Fluire. È questo il nome, evocativo, che hanno scelto gli abitanti del forese faentino per il neonato comitato che raggruppa i cittadini alluvionati di diverse frazioni. Il comitato si è costituito ufficialmente il 14 ottobre scorso, con una settantina di persone presenti alla prima assemblea e un direttivo formato da otto persone. «Il territorio però è molto vasto e quindi – afferma la presidente Elena Gallina – siamo già saliti a 140 partecipanti e ci aspettiamo possano aggiungersi altre persone perché vediamo che c’è voglia di partecipare attivamente e portare le proprie istanze».

Il comitato del forese: “da noi l’alluvione ha fatto meno notizia”

Fluire, comitato categoricamente apartitico, rappresenterà le frazioni di Fossolo, Pieve Cesato, Prada, Granarolo, Pieve Corleto, San Giovannino, San Barnaba, Basiago, Saldino, Ronco, Albereto, Reda e Formellino.
Già, perché il fiume Lamone a maggio ’23 e poi a settembre ’24 non ha provocato danni solamente alla città, ma è tracimato in diversi punti nel forese, dove «l’incidenza abitativa – continua Gallina – è inferiore e forse per questo i danni causati dal fiume hanno fatto meno notizia. Tante persone nel forese non si sono sentite considerate né a maggio ’23, quando arrivarono i primi elicotteri su Prada solo la sera del 17 maggio, né a settembre scorso quando a Fossolo diverse abitazioni si sono allagate per la mancata predisposizione di sacchi di sabbia, come invece era avvenuto nel 2023». Il Lamone però non ha esondato solo a Fossolo, ma ha tracimato anche «a Pieve Cesato – prosegue Gallina – nell’area tra il fiume e via Ravegnana, dove si era intervenuti per mettere mano agli argini solo qualche giorno prima dell’evento alluvionale di settembre, quindi a sedici mesi di distanza dall’alluvione del 2023». Nuova esondazione registrata anche a Saldino, «in un tratto boscoso e non pulito a dovere», sottolinea la presidente di Fluire.

“Danni anche qui tra sconcerto e spavento”

«Sono purtroppo evidenti delle mancanze e anche se il forese è una zona dove le persone sono abituate a rimboccarsi le maniche e lamentarsi di meno i danni ci sono stati e tutt’ora le persone sono molto spaventate, arrabbiate e sconcertate, di fronte a un rimpallo di responsabilità che non può diventare la norma. Siamo gli ultimi cittadini a essere toccati dalla piena, ma questo non può significare essere residenti di serie B». Nasce da queste motivazioni la scelta di costituire un comitato per interfacciarsi con l’amministrazione e tutti gli enti che hanno competenze relativamente al fiume, come la Regione Emilia-Romagna e l’Autorità di Bacino.
«Sappiamo – continua Gallina – che non esistono soluzioni semplici e immediate, ma vogliamo iniziare a dare delle risposte ai residenti del forese. Le persone hanno il diritto di essere informate sugli interventi previsti sugli argini del Lamone, sapere se è stato fatto un attestato di rischio relativo al fiume e se c’è una mappatura puntuale dell’emergenza. Vogliamo inoltre sapere a quali enti dobbiamo inoltrare delle segnalazioni e con quali tempistiche aspettarci che vengano prese in carico. Serve – sottolinea la presidente Gallina – una progettualità condivisa e ragionata che abbia come obiettivo la messa in sicurezza del territorio e di chi lo abita».

Fondamentali i Piani Speciali

A questo proposito entrano in gioco i Piani speciali, nella loro versione definitiva. Il documento è considerato fondamentale per dare una svolta al processo di messa in sicurezza e ricostruzione, nel faentino e in Romagna. «Vogliamo sapere i progetti che saranno inseriti in questo Piano speciale e se possiamo dare concretamente una mano visto che nel forese abitano persone che hanno mezzi e competenze e che già dopo l’alluvione del 2023, molto spesso dopo aver ripristinato le proprie abitazioni, hanno messo a disposizione della città i propri mezzi agricoli e il proprio lavoro». Fluire va dunque ad aggiungersi agli altri comitati cittadini (Borgo e via Sarna, via Ponte Romano, zona Bassa Italia, Borgotto, Orto Bertoni) con cui «c’è tutta l’intenzione di collaborare, per raggiungere alcuni obiettivi comuni».
Il comitato ha deciso di non avere una sede fissa per le assemblee ma «di spostarsi, di volta in volta tra le frazioni, conclude Gallina, in modo che tutti possano sentirsi rappresentati».

Samuele Bondi