Prosegue fino al 24 novembre la mostra “diffusa” di Ettore Frani, tra le due sedi del Museo Diocesano di Faenza e dell’ex convento San Francesco di Bagnacavallo. L’esposizione è curata da Giovanni Gardini, direttore del Museo diocesano di Faenza, e Paola Feraiorni per quanto riguarda le opere esposte a Faenza e ha per titolo Luminosa. La stessa Feraiorni insieme a Massimo Pulini ha curato la mostra presso l’ex convento di San Francesco di Bagnacavallo, che ha per titolo Verso la gioia.

“Verso la gioia”: il mondo interiore di Ettore Frani

«Le opere di Ettore Frani sono abissi assoluti di luce – spiega Gardini -. Sono soglie da varcare, orizzonti di senso, paesaggi dell’anima in cui è prezioso sostare. Attraverso i suoi quadri e disegni Frani offre allo spettatore la possibilità di entrare nel suo mondo interiore, spirituale, in quell’universo indissolubilmente condiviso con Paola Feraiorni, sua musa e compagna di vita». Secondo Gardini Frani «invita chi si accosta al suo lavoro ad avere uno sguardo elevato. Nella sua concezione tutto ciò che lo circonda è chiamato ad una dignità altissima, all’unità. Avvicinarsi alle opere di Frani non può essere fatto con distrazione o superficialità. Se c’è una responsabilità nell’arte – precisa Gardini – questa non riguarda solo l’artista, ma anche il fruitore che è invitato ad andare oltre il visibile. I suoi lavori custodiscono il fuoco di una domanda altissima sul destino dell’uomo, sull’esistenza, sulla morte». Frani con le sue opere attraversa mondi, quello dei vivi e quello di chi contempla l’eternità, tenendoli uniti nella consapevolezza che c’è appena un velo leggero a dividere queste esistenze.
Tutta l’opera di Frani è una «ricerca incessante della luce – spiega Gardini – dove il nero, l’unico colore ammissibile, definisce insieme ad essa i volumi, le profondità, le forme. Mai nero è stato così luminoso come nei suoi dipinti». In essi paiono risuonare le antiche parole dell’Exultet, La notte splenderà come il giorno. Se questa vittoria della luce sulle tenebre pervade tutta la sua pittura – dove la notte non necessariamente possiede un’accezione negativa, ma può essere condizione necessaria e benevola, «Luminosa – precisa il curatore della mostra – è un’installazione composta da 12 volti femminili che sprigionano una luce incandescente e da Pupilla, astro luminosissimo che rifulge nella notte, puro e vibrante. Pupilla è sguardo dall’alto, amante e pieno di grazia, che misura e perdona, che palpita di commozione». Un pulviscolo luminoso circonda il suo centro di luce, impalpabile, eppure così tenace e concreto. «A questa intensità che squarcia la notte – conclude il direttore del Museo diocesano – scintilla originaria e originante, si rivolgono le 12 Luminose, e in essa vengono ricondotte all’unità. La Luce è una e Luminosa è l’anima dell’amante in cerca dell’amato. Questa fragile e preziosa luminescenza – data da infinitesimali scalfitture della materia pittorica, dove la luce è data per sottrazione – manifestandosi con maggiore o minore intensità – accompagna in vario modo le singole presenze, verso una quieta armonia. Frani educa l’osservatore a non avere timore e ricorda a tutti la vocazione più alta alla quale si è chiamati: dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita. Luminosa altro non è che un invito deciso a nascere dall’alto. Luminosa è cammino verso la gioia».