Giornata Pro Orantibus: il 21 novembre Chiesa in festa per la vita claustrale
Una giornata di preghiera per chi vive nella preghiera. È questo il senso della “Giornata Pro Orantibus” voluta da Pio XII nel 1953 e che da allora la Chiesa celebra ogni anno il 21 novembre, memoria liturgica della presentazione di Maria al Tempio. I fedeli di tutto il mondo sono invitati a rendere grazie al Signore per il dono della vita claustrale, e in particolare per tanti fratelli e sorelle che nei conventi di clausura di tutto il mondo contribuiscono all’edificazione del Regno di Dio elevando al Signore una preghiera incessante e continua. Ecco tutti gli appuntamenti per chi volesse pregare insieme alle comunità monastiche il 21 novembre prossimo:
A Modigliana: alle 8.00 Eucaristia, 18.00 Vespri e Adorazione eucaristica
A Gamogna: alle 7.00 Lodi, 12.00 Ora media, 18.00 Vespri e Adorazione eucaristica
A Sant’Umiltà: alle 7.00 Lodi, dalle 8.00 Adorazione eucaristica fino alle 20. 17.30 Rosario, 18.00 Vespri, 18.30 Eucaristia
All’Ara Crucis: 18.30 Eucaristia insieme alla comunità dei propedeuti. Presiede don Mattia Gallegati.
Le testimonianze delle monache sulla loro esperienza di preghiera e contemplazione
Ormai a conclusione dell’Anno della Preghiera voluto da papa Francesco in preparazione al Giubileo, abbiamo chiesto a ognuna delle sorelle monache della Diocesi: ma che cos’è per te la preghiera? È emerso un colorato mosaico, che condividiamo con lieta gratitudine.
Dal Monastero Santa Maria Maddalena di Modigliana
La preghiera secondo S. Agostino:
«Il tuo desiderio è la tua preghiera. Se il tuo desiderio è continuo, la tua preghiera è continua.
Il raffreddamento della carità è il mutismo del cuore; la fiamma della carità è il grido del cuore. Se la carità è senza posa, senza posa tu gridi. Se tu gridi senza posa, senza posa anche tu desideri».
La preghiera secondo le nostre sorelle agostiniane:
«È il sospiro amoroso del cuore verso Dio» (Sr. M. Lourdes)
«È il respiro dell’anima e vita di comunione e d’amore con Gesù» (Sr. M. Nazzarena)
«È il momento quando io guardo Gesù e Lui guarda me» (Sr. M. Cecille)
«È un dialogo di amicizia con Gesù nel Padre » (Sr. M. Rita)
«È l’incontro amoroso con Dio» (Sr. M. Lorenza)
«È lasciarsi amare dal Padre e vivere ogni momento della vita con gioia e gratitudine» (Sr. M. Carmela)
«È un momento di unione personale con Dio in Cristo, a modello di Maria» (Sr. M. Benedetta)
«È un momento di intimità col Padre per lodare, ringraziare e invocare i suoi doni con tutto il cuore» (Sr. M. Bernadette)
«È ascoltare la parola di Gesù» (Sr. Carla Maria).
Dall’Eremo San Barnaba di Gamogna
La preghiera secondo fr. Pierre-Marie Delfieux: «Nella preghiera tu incontri Dio, lo ascolti, gli parli, accogli il suo amore e gli rispondi.
Attraverso la preghiera giungerai a conoscere e a costruire te stesso, farai luce sul tuo cammino e fortificherai il tuo cuore. Per mezzo della preghiera comprenderai e incontrerai gli uomini più intimamente e li potrai aiutare nel profondo del loro essere e così giungerai in questo mondo alla più grande efficacia. Per il Signore, per il mondo e per te, veglia e prega senza sosta. Non c’è impegno più bello, affidato all’uomo, della contemplazione».
La preghiera secondo le nostre sorelle delle Fraternità monastiche di Gerusalemme:
«È stare con Dio. La preghiera si rivolge sempre a Dio: preghiera di intercessione, comunitaria e in solitudine. È ascolto di Dio, contemplazione silenziosa» (Sr. Anne-Emmanuel).
«È mettersi alla presenza del Signore e lasciarsi amare da Lui. A volte pregare è arido, ma è come lanciare l’ancora in Cielo e da lì ci viene sempre speranza, forza, tenerezza, gioia e fede» (Sr. Giovanna)
Dal Monastero S. Umiltà di Faenza
La preghiera secondo S. Umiltà:
«O mio dolcissimo Cristo, che sei tutta la mia speranza: vieni a me, non tardare, visita il mio cuore che ha molto bisogno del tuo divino amore. Impregna il mio cuore e la mia mente della tua grazia divina, così che l’anima sia avvinta e arda sempre di te… Avvincimi col tuo amore, fuoco soavissimo, che spargi rugiada e fai germogliare la terra arida; la terra che tu fecondi può ben dirsi beata per il frutto benedetto. Vieni presto, Gesù, dolce amante; non tardare. Stringi con me una nuova amicizia, ornata coi soli fiori dell’amore, perché ogni uomo ne gusti il profumo e tutto sia a lode di te. Gesù dolcissimo e splendente, fiamma d’amore, con il tuo amore infiammami e rendimi luminosa come una fiaccola che possa illuminare ogni oscurità».
