Cambiamento climatico e alluvioni interrogano anche l’agricoltura. C’è chi però le domande se le pone da tempo, adattando il suo modo di coltivare e rendendolo sempre più sostenibile. Sono alcuni degli agricoltori associati a Coldiretti, intervistati da Risveglio Duemila. Di questo parla anche la 74esima Giornata nazionale del Ringraziamento dal titolo “La speranza per il domani: verso un’agricoltura più sostenibile”, celebrata domenica 10 novembre anche in provincia di Ravenna ed organizzata da Coldiretti.

Coltivazione biologica e inclusione sociale: l’esperienza di Aldo Grassi

Aldo Grassi è responsabile del reparto agricolo di Mater Naturae, azienda agricola biologica che fa parte della cooperativa sociale San Vitale.«Abbiamo circa quattro ettari a Borgo Montone e tre dipendenti – spiega Grassi – di cui due sono con disabilità.

Poi c’è la consegna a domicilio dei prodotti, in cui lavorano un gruppo di persone svantaggiate e alcune educatrici».

Sono circa 60 le specie di ortaggi e frutta che vengono coltivati su terreni che rispettano il regolamento comunitario di certificazione biologica. «Non utilizziamo antiparassitari di origine chimica o sintetica, solo quelli naturali, come gli estratti di piante o minerali come rame, calcio, o di origine biologica, come funghi, batteri.

Facciamo la rotazione “sovescio”: produzioni che quando sono nel pieno della fioritura vengono tranciate e inserite nella terra perché la concimino. Poi ricorriamo a prodotti organici vegetali. Con questo tipo di lavorazione si conserva meglio la pianta e ne trae giovamento anche il terreno».

Sfide climatiche: il riscaldamento globale e i nuovi parassiti

Il riscaldamento globale, purtroppo, non risparmia nemmeno le aziende biologiche. «Quando ho iniziato, 16 anni fa, non avevo problemi nella coltivazione conclude Grassi -. Negli ultimi due anni invece è stato talmente caldo che molte piante sono bruciate. C’è poi il problema delle nuove specie di insetti che sono arrivati e che danneggiano le piante. Si doveva cominciare 40 anni fa ad investire sul biologico e sostenibile.

Oggi non è più sufficiente pulire gli argini o fare altri tipi di interventi pur necessari. Ognuno di noi però può migliorare il proprio il modo di approcciarsi alla natura e di consumare».

Innovazione tecnologica: irrigazione mirata e pannelli fotovoltaici. La sfida di Lorenzo Pezzi

Lorenzo Pezzi, di Pieve Cesato nel faentino, ha 27 anni e ha iniziato a guidare il trattore, aiutato dal padre, quando ne aveva sette. «Siamo una realtà a conduzione familiare. Il nome è ‘Azienda agricola il pilastro di Pezzi’ – precisa – e insieme a noi ci sono tre dipendenti, il terreno lavorato è di circa 60 ettari».

Essendo proprio a fianco del fiume Lamone, l’azienda è stata colpita dalle alluvioni di maggio 2023 e dello scorso settembre, ma è ripartita «nonostante il fango depositato che rende difficile lavorare ».

 Si producono tutti i tipi di frutta stagionale, tranne le ciliegie e le prugne. L’azienda di Pezzi è stata tra le prime, anni fa, a utilizzare un nuovo metodo di irrigazione poi adottato da molte altre in zona.

«Ogni nostra pianta ha due o tre gocciolatori – precisa – che ogni ora le forniscono l’acqua di cui ha bisogno, né più né meno. Abbiamo anche dei sensori che misurano lo stato di salute del terreno e ci segnalano se stiamo dando troppa acqua a una pianta, così sappiamo regolarci.

Con il cambiamento climatico, e con le estati molto calde, per alcune piante dobbiamo usare l’impianto di raffrescamento ad acqua, altrimenti non producono più frutta».

Il futuro dell’agricoltura: investimenti e nuove generazioni

Anche l’installazione dei pannelli fotovoltaici ha reso l’azienda più sostenibile: «In agricoltura tutto è fuori, esposto ai cambiamenti del clima conclude Pezzi -. Sempre più agricoltori sono attenti all’uso di nuove tecnologie per la sostenibilità. Ma servono molti investimenti e tanti giovani disposti ad affiancare gli agricoltori più adulti».