L’election day ha determinato una vittoria nettissima di Donald Trump, candidato del Partito Repubblicano, che ha vinto sia tutti gli Swing States, sia il popular vote. L‘esito era prevedibile, se si pensa che, in tutti i sondaggi, gli Americani, con una larga maggioranza di oltre il 60% disapprovavano la presidenza Biden, e ritenevano che il Paese andasse nella direzione sbagliata. Le ragioni che hanno determinato la vittoria di The Donald sono a mio parere le seguenti.

L’analisi della vittoria di Trump

In primo luogo l’economia: molti americani, a causa dell’inflazione e dell’aumento dei tassi bancari, sono sempre più in difficoltà a comprare generi di prima necessità (groceries) e un’abitazione. Inoltre, molti operai si sono sentiti indifesi dalla ventilata costruzione, da parte di grandi gruppi europei e cinesi, di fabbriche in Messico, al confine con gli Stati Uniti, che poi avrebbero esportato i prodotti in America costringendo alla chiusura le fabbriche statunitensi. Bernie Sanders, leader dell’ala sinistra democratica ha detto che i Democratici hanno da tempo abbandonato gli operai e quindi gli operai hanno abbandonato i Democratici.

Poi la questione dell‘immigrazione. L’ingresso illegale nel Paese di migliaia dei peggiori criminali, che hanno commesso reati gravissimi a danno di cittadini inermi, nonché la diffusione di una droga letale, il fentanil, che ha causato la morte di molte persone, tra cui giovani, hanno determinato un diffuso senso di insicurezza (accresciuto anche dalla diminuzione dei fondi alla polizia). Le modalità del ritiro americano dall’Afghanistan del 2022, con l’abbandono della base di Baghram, a poco più di un’ora di volo dalla Cina, e l’abbandono di milioni di donne afghane alla tirannia talebana, sono state percepite come una vergogna nazionale.

Altro non irrilevante aspetto che ha influito sul risultato è l’aspirazione alla pace. Sempre più persone sono contrarie alle spese militari a favore dell’Ucraina e sono critiche nei confronti delle stragi di innocenti a Gaza. Non è un caso che i leader arabo musulmani d’America siano intervenuti nei comizi di Trump per invitare a votare repubblicano.

Inoltre, non possono essere taciuti certi eccessi laicisti e di cultura woke. Ad esempio, le parole di Kamala Harris, secondo cui è sbagliato augurare il Merry Christmas, e l’iniziativa di voler abolire il Columbus Day per sostituirlo con una giornata di ricordo dei crimini coloniali, hanno indotto molti elettori a votare repubblicano. Il voto dei Cattolici si è indirizzato in larga parte verso i Repubblicani, anche per la presenza del vice presidente J.D. Vance, cattolico.

Non possiamo infine tacere che il presidente Trump ha subito ben due tentativi di assassinio.

Sotto questi profili le soluzioni proposte da Trump, sono apparse ispirate al common sense, e alla tutela dei ceti più deboli, e pertanto molto più convincenti, e in particolare:

– l’utilizzo delle fonti energetiche presenti in massa nel territorio statunitense;

– l’imposizione di dazi ai prodotti stranieri e viceversa la detassazione degli investimenti negli Stati Uniti;

– una profonda sburocratizzazione;

– la chiusura del confine e l’espulsione dei criminali entrati illegalmente;

– una politica estera meno interventista e più orientata alla pace.

La campagna elettorale democratica, basata sul richiamo ai diritti e al massiccio intervento dello star system, non ha prodotto risultati apprezzabili.

Merita di essere menzionata la politica energetica di Trump, fortemente contraria al green new deal e alle auto elettriche (che peraltro pongono terribili problemi etici dovuti all’estrazione del cobalto nelle miniere del Congo, nelle quali vengono utilizzati bambini giovanissimi, e che causa gravissime forme di inquinamento nel Katanga). Certe sue posizioni, ispirate al negazionismo del cambiamento climatico, quando invece il Pianeta ha superato da soglia di riscaldamento di 1,5 gradi, non appaiono assolutamente condivisibili.

In queste elezioni, va colto un grande elemento di novità: il partito repubblicano è diventato un movimento inclusivo aperto alle minoranze dei neri, latinos e arabi, il movimento Maga (Make America Great Again), che cerca di ricostruire la grandezza dell’America guardano soprattutto al suo interno (America first).

Vedremo se l’amministrazione Trump saprà mantenere le promesse.

Ritengo che questo esito elettorale debba spingere l’Europa a cercare di essere sempre più coesa, sulla base di quei principi che ne costituiscono il fondamento: democrazia, pace, libertà e prosperità, e in generale chi fa politica a parlare di temi concreti, che incidono sulla vita delle persone, e a cercare soluzioni che possano unire, senza estremismi.

Paolo Castellari