E’ lì da quasi un mese, ed è già diventata la mascotte dei ragazzi del liceo. La finta testa mozzata sottovetro, riposta nella nicchia della parete esterna del Dopolavoro ferroviario di Faenza, è ormai parte integrante dell’arredo urbano. Mentre mi fermo a fotografare il vasetto dell’orrore, intorno a me i ragazzi appena usciti da scuola sghignazzano. “Lo vediamo tutti i giorni – raccontano – e non è più una novità per noi. Lo consideriamo il nostro portafortuna. A dargli un nome, non non ci abbiamo nemmeno pensato, sarebbe troppo cringe“. Si avvicinano, ma guai a toccarlo forse per scaramanzia o forse perché, ormai, i faentini ci si sono affezionati.

Il manufatto abbandonato forse dopo la festa di Halloween

Costeggiando a piedi via Santa Maria dell’Angelo lungo i muri esterni del Dopolavoro ferroviario, si può scorgere la piccola nicchia con facilità: dentro c’è un vasetto simile a quello che si usa per sottoli e sottaceti casalinghi e, a uno sguardo distratto potrebbe sembrare una marmellata andata a male buttata lì, piuttosto che nel vicino cestino dei rifiuti. Fermandosi un attimo, però, si vede bene la finta testa mozzata immersa in un liquido verdognolo. Essere tratti in inganno è impossibile, perchè il vasetto sarà alto al massimo 15-20 centimetri, troppo pochi per contenere qualcosa che somigli ad una testa umana. A chi sia venuto in mente di poggiare proprio lì il manufatto non è dato sapere e forse un pò di mistero non guasta.

Al Circolo ferrovieri ricordano la festa nella notte di Halloween che si è tenuta nei locali interni. Forse, al termine della serata, qualcuno ha pensato bene di lasciare un “ricordino”. La nicchia, effettivamente, sembra fatta apposta per contenere il piccolo manufatto artigianale. Per chi volesse cimentarsi nell’impresa basta poco: una foto raccapricciante, stracci, liquido per conservarlo e un vaso di vetro. Non serve neppure la chiusura ermetica, anzi, i batteri che normalmente si generano fanno il resto.

Barbara Fichera