Un passato ricco di storia e un futuro ancora troppo incerto. L’ex colonia di Castel Raniero, situata sulle colline faentine, rappresenta un pezzo di identità per la città. Tuttavia, il suo futuro è a un bivio. A parlarcene sono Annalisa Valgimigli ed Everardo Minardi, autori del libro Castel Raniero e l’antica colonia, edito da Homeless Book, che con il loro lavoro vogliono sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sull’urgenza del recupero di questo bene. Se i lavori non partiranno entro il 31 dicembre 2025, il finanziamento ministeriale di oltre 3 milioni di euro destinato alla sua riqualificazione andrà perso, mentre il degrado dell’area continua.

La storia della colonia: se i lavori non partono entro il 2025, si rischiano di perdere i fondi ministeriali

La storia della colonia ha radici profonde: nata tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale come monumento ai caduti, fu costruita grazie a lasciti della borghesia e della nobiltà faentina. Negli anni ’30 divenne una colonia elioterapica per bambini, poi un centro ricreativo diurno fino agli anni ’80, quando venne dichiarata inagibile e chiusa definitivamente. Da allora, lo stato di abbandono ne ha portato a un sempre maggior degrado. «La nostra intenzione con questo libro era stimolare la discussione e accendere i riflettori su una situazione che rischia di essere dimenticata – spiega Minardi -. Castel Raniero non è solo un’ex colonia, ma un bene comune per tutta la città di Faenza, un luogo con una sua identità storica e sociale che non possiamo perdere».

Nel 2017 il primo tentativo di recupero con Diennea

Un primo tentativo di recupero si ebbe nel 2017 con l’azienda Diennea, poi venuto meno perché i fondi necessari alla ristrutturazione erano di gran lunga maggiori a quelli preventivati. Nel gennaio 2021 una nuova svolta: dopo la visita dell’allora ministro Franceschini il Ministero della Cultura ha stanziato 3,7 milioni di euro per il recupero dell’ex colonia. Tuttavia, ad oggi, la progettazione non è ancora partita. «La Soprintendenza ha chiesto al Comune, con delega della proprietà che è l’Asp della Romagna faentina, di farsi carico della procedura di gara, ma finora nulla si è mosso – racconta Valgimigli -. Certo, l’alluvione che ha colpito la Romagna ha rallentato molte cose, ma questo finanziamento non riguarda l’emergenza post-alluvionale, è un’opportunità che non possiamo sprecare». Nel frattempo, piccoli interventi sono stati realizzati per evitare il crollo dell’immobile, ma non sono sufficienti. «Abbiamo bisogno di una progettazione concreta, e subito – aggiunge Minardi -. Se non ci muoviamo, rischiamo di perdere un’occasione unica per restituire questo luogo alla comunità».

Un bene comune che porti sviluppo al territorio: la collaborazione con Università ed escursionisti

castel raniero colonia

La visione di Valgimigli e Minardi per il recupero della colonia è chiara: trasformarla in un centro di formazione e ricerca, con la collaborazione dell’Università, in particolare il Polo di Tebano. «Potrebbe diventare un polo di studi legato all’agricoltura e all’innovazione, un punto di riferimento per i giovani», suggerisce Valgimigli. Ma non solo: la casa del custode, nei pressi dell’ex colonia, potrebbe diventare un ostello per escursionisti, un punto di sosta lungo il Sentiero Cai 505 (questo tramite un altro tipo di finanziamento, esterno al Ministero). «Questa è un’area di grande pregio ambientale, collegata alla Vena del Gesso e alla valle del Senio. Un recupero intelligente potrebbe valorizzare l’intero territorio», sottolinea Minardi. Oltre agli aspetti storici e ambientali, il recupero della colonia potrebbe portare nuove opportunità economiche e sociali. Un centro di formazione e un ostello attrarrebbero giovani, studiosi ed escursionisti, contribuendo a rendere Faenza un punto di riferimento per il turismo sostenibile.

«Pensiamo alla possibilità di ospitare eventi culturali, mostre, convegni legati alla tutela dell’ambiente e alla storia del territorio – aggiunge Minardi -. Un luogo vivo e attivo, che possa offrire spazi per la cittadinanza e per chi vuole conoscere meglio la nostra terra». Idee in linea con quanto riporta il finanziamento del Ministero, che indica i 3,7 milioni di euro come necessari per farne «un centro studi universitario interdisciplinare sui temi del recupero del patrimonio culturale e antropologico, del paesaggio italiano, dell’archeologia, dell’architettura, dei sistemi di comunicazione per la conoscenza del patrimonio culturale nazionale». «Se si trovano le giuste sinergie – aggiunge Valgimigli -, Castel Raniero potrebbe diventare un modello di recupero partecipato, dove la comunità stessa contribuisce alla rinascita del luogo».

L’associazione “Adottiamo Castel Raniero” continua la sua opera di sensibilizzazione

Ciò che preoccupa di più gli autori è il silenzio che ruota attorno al recupero. E anche per questo è nata nel 2018 l’associazione Adottiamo Castel Raniero Bene Comune, che continua a mobilitarsi con iniziative e visite guidate per mantenere viva l’attenzione sul tema. «Il nostro timore è che, senza interventi, si arrivi alla solita soluzione speculativa. Sarebbe una perdita gravissima per Faenza», conclude Valgimigli. Nonostante le difficoltà, Minardi e Valgimigli restano ottimisti. «Abbiamo già visto un grande interesse intorno al nostro libro, con centinaia di download e molte persone che ci hanno contattato per saperne di più – racconta Minardi -. Questo dimostra che la cittadinanza è attenta e ha a cuore il destino di Castel Raniero». «Abbiamo un’opportunità unica, non possiamo permetterci di sprecarla – conclude Valgimigli».

La replica del Comune

A portare rassicurazione sulla riqualifica dell’ex colonia grazie ai fondi ministeriali è l’assessore Luca Ortolani, che spiega come la fase di progettazione sia in corso. «Una squadra di lavoro che vede cooperare gli uffici dei Lavori Pubblici con personale esterno sta sviluppando una proposta progettuale. Si tratta di una prima stesura che attende un parere favorevole da parte della Soprintendenza in linea con la storicità del luogo. Sarà poi la segreteria dei Beni culturali a Bologna a farsi carico della realizzazione dell’intervento».

Samuele Marchi