Ho conosciuto Giancarlo al tempo delle scuole medie a Premilcuore. Poi la nostra frequentazione è continuata all’Istituto agrario di Cesena, dove eravamo costretti per ragioni logistiche a rimanere in collegio; una specie di convivenza “militare” che ci avrebbe preparato al servizio militare vero e proprio e alla vita. Ricordo che, pur essendo più grande di me, Giancarlo si distingueva tra gli altri, per non esercitare verso i più piccoli, quei “diritti” acquisiti dall’anzianità di presenza in quel luogo. I nostri destini si incrociarono nuovamente qualche anno più tardi, quando la Cantina Sociale di Forlì-Predappio, associata a Confcooperative, decise dopo avere potenziato la linea di imbottigliamento, di istituire un ufficio vendite affidando proprio a Giancarlo la funzione commerciale. Dopo qualche anno, la frequentazione divenne quotidiana, in quanto iniziò a collaborare con il nostro istituto di formazione Irecoop Emilia-Romagna nella sede di Forlì.

Un tessitore di rapporti

Dopo qualche anno, quando divenni segretario di Confcooperative Forlì- Cesena, assieme al direttore Giovanni Sansovini, decidemmo di affidare a Giancarlo il coordinamento del settore cooperative sociali. Erano anni in cui molte di queste realtà per motivi diversi, operavano ai margini dell’associazione. Avvicinarle e fare capire l’importanza di fare gruppo per raggiungere risultati migliori assieme, non era facile. Giancarlo, con pazienza e dedizione in un tempo relativamente breve, riuscì a ricostruire rapporti e a fare funzionare la federazione. Con il suo temperamento umile ma fermo riuscì in un lavoro che pareva impossibile; sapeva ascoltare, sapeva essere discreto e riservato, guadagnarsi la fiducia di tanti, non solo tra i dirigenti delle cooperative ma anche e soprattutto negli interlocutori istituzionali, verso i quali era necessario rappresentare le istanze delle imprese associate. Proprio pochi giorni fa un presidente di cooperativa mi ricordava, che anche quando gli si chiedeva di incontrare o relazionarsi con “personaggi” ritenuti inavvicinabili, lui con i suoi modi riusciva a procurarsi un appuntamento in cui facilitava poi l’interlocuzione. Giancarlo è stato un tessitore di rapporti, un fede- le servitore della causa cooperativa, una persona che utilizzava ogni mo- mento per portare la bandiera di Confcooperative. Seppure riservato, era lui che quando ne sentiva il bisogno o riteneva di potersi fidare, ti metteva a conoscenza di questioni personali. Provenendo da una famiglia numerosa, aveva imparato fin da piccolo a capire la convivenza e la costruzione dei propri spazi. Ho visto in lui, col passare degli anni, aumentare e svilupparsi quel sentimento di fede che i genitori e la famiglia fin da piccolo, gli avevano trasmesso. Credo che questo lo abbia aiutato nei momenti di difficoltà sul lavoro e soprattutto durante la malattia. Caro Giancarlo, ora che tu vedi la Luce, aiutaci a compiere nel migliore dei modi, il cammino terreno che ci rimane, prima di reincontrarti.

Pierlorenzo Rossi