Dopo il parere negativo espresso dalla Conferenza dei servizi lo scorso 20 gennaio, la Snam ha presentato nuove osservazioni e proposte per superare le criticità evidenziate, in particolare sulla viabilità. Le associazioni ambientaliste Faenza eco-logica e Legambiente Faenza, pur con accenti diversi, ribadiscono la loro contrarietà al progetto, evidenziando i rischi per il territorio e la comunità locale.
La bocciatura della Conferenza dei servizi e la reazione della Snam
A dicembre 2024 il Comune di Faenza ha avviato una Procedura abilitativa semplificata (PAS) per il raddoppio della centrale di biogas esistente, con la trasformazione in un impianto per la produzione di biometano. Il progetto prevede un ampliamento da 2,4 a 5,5 ettari, con un significativo aumento del traffico e delle emissioni.
Le associazioni ambientaliste hanno contestato la scelta della PAS, sostenendo che, data la portata dell’intervento, sarebbe stata necessaria una Autorizzazione unica ambientale (AUA), più rigorosa e adeguata.
Dopo settimane di mobilitazione e dibattito pubblico, il 20 gennaio 2025 la Conferenza dei servizi ha bocciato il progetto, evidenziando in particolare l’impatto insostenibile sulla viabilità locale.
A risultare determinanti sono stati i pareri negativi della Polizia locale, del Servizio SUE e dei Lavori Pubblici, che hanno sottolineato l’inadeguatezza di via Fabbra, una strada stretta e sottoposta a vincolo storico dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Ravenna.
Tuttavia, alcuni enti, tra cui il Canale emiliano romagnolo (CER), avevano dato parere favorevole o si erano astenuti, nonostante l’area sia già stata colpita da alluvioni recenti.
In risposta alla bocciatura, la Snam ha inviato osservazioni all’Unione della Romagna Faentina, contestando la decisione e chiedendo una “leale collaborazione” da parte del Comune.
L’azienda ha evidenziato di aver già perso la possibilità di accedere agli incentivi previsti dal Decreto ministeriale del 15 settembre 2022, e ha ventilato azioni legali qualora il progetto non venisse approvato, in vista di un futuro bando del Gestore dei servizi energetici (GSE).
La nuova proposta di Snam: interventi sulla viabilità
Per superare le criticità emerse, la Snam ha elaborato una nuova strategia, illustrata nel documento Nota viabilità, che prevede:
Allargamento di via Fabbra, con tombatura dei fossi laterali, utilizzando terreni privati con il consenso dei proprietari.
Creazione di un nuovo accesso all’impianto, per ridurre il traffico davanti all’unica abitazione presente lungo il percorso originario.
Questa soluzione, tuttavia, richiederebbe una nuova procedura autorizzativa e una variante alla pianificazione urbanistica, sollevando ulteriori criticità.
Le posizioni di Faenza eco-logica e Legambiente Faenza
Le due associazioni ambientaliste che da mesi seguono il caso, Faenza eco-logica e Legambiente Faenza, pur con sfumature diverse, si oppongono al progetto e mettono in evidenza i principali problemi legati all’ampliamento della centrale.
Secondo Faenza eco-logica, la nuova proposta non risolve le criticità iniziali.
L’incremento del traffico pesante, con il passaggio quotidiano di camion, carri bombolai e mezzi agricoli, rappresenterebbe un impatto insostenibile per la viabilità locale e la qualità della vita dei residenti.
Inoltre, via Fabbra si trova in un’area vincolata dalla Soprintendenza, all’interno dell’impianto storico della centuriazione romana, e il Regolamento urbanistico edilizio (RUE) di Faenza vieta qualsiasi modifica che alteri le caratteristiche essenziali delle strade storiche e dei canali di scolo.
Altrettanto critico è il rischio idrogeologico: l’area dell’ampliamento si trova in una zona già colpita dalle alluvioni, e la cementificazione del suolo, unita alla tombatura dei fossi, potrebbe aggravare il problema, ostacolando il deflusso delle acque in caso di nuove esondazioni.
Anche Legambiente Faenza esprime una posizione netta, ribadendo che la questione non è la produzione di biometano in sé, ma la collocazione dell’impianto in un’area inadatta. Secondo l’associazione, l’azienda dovrebbe individuare un sito alternativo più idoneo, in modo da garantire un impianto sicuro e sostenibile senza impatti negativi sulla comunità e sull’ambiente.
A questo proposito, Legambiente Faenza ha inviato una segnalazione alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Ravenna, per chiedere il rispetto del vincolo di tutela dell’area e impedire un intervento considerato un danno al patrimonio culturale e al territorio.
Verso una nuova valutazione
Ora la palla passa nuovamente alla Conferenza dei servizi, che dovrà esprimersi entro il 10 marzo sulle osservazioni presentate dalla Snam. Le associazioni ambientaliste auspicano che anche l’Amministrazione dell’Unione della Romagna Faentina ribadisca le motivazioni che hanno portato alla bocciatura iniziale del progetto.
Entrambe le realtà ambientaliste ribadiscono che la loro opposizione non è contro il biometano in sé, ma contro un ampliamento che avrebbe conseguenze negative su viabilità, ambiente e sicurezza idraulica.














