Ricordo ancora molto bene, la mattina di novembre del 1963: quando mi alzai per andare a scuola mio padre mi disse una cosa per me allora fuori da ogni logica: hanno sparato e ucciso il Presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy. A quei tempi le notizie viaggiavano decisamente più lente di oggi: era capitato alle 12,30 di Dallas, le 19,30 italiane. 

Un’immagine rimasta iconica di quell’evento fu quella di Clint Hill, l’agente speciale del Secret Service, che saltò da dietro sulla limousine del presidente, nel momento che iniziava ad accelerare a tutto gas per l’estremo tentativo di portare Kennedy all’ospedale. Per lui lo spazio di quel secondo è durato sessantadue anni: è morto nei giorni scorsi, a 93 anni. 

Resteranno per sempre le immagini di lui, assegnato alla protezione della first lady Jacqueline, a bordo dell’auto che seguiva quella del presidente. Dopo il primo sparo si era alzato e si era arrampicato sul portabagagli della limousine presidenziale mentre gli spari continuavano, bloccando la first lady che, nel tentativo disperato di raccogliere un pezzo del cervello del marito, portato via da un terzo colpo, stava rischiando di finire fuori dall’auto.  Il gesto di Hill venne immortalato nel “filmato di Zapruder”, video amatoriale girato da Abraham Zapruder, 26 secondi e 486 fotogrammi, che fornì una delle migliori testimonianze dell’attentato e che ha lasciato tanti dubbi sul suo effettivo svolgimento.

“Penso – dirà David Powers, uno degli assistente di Kennedy, alla commissione Warren che indagò sull’assassinio – che l’agente speciale Hill abbia salvato la vita della first lady. Lei sarebbe finita fuori dall’auto proprio nel momento in cui arrivava la macchina di scorta”. 

Hill ricoprì il ruolo di vice direttore dei servizi, ma i fatti di quel giorno lo hanno tormentato al punto che si dimise in anticipo nel ’75, ad appena 43 anni: era convinto che avrebbe potuto salvare la vita di Kennedy. 

Sempre a Dallas, Clint Hill conobbe nel 2009 la giornalista Lisa McCubbin, di 32 anni più giovane, diventata poi sua moglie, con cui scrisse un’autobiografia di successo, “Mrs. Kennedy and Me: An Intimate Memoir” (“La signora Kennedy e io: un libro di memorie segrete”, non pubblicato in italiano).

L’ex agente aveva finalmente trovato un po’ di pace. Ma la notte, confessò, aveva sempre lo stesso incubo.

Il Secret Service americano, alla sua scomparsa, ha affermato che “la carriera di Clint ha esemplificato i più alti ideali di servizio pubblico. Piangiamo la perdita di un collega rispettato e di un caro amico il cui contributo all’agenzia e alla nazione sarà ricordato per sempre”.

E insieme a lui ricordiamo con onore e rispetto il Presidente Kennedy, che ha impostato la sua presidenza sulla missione della “Nuova Frontiera”, tra gli Stati, i popoli, le comunità.

Tiziano Conti