A ottobre 2023 è arrivato un invito sul gruppo WhatsApp dei “Responsabili dei gruppi alla GMG di Lisbona”: dal 5 all’11 agosto 2024 Campo Diocesano per giovani 19-35 anni! Chi ci sta? Chi si butta a prepararlo? Da subito ci sono molte e differenti idee sul piatto: alcune mete sono vicine, altre lontane; ci sono molte “teste” da mettere d’accordo, e le diverse idee rispecchiano le diverse sensibilità… Così si inizia a parlare e discutere e riflettere insieme, scremando le proposte, e, già a novembre, tutte quelle rimaste sul tavolo hanno un punto in comune, una prima conquista: sarà un campo di servizio.
La seconda conquista avrebbe richiesto un altro mese: il campo si sarebbe tenuto non in posti esotici o accattivanti, ma “a casa nostra”, in diocesi. Avremmo potuto decidere di partire verso un luogo lontano in cui poter servire, in cui il nostro aiuto sarebbe stato magari preziosissimo, ma il pensiero è andato alla nostra terra, prostrata dal terremoto in collina, dalla tromba d’aria nella “bassa”, dall’alluvione ovunque. E, in ogni caso, tra la GMG 2023 a Lisbona e un’estate 2025 all’insegna del Giubileo a Roma, le occasioni di “uscire” erano e sarebbero state assicurate.
Diversi ancora i dubbi: Sarà abbastanza coinvolgente per i giovani che inviteremo? Riusciremo a gestire gli spostamenti? E i pasti? E il materiale per i lavori stessi? Poi una domanda aleggia su tutte: Ci sarà lavoro per tutti?… Decidiamo di fidarci e di buttarci, sicuri di una cosa: molto probabilmente la nostra disponibilità non sarebbe stata decisiva, avremmo contribuito con una goccia nell’oceano delle cose da fare, ma di sicuro ci saremmo messi al servizio della nostra Chiesa, qualunque fosse stato il servizio da svolgere.
Così la macchina del campo si mette in moto: parte una rete febbrile di richieste e telefonate con il grande appoggio della Caritas diocesana e delle parrocchie, per trovare i bisogni a cui rispondere; si cerca e si trova una sede per il campo, a Trebbio di Modigliana; si contattano parrocchie e altre realtà per i pulmini per gli spostamenti; si cominciano ad invitare i giovani, con poche informazioni e tanta fiducia da parte di chi le riceve…
Si parte per Ca’ Trebbio!

È carica di aspettative ed anche un po’ di mistero la mattina del 5 agosto, quando ci si ritrova in seminario a Faenza, e la carovana dei circa 50 partecipanti parte per la collina: cinque pulmini, un paio di automobili, un camioncino carico di attrezzi (con la speranza un po’ utopica di poter far fronte a tutti i lavori e a qualsiasi evenienza), anticipati nei giorni precedenti da due camion-gru con il compito di scaricare a Trebbio uno stand montato per l’occasione.
Quella settimana è volata ed è stata lunghissima allo stesso tempo: il ritmo è stato incalzante per tutti; per noi organizzatori, il “dietro le quinte” è stato davvero intenso, denso di dettagli e a volte anche di accesi confronti, soprattutto sui criteri da seguire e sulla ripartizione del tempo tra le attività della giornata (preghiera, lavoro, proposte di riflessione, la messa quotidiana…)
Da Trebbio ogni giorno ci siamo mossi per mete sempre un po’ più lontane: il primo giorno ci siamo presi cura della casa e della parrocchia che ci ha ospitato, Modigliana; poi camminando ci siamo “ritirati sul monte” (il 6 agosto, giorno della Trasfigurazione), accolti dalle nostre sorelle Clarisse a Montepaolo, non disdegnando anche lì 3 ore di intenso lavoro; siamo poi scesi dai monti il giorno seguente, lavorando a Faenza, in particolare in case colpite dall’alluvione e anche svolgendo un servizio per la Scuola di S.Umiltà.

La seconda parte della settimana ci ha donato una bella occasione: ci siamo divisi in tre gruppi, passando due giorni in luoghi diversi della nostra diocesi, ospiti delle realtà stesse in cui abbiamo lavorato. Abbiamo così raggiunto Sant’Agata sul Santerno (per imbiancare la canonica colpita dall’alluvione), Albereto (per lavorare alla canonica, destinata in futuro ad accogliere gruppi) e nuovamente altri luoghi a Faenza (ospiti per i pasti e per la notte presso le Monache di S.Umiltà).
È stata l’occasione per allenare di più la relazione; un grande merito del servizio è proprio quello di facilitare la relazione: entrano in gioco la fatica, la stanchezza, a volte l’umiltà del lavoro che viene proposto; queste cose abbattono le difese personali e ci lasciano un po’ più “nudi”, disarmati, esposti a chi abbiamo accanto, soprattutto quando siamo chiamati a svolgere un compito che non abbiamo mai svolto o di cui magari non siamo capaci. Così ci tocca chiedere aiuto, domandare, collaborare, uscire da noi stessi e dalla nostra zona di comfort, metterci in gioco…
In questi due giorni passati in piccoli gruppi, abbiamo toccato con mano anche la generosità di chi ci ha accolti: davvero tante persone si sono messe in moto per procurarci un luogo per dormire, per farci da mangiare (molto bene e in abbondanza!), per venire incontro alle nostre esigenze. Siamo stati accolti e coccolati e per questo ringraziamo, davvero!

Durante la settimana, oltre al servizio, l’altro punto di forza che io ho trovato è stato l’esperienza di Chiesa. Al campo erano presenti molti giovani, una famiglia con due bambini, diversi preti; attraverso il nostro “peregrinare” abbiamo incontrato diverse famiglie, due comunità monastiche, diverse comunità parrocchiali; l’ultimo giorno di campo è venuto a trovarci e a presiedere la messa il Vescovo Mario.
Tutti questi tasselli hanno reso sempre più presente la Chiesa nella nostra settimana… e quanto è stato potente! Abbiamo dedicato gli ultimi due giorni alla rilettura e alla vita comunitaria: c’è stato spazio per la riflessione personale, per la condivisione, per le confessioni (oltre che per giocare e per un tuffo in piscina a Modigliana). Durante la condivisione, diversi di noi hanno detto di sentirsi parte di qualcosa, di sentirsi “a casa”. In quei giorni è stato lampante l’essere stati accompagnati e sostenuti da una Chiesa viva, fatta (non solo) di coloro che avevamo attorno, scoprendo che anch’essi camminano, inciampano, magari sulla stessa strada. Non è per nulla facile tracciare un bilancio di questi giorni, molto pieni e (a volte) concitati, ricchi di volti e di cose fatte, di riflessioni accennate al campo da riprendere in mano più tardi, di lavori vari e di luoghi diversi, cercando di essere attenti alla cura che si mette in ciò che si fa per le persone che si incontrano…
È stato bello e faticoso essere parte dell’organizzazione di questo campo. Una delle grandi qualità di un campo del genere è proprio quello di essere diocesano: da tutta la diocesi si sono messe in campo risorse, energie, persone, disponibilità a servizio di questa settimana e di chi ha partecipato; ed allo stesso tempo, c’è stata grande ricchezza e varietà proprio nei gruppi e nei singoli che hanno raccolto l’invito. Anche in questo, il campo è stata un’autentica e ricca esperienza di Chiesa.
Michele Rosetti














