Sono in aumento le segnalazioni di aggressioni ad arbitri, episodi di violenza e insulti a sfondo razziale nel mondo dello sport giovanile, che hanno come protagonisti i genitori degli atleti. Per approfondire questi temi questa settimana abbiamo incontrato Paolo Seletti, allenatore dell’Under 14 e della Prima Squadra del Faenza Basket Project. Il coach sottolinea quanto sia importante per un allenatore «rispettare profondamente le atlete e conquistarsi un’autorevolezza che permette poi di definire, ad inizio stagione, delle regole chiare, valide anche per i genitori che rimangono figure fondamentali, per i ragazzi e le società sportive giovanili. I genitori non vanno esclusi dal percorso sportivo dei propri figli, anzi, vanno coinvolti perchè sono un secondo gruppo squadra. È giusto però che rispettino determinate regole e non mettano in discussione le scelte dell’allenatore. Insieme, collaborando, si può contribuire alla crescita dei giovani sportivi».

Seletti: “A volte ci troviamo di fronte a genitori che si sostituiscono ai figli”


Da qui l’impegno del Faenza Basket Project per costruire un ambiente positivo che valorizzi e gratifichi i giovani atleti e coinvolga anche i genitori, chiamati a partecipare alla vita societaria in modo attivo. «Il problema – prosegue Seletti – è che a volte ci troviamo di fronte a genitori che si sostituiscono ai figli, cercando di assorbire gli urti della vita al posto loro o evitare che possano vivere qualsiasi tipo di problema. È invece necessario fare un passo indietro e lasciare ai giovani la possibilità di sbagliare, vivere i loro insuccessi e crescere dalle sconfitte. Questo approccio genitoriale, infatti, comporta che i ragazzi siano incapaci di convivere con i propri errori, vivendo una competizione eccessiva, dentro e fuori dal campo, arrivando a soffrire di ansia. Spesso rimangono invischiati in continui paragoni che li portano a voler essere il migliore della squadra o della scuola e ciò comporta notevoli pressioni mentre una competizione sana, in ambito sportivo, deve essere la molla per migliorare e superare i propri limiti, senza ansie». Riguardo all’episodio di Rimini Seletti invece si è detto disarmato perché nuovamente di fronte «ad un film già visto, figlio di una cultura sportiva ancora carente in Italia.
È un episodio terribile, da condannare e che purtroppo avrà ripercussioni negative su tutti i soggetti coinvolti, società sportive comprese. La prima vittima naturalmente è la ragazza che è stata oggetto di discriminazione ma, da allenatore, mi preoccupo anche per la figlia della madre che ha lanciato quell’insulto, perché si trova a dover gestire una situazione molto complicata, anche a livello mediatico».


Samuele Bondi