Come in molte grandi metropoli, il problema di Manhattan (USA) è il traffico: troppe macchine, un via-vai molto intenso, anche se mi è sembrato ordinato e non troppo caotico, un taxi si trova in pochi minuti. La città ora ha posto un pedaggio per entrare in centro in auto: il ricavato viene investito nel trasporto pubblico. I mezzi pubblici di superficie sono diventati più rapidi e puntuali. I residenti si godono l’aria più pulita. È una questione che riguarda una singola città in un paese federale in cui le comunità locali godono di enormi autonomie. Eppure ha attirato l’attenzione del presidente degli Stati Uniti, che qualche giorno fa ha ordinato al governo di costringere New York a fermare tutto. L’azienda locale del trasporto pubblico ha fatto ricorso. L’ordine è stato sospeso in attesa di giudizio.
È una storia che somiglia a tante altre di questo ultimo mese. Trump prende una decisione molto discutibile, per qualche ora si scatena il panico, poi i tribunali la bloccano: la lotta è rimandata e tutti si sono posizionati. Trump sta evidentemente cercando i limiti del sistema istituzionale statunitense, i suoi punti di rottura. Li ha già trovati? Il sistema sta reggendo, reggerà?
Dopo aver dato l’ordine di cancellare il pedaggio a Manhattan, Trump ha ovviamente annunciato la decisione con un post sui social pieno di maiuscole che si concludeva così: «LONG LIVE THE KING!». (Lunga vita al re!). C’è sempre differenza fra quello che Trump dice, quello che Trump prova a fare e quello che Trump fa. Soprattutto, in tutti e tre questi modi il nuovo presidente degli Stati Uniti sta facendo la stessa cosa: cercando di espandere il potere e l’influenza dell’istituzione che guida.
Il presidente degli Stati Uniti può abolire una norma costituzionale con un decreto, sostenendo che fin qui sia stata interpretata in modo sbagliato? Può cancellare “con-un-tratto-di-penna” intere agenzie governative che erano state create con appositi testi di legge? Può tagliare fondi che sono stati erogati col voto del Congresso? Può licenziare qualsiasi dipendente del governo, senza nemmeno dover dare spiegazioni?
“Chi salva il suo paese non vìola alcuna legge”, dice Trump. Sono parole che ci spiegano la differenza tra autocrazia e democrazia.
Gli Stati Uniti sono stati tra i primi a introdurre un sistema democratico basato sulla volontà popolare e sui bilanciamento dei poteri: la democrazia è questo, la capacità di far sentire il popolo protagonista nelle scelte e nelle decisioni.
L’autocrazia è una forma di governo in cui un singolo individuo detiene un potere assoluto ed incontrastabile: eletto dal popolo ora Trump sta portando il suo paese verso questa forma, che ci ricorda un po’ il periodo delle “Monarchie assolute”, che ebbero il loro sviluppo e massima espressione nell’Europa dell’età moderna, tra il Cinquecento e il Settecento. Poi succede anche questo: la produzione, gestione e manutenzione delle armi nucleari statunitensi ricade sotto la competenza del dipartimento dell’Energia, interessato ai tagli del DOGE di Musk. I dipendenti che si occupano proprio di sicurezza delle armi nucleari sono stati licenziati da Trump e poi richiamati in servizio in tutta fretta: nessuno si era accorto del guaio che stavano combinando.
I latini avrebbero detto: mala tempora currunt.
Tiziano Conti
Nella foto, di Tiziano Conti, il traffico sul Ponte di Brooklyn














