta faticosamente cercando di ripartire.

Samuele Bondi