La sua battaglia non nasceva da una superficiale rivolta, ma era ben radicata nella profondità evangelica, espressa in oltre 60 opere spirituali, fra cui restano celebri l’autobiografia La Montagna delle sette balze e Semi di Meditazione. Con questa mia presentazione vorrei evidenziare l’attualissimo messaggio di un’opera postuma, bloccata negli anni 40, edita non molti anni fa, cioè La pace nell’epoca post-cristiana.

La vita di Thomas Merton

Thomas Merton, figlio di due artisti girovaghi, nasce per caso nei Pirenei francesi, ma ben presto resterà con un fratellino, orfano. Ecco l’incipit della autobiografia: «Il 31 gennaio del 1915, in un anno di grande guerra venni al mondo. Fatto a immagine di Dio, quindi libero per natura, fui schiavo della violenza e dell’egoismo ad immagine del mondo in cui ero nato. Quel mondo era il quadro dell’inferno, pieno di uomini come me, che amavano Dio eppure lo odiavano, e, nati per amarlo, vivevano nel timore e nella disperazione di contrastanti appetiti». Dopo una giovinezza movimentata, affascinato da Cristo e dal vangelo, nel 1938 riceve il Battesimo e poco dopo, abbraccia la vita austera dei frati trappisti nel Monastero del Getsemani, nel Kentucky. Solitudine e contemplazione non lo distolgono dal tema della pace. Scrive in Passion for Peace: «Il compito del cristiano in questa crisi è di combattere con tutta la propria forza e intelligenza, con fede, speranza in Cristo e amore verso Dio e l’uomo, per compiere l’unico servizio che Dio ci chiede, di fare nel mondo di oggi. Il compito di lavorare per la totale abolizione della guerra». Nel 1939 ebbe un incontro che lo segnò e lo incoraggiò, con il filosofo cristiano Jacques Maritain: «Con Maritain scambiai poche parole convenzionali, ma da quel francese gentilissimo, un po’ curvo e con molti capelli grigi, ricevetti l’impressione di un’immensa benevolenza, di semplicità e di bontà. Mi allontanai con una profonda sensazione di conforto al pensiero che sulla terra vi fossero ancora persone come lui».

L’obiezione di coscienza

Momenti come questo formarono il giovane Merton e lo condussero al passo dell’obiezione di coscienza: «Chiedo di non combattere, così da non dover uccidere uomini creati a immagine di Dio; quando è possibile, desidero obbedire alla Legge, servendo i feriti e soccorrendo chi è in necessità» (Run to the mountain). In una lettera a Erich Fromm del 1955: «Mi sembra che non ci possano essere condizioni che giustifichino la legittimità di una guerra atomica: l’assioma Non sunt facienda mala ut eveniant bona si applica qui più che in altri posti. Di conseguenza, sono d’accordo con te per quanto riguarda l’atomica. Mi oppongo con tutte le forze della mia coscienza». Un’impressionante pagina dalla citata opera postuma: «Dovrebbe essere ovvio, dalla confusione morale e mentale del nostro tempo che la presente crisi mondiale e’ ben peggiore di un puro conflitto politico ed economico. Va molto al di la’ delle ideologie. É una crisi dello spirito umano. É uno sconvolgimento morale della razza umana che ha perso le proprie radici religiose culturale. Cerchiamo la causa di questo male e la troviamo qua o là, in una particolare nazione, categoria ideologica e sistema. E scarichiamo su questo capro espiatorio la forza virulenta del nostro odio, misto di paura e angoscia, sforzandoci di sbarazzarci del nostro terrore e della nostra colpa, distruggendo l’oggetto che abbiamo in modo arbitrario scelto come incarnazione del male. Lungi dal curarci, questo è solo un altro parossismo che aggrava la nostra malattia. Il male morale del mondo è dovuto all’alienazione dell’uomo dalla verità più profonda, dalla fonte della vita spirituale più interiore e alla sua alienazione da Dio. Coloro che si rendono conto di questo, tentano disperatamente di persuadere e illuminare i loro fratelli. Viviamo in un mondo post-cristiano e irreligioso in cui il messaggio cristiano è stato ripetuto più e più volte finchè è arrivato a sembrare vuoto. Perchè la novità spirituale del cristianesimo si è logorata in 20 secoli? Perché le persone hanno già sentito il Vangelo e sono stanche di esso? O è forse per secoli il messaggio è stato travisato e contraddetto dalla condotta degli stessi cristiani? Bisogna ammettere che se il Vangelo della pace non risuona più in modo convincente sulle labbra dei cristiani, può essere proprio perché hanno cessato di dare un esempio vivente di pace, unità, amore. Come ha affermato il Cardinal Newman, le più grandi vittorie della Chiesa furono riportate tutte prima di Costantino, nei giorni in cui non c’erano eserciti cristiani e quando il vero soldato cristiano era il martire, la cui testimonianza a Cristo era non violenta. Furono i martiri a conquistare Roma a Cristo. Per quanto tempo riuscirono i crociati a tenere Gerusalemme? Questa è la conclusione: il cristiano è tenuto a operare per la pace, lavorando contro la dissoluzione e l’anarchia globali. Il cristiano deve capire che la sua missione non è contribuire alle cieche forze distruttive di annientamento che tendono a distruggere la civiltà e insieme l’umanità. Deve cercare di costruire piuttosto che distruggere. Non è più ragionevole nè giusto lasciare tutte le decisioni a una élite di potere largamente anonima, che ci sta conducendo tutti, nella nostra passività, alla rovina. Dobbiamo farci sentire. Ogni individuo cristiano ha la seria responsabilità di protestare chiaramente contro orientamenti che conducono a crimini che la Chiesa disapprova e condanna. L’ambiguità, l’esitazione e il compromesso non sono più ammissibili. Dobbiamo trovare un modo nuovo e costruttivo per risolvere le dispute internazionali». Negli anni della guerra fredda aveva scritto agli amici: «La radice della guerra è la paura».

Come morì Thomas Merton

Il 10 dicembre 1968, per un guasto elettrico, si disse, attribuito a un phon – ma Merton era calvo – o a un ventilatore, si concluse a 53 anni la vita intensissima del monaco contemplativo e attivo americano, mentre si trovava a Bangkok per un convegno di riflessione culturale ed ecumenica, presente anche il politico, futuro monaco, Giuseppe Dossetti. L’alfiere della pace, Thomas Merton, per la sua impietosa missione contro la guerra, infastidiva molti, e non solo i suoi confratelli monaci, ma era tuttavia apprezzato dal papa Giovanni XXIII e da Paolo VI.

Dante Albonetti