Giovanissima e determinata, Alessia Aiello ha lasciato la sua Bagnacavallo per inseguire un sogno che l’ha portata, a soli ventuno anni, a lavorare in uno dei ristoranti storici di Parigi nell’iconico quartiere dell’Opéra. Tra sacrifici, sfide e nuove opportunità, Alessia ci racconta la sua esperienza.
Intervista ad Alessia Aiello

Alessia, com’è iniziata la tua avventura parigina?
Tutto è cominciato in modo inaspettato e imprevisto. Lavoravo al Cocoloco di Marina di Ravenna durante l’ultima estate prima di trasferirmi. Lì ho conosciuto due fratelli di Russi che frequentavano il ristorante e avevano in progetto di aprire un locale a Parigi. Cercavano personale e, dopo una breve chiacchierata, lo chef mi ha chiesto se avessi voglia di lavorare con loro. Non conoscevo questi ragazzi, li avevo visti solo un paio di volte, ma nel giro di due mesi ho deciso di partire. Mi hanno aiutata con il trasferimento e dato consigli fondamentali per iniziare. È stato un salto nel vuoto, ma sapevo che sarebbe stata un’occasione unica.
Qual è stato il tuo primo lavoro a Parigi?
Ho iniziato in un ristorante mediterraneo chiamato Cavalieri, un locale che proponeva piatti italiani, francesi e greci. È stata un’esperienza utile per ambientarmi e capire come funzionano le cose in una grande città come Parigi. Dopo un anno, però, ho deciso di cambiare e ora lavoro come pasticciera al ristorante Drouant, un’istituzione storica del quartiere dell’Opéra, aperta nel 1880.
Cosa ti ha spinta a intraprendere questa strada?
La passione per la cucina e la pasticceria è nata da giovane, anche grazie alla mia famiglia. Mia madre lavora in cucina, è stata sfoglina per diversi anni e ora è al Caffè Letterario di Ravenna. Ho frequentato l’istituto alberghiero di Cervia, indirizzo cucina, ma mi sono sempre interessata alla pasticceria. Dopo alcune esperienze stagionali in Italia, a Bagnara di Romagna e in un hotel a Cervia, sentivo il bisogno di mettermi alla prova in un contesto più stimolante.
I tuoi genitori come l’hanno presa?
Mi hanno sempre sostenuta e incoraggiata, ricordandomi però che questo è un mestiere che richiede sacrificio e abnegazione. Si lavora sempre e anche di più durante le feste, il sabato e la domenica. Hanno cercato di rendermi consapevole, questo sì.
Com’è lavorare al Drouant?
Il ristorante è organizzato seguendo la struttura delle vecchie brigate di cucina, con una gerarchia ben definita. In pasticceria siamo in sei: uno chef pasticcere, una sous chef, io e un collega come capi partita, due demi chef de partie e un apprendista che lavora con noi alcuni giorni a settimana.
Ti pesa un’organizzazione del lavoro così gerarchica?
No, affatto. La gerarchia è importante per distribuire compiti e responsabilità. C’è un ambiente collaborativo e sereno, che permette di imparare dai propri errori senza per questo sentirsi sotto pressione.
L’ambiente lavorativo com’è?
Multietnico e multiculturale: un mix ideale per la mia crescita umana e professionale e molto stimolante sul fronte della creatività
Hai notato differenze tra la pasticceria francese e quella italiana?
Assolutamente. La pasticceria francese richiede molta precisione, attenzione ai dettagli e tempi di lavorazione lunghi. Si lavora molto sui dolci al piatto, che combinano forme, consistenze e temperature diverse in modo elegante e visivamente accattivante. In Italia, invece, siamo più legati alla tradizione, anche se negli ultimi anni la pasticceria italiana si sta aprendo a tecniche e idee innovative.
Come ti trovi a Parigi?
All’inizio è stato uno shock passare da una piccola realtà come Bagnacavallo a una città così grande. Non parlavo bene il francese e mi sono dovuta adattare ai ritmi e al sistema complesso di una metropoli. Ho imparato la lingua ascoltando tutto ciò che potevo, persino gli annunci delle stazioni della metro, supportata dall’aiuto di alcuni amici che mi correggevano. Ora mi sento perfettamente a mio agio e adoro la multiculturalità di Parigi. È una città che offre infinite opportunità di confronto culturale e professionale.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Non ho ancora le idee chiare. Mi piace l’idea di restare a Parigi per imparare ancora nel mio attuale posto di lavoro, ma in futuro vorrei cambiare ancora per scoprire nuovi ambienti. Non mi sento ancora pronta, però, ad aprire una mia attività. Sogno un giorno di gestire una pasticceria che unisca le tradizioni italiane con tecniche e influenze internazionali.
Che cosa ti manca dell’Italia?
Mi fa rabbia pensare che nel nostro Paese non ho avuto le stesse opportunità che ho trovato in Francia. Qui gli orari e i contratti vengono rispettati, non si lavora in nero e c’è una maggiore attenzione ai diritti dei lavoratori. Sono partita con un salario minimo, ma grazie alla crescita professionale ora riesco a mantenermi dignitosamente, vivendo da sola, risparmiando e godendomi la città.
Cosa diresti a un giovane che vuole seguire il tuo esempio?
Di non avere paura di partire. È un’esperienza che apre la mente e ti permette di scoprire le tue capacità. Certo, è faticoso, ma quando fai ciò che ami, il lavoro diventa una passione. Non lavori mai un giorno della tua vita se ti dedichi a qualcosa che ti piace davvero.
Cosa ti ha insegnato questa esperienza?
Che non bisogna mai smettere di imparare. Ogni giorno è un’occasione per crescere, professionalmente e personalmente. Guardare al futuro con speranza e curiosità è la chiave per affrontare le sfide.
Barbara Fichera














