In un periodo storico in cui la partecipazione dei cittadini alla vita democratica appare sempre più frammentata, la sala parrocchiale “Fratelli Tutti” di Alfonsine ha ospitato un incontro-dibattito dal titolo “Quale partecipazione alla vita democratica?”. Tra i relatori, monsignor Mario Toso, vescovo di Faenza-Modigliana, ha offerto una riflessione profonda e articolata sulle sfide che la democrazia contemporanea affronta.
Un protagonismo cattolico rinnovato
Monsignor Toso ha evidenziato come, negli ultimi tempi, si assista a un crescente protagonismo dei cattolici in politica, che si manifesta attraverso convegni, dibattiti e interventi pubblici. Questo protagonismo nasce dall’esigenza di costruire uno “spazio politico” in cui prevalgano valori quali competenza, responsabilità e senso delle istituzioni. Secondo Toso, “c’è bisogno di uno stile caratterizzato dal confronto e non dallo scontro, dalla mediazione e non dal conflitto esasperato, da una politica non urlata ma ragionata. Si tratta, infatti, di confrontarsi mediante il dialogo, nella comune ricerca del bene comune, valore senz’altro fondamentale e distintivo dello stesso cattolicesimo democratico“.
Partecipazione e responsabilità: il cuore della democrazia
Il vescovo ha richiamato il discorso del presidente Mattarella alla Settimana sociale dei cattolici di Trieste (luglio 2024), che aveva posto la partecipazione come elemento centrale di una “democrazia ad alta intensità”. La partecipazione, ha spiegato Toso, non si esaurisce nel voto, “bensì richiede la pratica della democrazia, da parte dei cittadini stessi. Infatti, è tale pratica, ossia l’esercizio dei diritti, non solo di quello elettorale, ma anche di quelli correlati ad altre forme della partecipazione, a renderla viva e operante, in altri termini a renderla una democrazia ad alta intensità“. Riferendosi a figure storiche come Alcide De Gasperi, Toso ha ribadito che la democrazia non può ridursi a una mera formalità: “Senza un’assunzione di responsabilità da parte dei cittadini, la democrazia rischia di trasformarsi in sudditanza”.
Critiche al sistema attuale
Monsignor Toso ha denunciato alcune distorsioni del sistema politico italiano, come la legge elettorale con liste bloccate, che limita la competizione e la partecipazione, e il ricorso frequente a misure che accentuano il leaderismo, come il voto di fiducia e la decretazione d’urgenza. Tali pratiche, ha sottolineato, minano la vitalità democratica, svuotando di significato il ruolo del Parlamento e riducendo la possibilità per i cittadini di incidere realmente sulle decisioni pubbliche. “Lo stesso taglio dei Parlamentari – ha aggiunto – va considerato una misura demagogica che non ha migliorato la funzionalità e la centralità del Parlamento nell’attuale sistema costituzionale”.
Un nuovo umanesimo e una progettualità condivisa
Nella parte conclusiva del suo intervento, il vescovo ha richiamato l’importanza di un nuovo “umanesimo trascendente”, in grado di affrontare sfide epocali quali le crescenti disuguaglianze, la crisi del lavoro e l’emergenza educativa. Ha auspicato una maggiore capacità di fare rete e di costruire una progettualità solida, ispirata all’Insegnamento sociale della Chiesa, per restituire centralità ai valori fondamentali della convivenza democratica. “Alla luce di questo scenario – spiega -, in cui occorre riflettere sul ruolo da esercitare, da parte degli stessi cattolici, non è stato forse inutile riproporre, in una seconda edizione, il volume Chiesa e democrazia (Società Cooperativa Sociale Frate Iacopa, Roma 2025), con una nuova Premessa e una nuova Conclusione, centrata sul da farsi, su alcune linee guida”.
Un appello all’unità
Pur riconoscendo la complessità dell’attuale panorama politico, Toso ha lanciato un appello affinché si lavori per superare il mutismo e l’isolamento. “La storia sorprende sempre – ha detto – non poniamo limiti al futuro. Ma occorre agire con coraggio e visione, costruendo una nuova soggettività politica che sia capace di tenere insieme identità culturali e valori condivisi. Più sarà solida tale progettualità, alla luce dell’Insegnamento sociale della Chiesa, e più facilmente troverà le forme non soltanto sociali, anche partitiche, più adatte e congeniali alla propria realizzazione”.
Il testo integrale sul sito della Diocesi di Faenza-Modigliana