La preghiera secondo le nostre sorelle benedettine vallombrosane:
«È lasciarmi amare dal mio Dio e mio Tutto» (Sr. Gian Paola)
«È il mio modo di relazionarmi con Dio, dove non solo parlo con Lui, ma Lo ascolto anche. È il mio modo di rinnovare la mia vita spirituale» (Sr. Catherine)
«È la mia arma e la medicina che non posso comprare ed è un rapporto molto personale e unico tra me e Dio» (Sr. Aitihun)
«È la comunicazione con Dio, una comunione amorevole con il creatore del cielo e della terra» (Sr. Banrishamery)
«È il cibo del mio essere spirituale che soddisfa e rafforza il mio cuore affamato e stanco» (Sr. Airesphulmery)
«È un dialogo personale e un incontro con il Divino che porta alla trasformazione interiore ed esteriore» (Sr. Bandahun)
«È l’arma più grande e più importante di tutte le battaglie della mia vita» (Sr. Barisuk)
«È la migliore medicina della mia vita, senza preghiera la vita non è niente. Attraverso la preghiera potrei decidere tutto» (Sr. Ibadaries)
«È un desiderio che nasce dal mio cuore nel cercare la misericordia e la grazia del Padre» (Sr. Pdianghunlang)
«È la comunicazione con Dio attraverso il ringraziamento, l’adorazione e l’intercessione. Nella preghiera, riconosco Dio come l’unico padrone della mia vita» (Sr. Martina)
«È il momento migliore della mia vita, quello in cui posso esprimere a Dio tutti i miei sentimenti» (Sr. Aitidaris)
«È lasciare che Dio parli nel silenzio del cuore; è sentirsi responsabili dei Suoi sogni» (Sr. Lea)
«È cercare di entrare in relazione, in dialogo con Dio Padre, il Suo Figlio Gesù e la Madonna» (Sr. Nair)
«È un cuore in ascolto, perché io possa vivere ogni giorno nella fedeltà al Tuo Amore, o Signore». (Sr. Alice)
«È l’incontro del cuore con ogni Persona della Santissima Trinità, da cui ci si sente amati » (Sr. Letizia)
«È un riposo interiore, che mi permette di ascoltare Dio, solo Lui». (Sr. Mirella)
«È dimenticare se stessi per se stessi per immergersi nella Pace di Dio» (Sr. Cristina)
«È unione con Dio, parlare con Lui che ti ama tanto e ti perdona sempre» (Sr. Vittoria)
«È abbandonarsi all’Amore crocifisso» (Sr. Vincenza)
Dal Monastero Ara Crucis di Faenza
La preghiera secondo padre Domenico Galluzzi op:
«È luce, rugiada, ossigeno che fa – tempore opportuno – fiorire i fiori della Grazia. È ricevimento, dimora, ospitalità, colloquio, scambio di doni; è fusione di spirito, comunione, programmazione di vita: noi con Dio e Dio con noi.
Dalla preghiera si esce rinnovati nella mente, nel cuore, nella coscienza, nella volontà e fatti coro liturgico che loda Dio, esalta lo spirito ed edifica il prossimo».
La preghiera secondo le nostre sorelle domenicane:
«All’inizio è stata incontro con Gesù. Poi molto di più: presenza nella quale vivo con fedeltà e libertà» (sr. Caterina)
«Ogni giorno mi sento onorata di partecipare al coro universale della Chiesa con la salmodia che unisce cielo e terra» (sr. Angelica)
«È entrare spiritualmente nel Cuore di Gesù per dire con il suo amore, con la sua tenerezza, con la sua voce: – Padre nostro! » (sr. Agnese)
«Oggi è per me ricevere, accogliere, ringraziare, affidarmi» (sr Emanuela)
«È ripetere: – Signore, cambia me! Ed essere disponibile a lasciarmi trasformare davvero “per loro”: per i sacerdoti, per i discepoli, per tutti» (sr. Elisabetta)
«È immersione nel Mistero, silenzio di contemplazione che abbraccia il mondo» (sr. Paola)
«È Lui ed io: guardarsi e capirsi, desiderio d’incontrarsi, restare insieme comunque, sorprendersi con visite inattese, poter contare l’uno sull’altro» (sr. Nazarena)
«È scoprire di essere la gioia di Dio» (sr. Benedetta)
«È andare al cuore delle cose, assaggiare la Pasqua, ricevere occhi nuovi, sbilanciarsi nello spazio del sì. Mai soltanto per me» (sr. Maria Elisa)
«È scegliere di stare con il Signore, presenza viva, in ogni cosa della giornata, disposta ad ascoltarlo, a parlargli, a servirlo con affetto profondo» (sr. Irene)
ll saluto alle sorelle di San Maglorio
Le sorelle camaldolesi hanno da poco lasciato il monastero di Faenza, dopo secoli di bella e luminosa presenza. Le famiglie abitanti nei pressi del monastero dicono, con un velo di tristezza, che non suona più la campana, quella campana che dalle prime ore del mattino alla sera, risuonava nel colle di Celle: scandiva i tempi della preghiera e del lavoro delle monache, come in un caldo abbraccio, per raggiungere ciascuno, e dare quel segno particolare di unione con tutti, per innalzare il pensiero a Dio. Un’altra campana è diventata silente, insieme a tanti campanili che sono rimasti senza sacerdoti. Le sorelle camaldolesi tornano in Africa e qualcuna si fermerà a Poppi o a Roma, dove si uniranno ad altre comunità monastiche, per vivere secondo la Regola di San Benedetto, “sette volte al giorno io ti lodo” La preghiera ravviva la speranza che il Padre possa mandare operai nella sua messe, per rafforzare le radici della Fede, così ricche in questo territorio: il fondatore dei camaldolesi, san Romualdo, nacque a Ravenna. GRAZIE, o Padre, che ci hai donato centinaia di sorelle oranti, molte delle quali formano in Cielo un corteo interminabile: facciano scendere su di noi petali di grazie affinché si rinnovi la vita eremitica, cenobitica nonché la missione del “nulla anteporre all’Amore di Cristo”. Con gratitudine, le sorelle benedettine vallombrosane di Santa Umiltà














