Raffaele Ricciardi, nuovo prefetto di Ravenna, ha incontrato oggi la stampa condividendo le sue prime impressioni sulla città e i progetti per il futuro.
La Romagna ce l’ha sulla scrivania dagli anni ’90 quando era vice consigliere alla Prefettura di Forlì. “Quando andai via, mi regalarono una Caveja che ho sempre tenuto sulla mia scrivania. A maggior ragione lo farò qui”, racconta il neoprefetto di Ravenna Raffaele Ricciardi, che si è presentato oggi alla stampa.
Mosaici, piadina e pallanuoto
Originario di Benevento ma con la famiglia a Bologna, Ricciardi è stato viceprefetto a Treviso, Alessandria e Padova e prefetto a Gorizia. Di Ravenna apprezza e conosce i mosaici (“Sono venuto come turista ma devo tornare a visitarli”), la piadina – squacquerone e rucola – e il palazzetto di Faenza, dove per anni si è allenato come portiere nell’allora Handball I Fiori.
“Una città importante, che ha avuto molti problemi”
“Territorio ricco e ospitale. Una città importante, di cultura, che recentemente ha avuto tanti problemi”: così vede Ravenna il nuovo prefetto che in mattinata ha già presieduto la prima riunione del Centro coordinamento soccorsi per l’allerta meteo in atto. “A breve ci saranno aggiornamenti – anticipa -. Ho avuto echi di quel che è successo qui con l’alluvione perché mio figlio è venuto, da volontario, a dare una mano nel 2023”.
In ascolto del territorio
I primi giorni da prefetto li passerà ad ascoltare, spiega: “Questa mattina ho avuto un vertice con le forze di polizia, domani incontrerò l’arcivescovo. Sono giorni per conoscere il territorio: fondamentali, perché si acquisiscono le informazioni sulle quali farsi un’idea per il lavoro”.
L’importanza di lavorare insieme: “Siamo in mare e la barca è una”
Ma una linea già la traccia: “Il prefetto non è da solo. Rappresenta il Governo. Siamo in mare e la barca è una. Solo se si rema tutti nella stessa direzione, raggiungerà un porto sicuro. Sono un uomo di sport, mi piacciono gli sport di squadra, si vince tutti assieme”.
Nessun posto è un’isola felice, sintetizza ancora Ricciardi, ma “qui c’è grande civiltà e senso della cosa pubblica. Nessuno butta una cartaccia per terra perché sente la città come casa sua. Poi ascolterò sindaci e amministratori”. La parola chiave, conclude, è “insieme”: “questo territorio ce l’ha già nel Dna”.














