Il dato più eloquente che spicca, anche in questa tornata elettorale, è la disaffezione degli elettori verso la politica e i suoi rappresentanti. Le “temperature glaciali” dell’affluenza alle regionali non possono non sollevare ragionamenti e approfondimenti. Prova a farli Andrea Baravelli, ravennate, professore associato all’Università di Ferrara, studioso delle organizzazioni politiche e dei linguaggi. “Mi fa molto riflettere il fatto che una regione come l’Emilia-Romagna, che è sempre stata esempio di grandissima partecipazione al voto, si sia allineata al trend generalizzato ormai non soltanto in Italia ma in tutti i Paesi occidentali. Racconta il venir meno di una presunta diversità come concezione e come partecipazione, stiamo rapidamente trasformandoci in qaulcosa di altro non necessariamente migliore. Di sicuro c’è che la politica, fosse seria, dovrebbe prenderne atto. La mancanza di partecipazione è ben più di un campanello d’allarme per una politica ormai ritenuta come inutile, incapace e poco interessata a risolvere i problemi. E’ una disaffezione profonda che per adesso non si è trasformata in una ondata populitsa, ma che ha tutto per diventarlo”.

Per il professor Baravelli il problema dell’attuale situazione, di una cittadinanza sempre più lontana dalla politica e da chi dovrebbe rappresentarla, è “la mancanza di una vera offerta poltitica – osserva -, la sterilità da parte dei cosiddetti partiti. E’ anni che questa tendenza è in moto e da amante della politica le rimprovero di avere fatto finta di niente per molto tempo”.

Massimo Montanari